La Gazzetta dello Sport, 26 novembre 2011
Limitiamoci a dar conto di come sono andati ieri Bot, Btp e quant’altro. Ieri il Tesoro metteva all’asta, tra gli altri, Bot a sei mesi per un valore di 8 miliardi
Limitiamoci a dar conto di come sono andati ieri Bot, Btp e quant’altro. Ieri il Tesoro metteva all’asta, tra gli altri, Bot a sei mesi per un valore di 8 miliardi. Il mercato ha reagito bene: mentre l’altro giorno i titoli tedeschi, con un rendimento di poco inferiore al 2 per cento, non li ha comprati quasi nessuno, per i nostri c’è stata una richiesta superiore all’offerta (11,7 miliardi contro 8). Ma a un tasso… Il ministero dell’Economia ha dovuto riconoscere ai sottoscrittori un rendimento del 6,504%: a ottobre, le stesse pezzature erano andate via con un interesse del 3,535. Per trovare un tasso simile a quello che l’Italia ha concesso ieri bisogna risalire al 14 agosto 1997, quando il Tesoro dovette rassegnarsi a un 6,57. Rendimento record anche per il Ctz: il titolo biennale "zero coupon" è stato piazzato al 7,814%, in aumento di 3,187 punti sull’asta precedente e ai massimi dal settembre 1996 quando il rendimento toccò il 7,99%. La domanda è stata pari a 3,18 miliardi a fronte dei 2 miliardi offerti e assegnati. Il tasso pagato dal Btp con scadenza a due anni è invece volato all’8% (7,49 sul mercato secondario), segnando un nuovo massimo dalla creazione dell’euro, mentre quello del Btp a 5 anni è schizzato al 7,81%. Lo spread è stato a lungo intorno a quota 510 punti, per poi scendere a 498, comunque più di ieri.
• Che cos’è il mercato secondario? Perché il Btp biennale
da una parte rende l’8% e dall’altra il 7,49?
Il mercato primario è quello a cui sono ammessi i
Grandi Fondi d’investimento, le Grandi Banche, insomma gli investitori
istituzionali. Il nostro ministero del Tesoro ha bisogno di soldi e mette
all’asta titoli freschi di conio, cedendoli a chi pretende un interesse più
basso. Gli investitori istituzionali possono tenersi i titoli, e incassare gli
interessi in attesa del rimborso finale del capitale. Oppure rivendere le
obbligazioni sul “mercato secondario”, quello a cui abbiamo accesso anche noi.
In pratica, la Borsa. Qui il prezzo dei titoli, e i relativi rendimenti,
cambiano a ogni istante. Lo spread, che muta di minuto in minuto, fa
riferimento, appunto, a questo mercato, che si svolge tutti i giorni. Mentre le
aste sono a cadenza fissa. La prossima si terrà lunedì.
• Com’è andata la Borsa?
Praticamente ferma: +0,12%. Ha recuperato qualcosa
Finmeccanica (+3.50%) in previsione dell’uscita di scena di Guarguaglini e di
sua moglie.
•
Quindi è vero quello che lei ha dichiarato anche ieri,
e cioè che le nostre difficoltà sui mercati non dipendevano da Berlusconi.
Ieri c’è addirittura stata una dichiarazione di Jens
Weidemann, presidente di Bundesbank, abbastanza clamorosa, specie se
confrontata con quello che diceva quando al governo c’era il Cavaliere:
«L’Italia può convivere per qualche tempo con tassi di interesse del 7%»,
affermazione vera, dato che il nostro debito, della durata media di 7 anni, è
fatto da tanti pezzi di indebitamento diversi che oggi pagano mediamente un
4-4,5% di interesse. Una piccola quota al 7-8% non è effettivamente un dramma,
purché la cosa non si prolunghi troppo e non trasformi alla fine tutta la massa
del nostro debito in un debito al 7-8%! Ma, per seguire il suo ragionamento,
come mai di affermazioni simili non ne abbiamo sentite quando era in carica il
precedente governo? E anzi il guru Roubini e il Financial Times si spinsero ad
affermare che sarebbe bastata l’uscita di scena di Berlusconi per far abbassare
lo spread di 100 punti?
• Come mai?
Perché c’era la convinzione che il precedente
governo nonsarebbe stato in grado
di varare nessuna di quelle misure che Merkel-Sarkozy-Bce giudicano (non si sa
quanto a ragione) indispensabili. Ricorda? Tremonti non voleva toccare l’Iva,
Bossi faceva scudo alle pensioni, Berlusconi aveva proibito la patrimoniale.
Un’apparente paralisi, anche se il governo appena insediato ha scoperto che
erano state comunque prese più decisioni di quello che si credeva (l’ultima: il
taglio dell’acconto Irpef che metterà nelle tasche degli italiani, e sotto
Natale, 400 euro in più in media, un beneficio da accreditare tutto al Cav). In
ogni caso, poiché si tratta di sottoporre il Paese a decisioni assai
impopolari, gli stessi partiti, lo stesso Berlusconi a un certo punto – al di
là dei numeri in Parlamento – hanno capito che sarebbe stato più conveniente
farsi da parte.
• Resta il fatto che Monti non ha fatto scendere lo
spread.
Le profezie di Roubini e del Financial Times erano
lotta politica, un modo per demonizzare il Cavaliere. Se ne volevano liberare
ad ogni costo e in questa guerra vanno messi anche i sorrisini di Merkel e
Sarkozy in quel famoso giorno. Esecrabile certo. Ma non privo di un riscontro
democratic alla fine, effettivamente, Berlusconi la maggioranza alla Camera
non ce l’aveva più.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 26 novembre 2011]