Comandini, 20 giugno 1861
• In Torino il Re riceve deputazione romana composta del duca Sforza Cesarini, Luigi Silvestrelli ed Augusto Lorenzini, che presentangli indirizzo per l’annessione di Roma al Regno d’Italia, firmato da quasi 10
• In Torino il Re riceve deputazione romana composta del duca Sforza Cesarini, Luigi Silvestrelli ed Augusto Lorenzini, che presentangli indirizzo per l’annessione di Roma al Regno d’Italia, firmato da quasi 10.000 cittadini, cioè 53 del clero, 50 del patriziato, 536 dei professori di scienze, istitutori, professionisti, 674 di possidenti; 1.049 di professori di belle arti; 576 di militari ed impiegati, 627 di studenti; 1.576 di negozianti e industriali, 4.448 di artieri. Si è tenuto nota di 2.000 illetterati che avrebbero voluto firmare, e di 4.000 emigrati romani. La popolazione di Roma è di 170.000 anime, di cui 10.000 stranieri. Il Re rispondendo alla commissione romana, le dice: «Spero che i vostri voti saranno ben presto compiuti. Fu sempre mio pensiero di fare dell’Italia una nazione una; perciò Roma ci è necessaria. Siamo prossimi alla mèta; la vittoria che devesi riportare è interamente morale, non lasciatevi spaventare dalle contrarie apparenze. In quanto alla Venezia, la questione è più seria. Ma voi sapete quale è la mia politica, e nel caso di una guerra, io conto sulla Nazione italiana per fare un supremo sforzo. La Nazione non mi fallì, quando l’Austria, vittoriosa a Novara, ci minacciava e l’Europa ci era sfavorevole; ma non mi fallirebbe neanche in avvenire».