Comandini, 3 dicembre 1861
Brofferio denuncia collusioni tra Stato e malavita
• Alla Camera continua lo svolgimento delle interpellanze su Roma e su Napoli: parlano Musolino, Brofferio e Pisanelli • «“La maggior parte dei disordini che succedono in Italia” è da attribuirsi a forze di pubblica sicurezza in combutta con bande illegali: “Il governo non si accorge che la sua polizia è composta d’uomini i quali non hanno rossore di trattare coi ladri, cogli assassini, coi malfattori d’ogni specie”. Pezzi di Stato che, secondo Brofferio, “non hanno rossore di trattare” con i malviventi. La Camera reagisce con manifestazioni di scandalo che vengono messe a verbale. Ma Brofferio insiste: “Sì, o signori, coi ladri e cogli assassini, i quali, come si rivelò nei criminali dibattimenti, comprano l’impunità dividendo colla polizia l’infame bottino”. Si riferisce, il parlamentare, ad un processo dell’estate scorsa contro tre “agenti sotto copertura” che avevano intrallazzato con la “seconda Cocca”, una banda criminale nata a Torino negli anni Cinquanta. Stiamo parlando del “processo Cibolla”, il primo grande scandalo giudiziario dell’Italia unita, che aveva preso il nome da Vincenzo Cibolla, il quale si era autoaccusato di diversi reati (tra cui lo stupro di una bambina) e aveva denunciato le collusioni di cui all’intervento di Brofferio» (Paolo Mieli, Corriere della sera, 29/8/2015),.