13 dicembre 2011
Tags : Ezio Tarantelli
Ezio Tarantelli e il tabù della scala mobile
• Ezio Tarantelli «era un “uomo-ponte”, l’avevano capito benissimo le Brigate rosse che lo freddarono con un intero caricatore di mitraglietta in una mattina del 27 marzo 1985 a Roma. Mani omicide per un disegno molto lucido: stroncare con Ezio Tarantelli uno dei veri sostenitori dello “scambio politico” e dell’ingresso del sindacato, anzi, di tutte le parti sociali, dentro una moderna politica dei redditi. (...) Tarantelli balza agli onori delle cronache dapprima nel 1981, quando teorizzò lucidamente la necessità della “predeterminazione” degli scatti di contingenza; poi nell’84, in occasione dell’accordo di San Valentino sulla scala mobile. Per lui occuparsi di inflazione e del suo controllo era occuparsi concretamente di disoccupazione e di bilancio dello Stato. E le sue proposte tecniche erano sempre in linea con un preciso disegno: lo scambio politico tra grandi "attori", lo Stato, le imprese, il sindacato. Per Tarantelli le teorie monetariste, liberiste e neo-keynesiane avevano un limite: relegare il sindacato e le parti sociali in un ruolo marginale. Dalla negoziazione concertata potevano e possono invece nascere, secondo il suo pensiero, non solo soluzioni innovative, ma relazioni sociali avanzate e non a somma zero. Da qui l’attenzione, niente affatto simbolica, al tabù del movimento sindacale di allora, la scala mobile. Posizione che gli diede ragione: il controllo dell’inflazione a due cifre venne realizzato, i salari non subirono una riduzione reale, gli investimenti non crollarono». [Walter Passarini, Cds 27/3/1997]