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 2011  dicembre 04 Domenica calendario

Erika De Nardo torna libera domani, e la domanda è se undici anni di carcere bastino per punire una ragazza che ha ammazzato con 97 coltellate la madre e il fratello più piccolo

Erika De Nardo torna libera domani, e la domanda è se undici anni di carcere bastino per punire una ragazza che ha ammazzato con 97 coltellate la madre e il fratello più piccolo. Il suo complice di allora è già uscito l’anno scorso, dopo aver goduto di un regime di semilibertà fin dal gennaio 2010: faceva il giardiniere per conto del comune di Asti. Erika in carcere s’è diplomata in Filosofia (tesi intitolata “Socrate e la vana ricerca della verità”). Andrà a fare la volontaria nella comunità Exodus di don Mazzi, a due passi dal carcere di Verziano (Brescia), che l’ha ospitata negli ultimi anni (prima stava al Beccaria di Milano).

Il lettore non potrà farsi un’idea se non raccontiamo il delitto.
È una storia notissima… 21 febbraio 2001, pomeriggio. Una villetta a schiera di Novi Ligure. Famiglia benestante. Il padre, Francesco De Nardo, ingegnere e manager di un’industria dolciaria. La madre, Susy Cassini, casalinga. Un fratello di 11 anni, Gianluca, che ha scritto in un tema: «La compagna che mi piace di più è mia sorella Erika». Erika ha 16 anni e un fidanzatino che tutti chiamano Omar, benché sia battezzato come Mauro. La famiglia di Omar è completamente diversa da quella di Erika. Il padre, Maurizio, ha un bar nel centro di Novi, peraltro di successo. Ai genitori di Erika, che non fanno drammi, Omar non va troppo a genio. Ma eccoci al pomeriggio del 21 febbrai il padre ingegnere è fuori per una partita di calcetto, in casa ci sono, oltre a Erika e Omar, la madre e il fratellino. I due fidanzati, senza nessuna ragione spiegabile, cominciano a tirare coltellate. Ammazzano prima Susy, sorprendendola in cucina: mentre la infilzano, lei grida: «Che fai?» e poi «Ti perdono…». Erica invece, in preda al delirio omicida:: «Voglio essere libera! Libera!». Il fratellino Gianluca, che aveva assistito per caso alla scena, fugge in bagno. Qui i due assassini lo raggiungono, tentano di fargli ingoiare un topicida, poi di affogarlo. Infine lo ammazzano con 25 coltellate. La stanza, quando poi quelli del Ris sparsero il luminol, s’accese tutta d’una terribile luce azzurra.

Due così li metterei in galera e butterei la chiave.
Erano minorenni. Minorenni con problemi. Lui era totalmente succubo di lei. La pena determinata in sentenza fu di 24 anni per Erika e di 21 per Omar. Ma era stato chiesto il rito abbreviato, che dà diritto a uno sconto di pena. Gli anni scesero così a 16 per lei e 14 per lui. Lei, quando sentì che Omar se l’era cavata con meno, gli urlò in aula ogni genere di insulti. Lui vorrebbe rincontrarla, lo ha detto varie volte. Lei non ne vuole neanche sentir parlare. Le due condanne si sono poi ridotte ulteriormente per l’indulto e per la buona condotta.

È giusto?
È una domanda troppo difficile. Tutto il nostro sistema esclude tassativamente le ipotesi di vendetta, e la nostra mentalità è persino restìa ad accogliere il concetto di punizione. È dominante l’idea della riabilitazione, che tante volte favorisce fior di mascalzoni. Ma nel caso di questi due disgraziati? Omar è stato un detenuto modello, col solo torto di andare a Matrix appena uscito di prigione. Lei ha avuto un primo periodo di freddezza assoluta, di menefreghismo totale. Disse una volta: «No, non odiavo mia madre, mia madre era bellissima, non era un mostro. L’ho uccisa perché mi era indifferente». Le sue compagne di cella protestarono per la sentenza della Cassazione che le confermava la reclusione. Lei disse: «Lasciate perdere». I medici scrisser «Marcato assetto schizoide che scinde costantemente i fattori affettivi da quelli cognitivi». Ma adesso tutti dicono che è un’altra persona. Del delitto non ha parlato mai. Il padre, in undici anni, non ha quasi saltato un giorno di visita, senza lasciarsi avvicinare da nessun giornalista.

Ha però telefonato a Mimina Misseri, quando le hanno messo in galera la figlia.
È vero, ma non si sapeva ancora che (forse) nel delitto Scazzi è coinvolta anche lei.

• Che cosa dicono i vari commentatori, moralisti, psicogiornalisti eccetera eccetera?
Divisi, come al solito, tra quelli che li chiamano mostri e gli altri che li considerano «fiori delicati sopravvissuti a uno tsunami» (Cancrini). A me è rimasto impresso un ragionamento terribile di Barbara Alberti: «Aiutare Erika e Omar? Ma si sono già aiutati da soli, hanno dato 100 coltellate, si sono tolti una bella soddisfazione. Ogni volta si fa finta che l’assassinio sia un’aberrazione che va curata, mentre si sa bene da prima di de Sade che uccidere è il secondo istinto dell’uomo, subito dopo quello della sopravvivenza. Senza più Dio né arte né timore, la vita è buia, restano solo grassi appettiti e rozze voglie, e rispunta il divertimento primordiale: dare la morte. Se davvero questa folla di educatori e penitenti vuol far qualcosa per i due assassini è riconoscerli come esseri umani con facoltà di scelta».

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 4 dicembre 2011]