Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  dicembre 05 Lunedì calendario

Monti ha tenuto il consiglio dei ministri ieri pomeriggio invece che stamattina (come avevamo capito), in modo da far trovare ai mercati la manovra pronta

Monti ha tenuto il consiglio dei ministri ieri pomeriggio invece che stamattina (come avevamo capito), in modo da far trovare ai mercati la manovra pronta. In mattinata, il presidente del consiglio ha ricevuto le parti sociali, suscitando le ire di Bonanni e della Camusso, furibondi per gli interventi sulle pensioni (ma Cisl e Cgil non lotteranno insieme). Il consiglio dei ministri, cominciato alle quattro del pomeriggio, è durato fin quasi alle otto e ha prodotto un unico decreto legge che comprende tutto: pensioni, provvedimenti sulla casa, patrimoniale, eccetera. C’è poi stata una conferenza stampa di due ore, durante le quali hanno parlato, oltre a Monti, Passera, la Fornero, Giarda, Grilli. La Fornero, quando ha affrontato il tema delle pensioni che non recupereranno l’inflazione, s’è commossa e girano già su internet i primi piani dei suoi occhi pieni di lacrime.

  • Ho l’impressione che non possiamo perdere troppo tempo in considerazioni: le cose da raccontare sono troppe.
Monti ha cominciato rivolgendosi a tutti gli italiani, e spiegando che questo decreto legge va battezzato “Salva Italia”. Si tratta infatti di uscire da una crisi gravissima, che ci siamo costruiti noi italiani con le nostre mani, riscuotendo pronta cassa quello che sarebbe stato pagato dalle generazioni future o dalle classi più deboli. Ha annunciato che lui stesso e i suoi ministri renderanno pubblici i rispettivi patrimoni, non solo dichiarando quante case o macchine o barche posseggono, ma anche dando conto della ricchezza finanziaria di ciascun membro del governo, titoli di stato, azioni, assicurazioni sulla vita ecc. Quanto agli altri interventi sulla politica: i consigli provinciali saranno ridotti a dieci componenti eletti dai consigli comunali, eliminate le giunte provinciali e l’ente provinciale considerato come un’articolazione intermedia tra Regione e Comune. Gli eletti in organi amministrativi non previsti dalla Costituzione (come ad esempio le comunità montane) presteranno la loro opera gratuitamente. Ridotto il numero dei dipendenti delle otto Authority, da 50 membri a 28. Monti rinuncerà ai suoi stipendi di presidente del Consiglio e di ministro dell’Economia. Le parole d’ordine di tutta la manovra (30 miliardi al lordo, 20 al netto) sono equità, crescita e rigore, una tripletta che hanno praticamente ripetuto, e più volte, tutti i ministri.

• Il premier ha poi ceduto la parola a Elsa Fornero, ministro del Lavoro, perché spiegasse l’intervento sulle pensioni.
La filosofia generale è che il criterio per andare in pensione e calcolare il relativo importo sia progressivamente reso uguale per tutti. Progressivamente, cioè, varrà per tutti il metodo contributiv l’assegno sarà calcolato su quanto effettivamente versato. Nulla accadrà alle pensioni di chi ha già abbandonato il lavoro. Per gli altri, dal 1° gennaio, fermo restando che il sistema delle quote e delle finestre («bizantinismi») è stato sepolto, accadrà quest le donne andranno in pensione non prima dei 62 anni, ma saranno incentivate a restare al lavoro fino ai 70; gli uomini andranno in pensione non prima dei 66, con incentivi analoghi. Il sistema sarà a regime nel 2018. Pensioni di anzianità: per usufruirne le donne dovranno avere 41 anni di contributi + un mese. Gli uomini 42 anni di contributi + 1 mese. Infine: le pensioni superiori ai 960 euro non recupereranno l’inflazione. È a questo punto che il ministro s’è messo a piangere e il presidente Monti ha ripreso la parola.

• Prima si salvavano solo le pensione minime, quelle da 480. Hanno trovato i soldi per salvare anche quelle da 960, grazie ai bolli sui patrimoni finanziari.
Sì, è una piccola patrimoniale: l’1,5% sui patrimoni scudati (in fondo, uno schiaffo a Tremonti, evocato anche dal mantra: «Non abbiamo fatto condoni, non faremo condoni») e il bollo che oggi paghiamo sui conti correnti esteso anche a tutti gli altri prodotti finanziari. Monti si è dichiarato favorevole alla tassa europea sulle transazioni finanziarie, auspicata da Merkel-Sarkozy e avversata a suo tempo da Berlusconi.

• La parola è poi passata a Passera.
Questo ministro (Sviluppo e Infrastrutture) ha parlato della crescita e della finalità ultima dei provvedimenti: creare occupazione. In breve: vantaggi fiscali alle aziende che non distribuiscono utili o aumentano il capitale; defiscalizzazione dell’Irap, dal cui calcolo saranno omesse le donne e i giovani (l’Irap finanzia la Sanità e l’addizionale regionale relativa passerà dallo 0,9 all’1,23%); fondo di garanzia da 20-25 miliardi per agevolare il credito alle medie e piccole imprese; provvedimenti per il Mezzogiorno; rafforzamento dell’antitrust e apertura dei settori chiusi con una serie di liberalizzazioni, che capiremo meglio oggi quando avremo in mano testo del decreto e relative tabelle. Sembra che siano notevoli gli interventi di rottura sul segmento delle farmacie. Ma sono naturalmente molto curioso di vedere se c’è qualcosa sugli avvocati. Ci sono anche norme di semplificazione burocratica. L’Iva aumenterà di due punti a metà del 2012. Cioè sarà portata al 23%.

La casa?
I valori catastali dovrebbero essere aumentati del 60%. Sarà colpita la prima casa con un’aliquota dello 0,4% e la seconda con un’aliquota dello 0,75%. Ci sono tasse anche sulle barche più lunghe di dieci metri, sugli aerei privati, sulle auto di lusso. C’è una certa quantità di denaro messa a disposizione degli enti locali, perché la adoperino per accedere ai fondi dell’Unione europea.

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 5 dicembre 2011]