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 1861  luglio 18 calendario

Le dimissioni di Spaventa ultima conseguenza dell’intreccio Stato-camorra

• Persistendo le pubbliche manifestazioni contro di lui, Silvio Spaventa si dimette da segretario generale dell’interno e della polizia della luogotenenza di Napoli • «Ricopriva la carica dal 3 gennaio 1861. Appena insediato, aveva licenziato le “Guardie Cittadine”, incaricate di riscuotere le gabelle. Le riteneva infiltrate da camorristi che intascavano i contributi dovuti allo Stato. Le sostituisce con le “Guardie di Pubblica Sicurezza”. Ma la camorra non gliela perdona. Nelle strade di Napoli il nome di Spaventa viene associato alle peggiori ingiurie. Poi cominciano a giungergli intimidazioni. Viene orchestrata una campagna d’odio che il 19 gennaio 1861 diviene tumulto. Spaventa reagisce con orgoglio. Il 26 aprile denuncia nuove infiltrazioni camorriste. La reazione dei nemici è violenta. Eccitano la folla perché chieda le sue dimissioni, lo minacciano a casa. Lui è costretto a rifugiarsi da conoscenti: la loro abitazione viene devastata. Uno degli aggressori si affaccia da una finestra con un coltello insanguinato e grida: “Aggiu ucciso Silvio Spaventa!”. Non era vero. Si trattava dell’ennesima minaccia, che non intimidisce il giurista. Si fa vedere al Teatro San Carlo, nei caffè cari ai camorristi, a passeggio per via Toledo, tanto da ottenere il rispetto degli avversari. Le sue dimissioni improvvise vengono interpretate come un dissenso verso il generale Cialdini, che per la tutela dell’ordine intende avvalersi anche di ex garibaldini che Spaventa ritiene collusi con le sommosse» (MAURIZIO LUPO, La Stampa 18/7/2011) • Le dimissioni di Spaventa sono in realtà la conseguenza dell’“affare del Virgolatoio”. «La malavita è da subito in rapporti con la “nuova politica”. In primis , Giuseppe Garibaldi. Garibaldi e la sinistra vengono implicitamente accusati dai seguaci di Cavour di proteggere quella “setta di birboni” che si trova “nelle prigioni, nelle case di prostituzione, di gioco”. I garibaldini respingono le accuse e le ribaltano contro Spaventa. L’occasione propizia per questo ribaltamento si presenta con l’affare del “Virgolatoio” (da virgola, mazza), una squadra di bastonatori assunti da Spaventa per contrastare i camorristi fatti entrare nell’amministrazione napoletana da Liborio Romano. Uno di loro, Giuseppe D’Alessandro, in arte “Peppe l’Aversano”, era stato misteriosamente accoppato e, per ritorsione, qualcuno aveva fatto fuori il caporione Ferdinando Mele, messosi in luce per essersi a suo tempo schierato contro il regime borbonico e gran nemico del “Virgolatoio”. Si era poi scoperto che ad uccidere Mele era stato Salvatore de Mata, detto “Torillo” o anche “Bello guagliò”, uno degli uomini di Spaventa. Il quale Spaventa, a causa dello scandalo, è oggi costretto a dimettersi. Con grande gioia del generale Enrico Cialdini, formalmente schierato dalla sua parte, ma suo acerrimo rivale» (Paolo Mieli commentando il saggio di Francesco Benigno La mala setta. Alle origini di mafia e camorra 1859-1878, Einaudi. Leggi qui tutto l’articolo).