Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 30 Mercoledì calendario

La domanda di Btp è sempre buona, ma i tassi di interesse che lo Stato deve concedere sono sempre più alti: ieri si sono offerti 5-8 miliardi di buoni, la richiesta è stata di sette miliardi e mezzo (dunque ha tenuto, anche se è stata meno forte del solito), ma il rendimento dei titoli triennali è risultato del 7,89% e di quelli decennali del 7,56

La domanda di Btp è sempre buona, ma i tassi di interesse che lo Stato deve concedere sono sempre più alti: ieri si sono offerti 5-8 miliardi di buoni, la richiesta è stata di sette miliardi e mezzo (dunque ha tenuto, anche se è stata meno forte del solito), ma il rendimento dei titoli triennali è risultato del 7,89% e di quelli decennali del 7,56. Come mai cominciamo il resoconto di quanto è successo ieri proprio da qui? In fondo la Borsa ha tenuto (leggero segno positivo) e lo spread ha continuato a oscillare intorno ai 500 punti. E tuttavia sullo spread che sembra tenere non bisogna farsi troppe illusioni: la Bce comntinua a comprare, al ritmo di 20 miliardi la settimana e tiene quindi sotto controllo le quotazioni. Se la Bce smettesse… Quindi, nonostante Monti abbia rassicurato tutti e il duo Merkel-Sarkozy sia convinto della nostra buona volontà, il segnale che conta non arriva: se i tassi s’avvicinano sempre più all’8 per cento, siamo condannati a restare fuori mercato.

  • Che cosa si sa sulle intenzioni del premier?
Siccome il Pil italiano sarà più basso di mezzo punto, bisognerà recuperare sul lato dei costi. Si prepara a quanto si capisce una manovra da 20 miliardi da varare entro la fine dell’anno e di cui avremo una qualche contezza lunedì prossimo. Le date sono molto importanti. Secondo qualche analista l’euro rischia di saltare all’indomani del vertice in calendario per il 9 dicembre, quando Germania, Francia e Italia annunceranno ufficialmente le loro intenzioni. Se i mercati non saranno persuasi, il lunedì, alla riapertura, venderanno tutto quello che c’è da vendere e noi torneremo alla lira. Le cose da fare non saranno tuttavia stabilite definitivamente fino a che non si conosceranno i contenuti reali della manovra italiana e fino a che non si avrà la sicurezza che il nostro Parlamento, i nostri partiti si saranno rassegnati a non fare resistenza.

• Che provvedimenti saranno presi?
Si sa – più o meno - quello che si farà sulle pensioni. Prim si potrebbero recuperare 5-6 miliardi bloccando nel 2012 il recupero dell’inflazione; la soglia minima dei contributi necessari per andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica potrebbe aumentare da 40 a 43 anni.

E su questo il sindacato non dice niente?
Carla Cantone, pensionati Cgil, si oppone all’idea che non si adeguino le pensioni all’inflazione: «Se fosse confermato un intervento di questo tipo verrebbe meno quel segno di equità auspicato dal presidente del Consiglio Mario Monti nel suo discorso programmatico. Non vi è, infatti, nulla di più iniquo che andare a fare cassa con milioni di persone che hanno una pensione che arriva a malapena ai 700 euro mensili».

• E la casta?
I deputati sembrano decisi a far qualcosa sui loro vitalizi: dopo che il Senato li ha aboliti, a partire però dalla prossima legislatura, Montecitorio ha votato ieri un ordine del giorno per passare dal metodo retributivo a quello contributiv per ricevere l’assegno serviranno almeno 60 anni d’età se si è accumulata più di una legislatura, chi ha una sola legislatura dovrà invece aspettare i 65 anni. Il governo non può nulla sui parlamentari: decidono in autonomia le due assemblee. Così come non può nulla, per esempio, sulla Regione Sicilia, i cui dipendenti possono andare in pensione a 45 anni se riescono ad esibire un parente malato da accudire (impresa che mi pare facilissima). La Regione Sicilia sembra voler rimediare a questa stortura, ma il semplice annuncio di questa intenzione ha provocato la fuga dei 40-45enni. È un fenomeno in corso anche a livello nazionale: nei primi undici mesi dell’anno le pensioni di anzianità liquidate rispetto allo stesso periodo del 2010 sono aumentate del 7,3% (da 54.610 a 58.624). Nella maggior parte dei casi si tratta di lavoratori con meno di 40 anni di contributi, gente cioè che ha lasciato il servizio in anticipo. Il terrore principale è che si alzi l’età del pensionamento, come abbiamo scritto anche noi, a 63-70 anni e che, adottandosi dal 2012 il contributivo, non sia più conveniente, ai fini pensionistici, restare a lavorare.È quello che succede quando si moltiplicano gli annunci e tardano le decisioni. D’altra parte siamo passati per un cambio di governo…

A proposito, ieri hanno giurato sottosegretari e viceministri.
Ha giurato anche il nuovo ministro della Funzione pubblica, Patroni Griffi. Il presidente del Consiglio ha pronunciato per l’occasione un altro discorso, nella cui parte più significativa ha assicurato che il suo governo «si pone al servizio del Parlamento», «aiutereno l’Italia ad uscire da questa situazione difficile e aiuteremo le forze politiche a ritrovare un clima di riconciliazione con l’opinione pubblica». Monti ha messo in evidenza che molti ministri, viceministri e sottosegretari hanno accettato di far parte del governo con vero spirito di servizio, dato che hanno rinunciato, per questo, ai compensi assai più alti che percepivano nelle cariche precedenti.

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 30 novembre 2011]