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 2011  novembre 25 Venerdì calendario

Ieri Monti ha incontrato la Merkel e Sarkozy a Strasburgo. Un vertice delicato sotto molti punti di vista: è andato bene quanto all’accoglienza che i due partner europei hanno riservato all’Italia, almeno apparentemente riammessa sulla tolda di comando dell’Unione europea

Ieri Monti ha incontrato la Merkel e Sarkozy a Strasburgo. Un vertice delicato sotto molti punti di vista: è andato bene quanto all’accoglienza che i due partner europei hanno riservato all’Italia, almeno apparentemente riammessa sulla tolda di comando dell’Unione europea. È andata meno bene quanto alle prospettive dell’Europa stessa: i tre non sono d’accordo su come affrontare i mercati, e i mercati, a cui sono bastate le dichiarazioni ufficiali per capirlo, hanno reagito subito male. Borse in rosso e spread a 493 punti, pari a un rendimento del 7,11%. Gli interessi però sono saliti per tutti quanti e anche la Germania ha toccato ieri i 2,18 (dopo essere arrivata a un 2,26).

Mi interessa intanto questa cosa, e cioè che hanno smesso di ridere dell’Italia.
Ma guardi che non c’è da farsi troppe illusioni. Il “New York Times” l’altro giorno ha scritto chiaro e tondo che il governo Monti è stato varato per volontà di francesi e tedeschi, e sarebbe dunque stato strano se alla prima occasione Merkel e Sarkozy non si fossero lanciati in lodi sperticate del nostro esecutivo. Inoltre, c’è il fatto piuttosto imbarazzante che la caduta di Berlusconi non ha avuto gli effetti benefici che gli gnomi della finanza mondiale avevano previsto. Erano stati il Financial Times e il guru Nouriel Roubini a prevedere che l’uscita di scena del Cavaliere avrebbe protato almeno 100 punti di vantaggio al nostro spread. Non è successo, e per Merkel-Sarkozy sarebbe difficile spiegare perché non è successo. Si tenta perciò di far dimenticare tutto elogiando Mario Monti. La Merkel ha addirittura detto: «Ho fiducia nell’Italia e nelle sue impressionanti riforme strutturali». Sarkozy non ha fatto che parlare di Monti come “amico” e come “Mariò”. Sembrava molto felice del summit, ma “Le Monde” (che esce la sera) ha invece scritto che il presidente francese era molto irritato perché il vertice è sostanzialmente fallito, e quel tanto di ottimismo che è stato esibito è il risultato della decisione di non discutere dell’Europa. •

Dove sta il contrasto?
Nelle ricette per affrontare la crisi, naturalmente. Le strade possibili sono due: la Banca Centrale Europa si comporta come una qualunque banca che emetta moneta e ne risponda, e dunque si rassegna ad acquistare i titoli degli stati membri, sostiene la sua valuta e insomma, come si dice, accetta in pieno il suo ruolo di “pagatore di ultima istanza”.

Oggi non è così?
No, oggi la Bce non può teoricamente comprare sul mercato i Btp o i Bonos, perché il suo compito è quello di garantire la stabilità (qualunque cosa voglia dire a questo punto questa parola) e soprattutto di combattere l’inflazione. La Bce, nella definizione iniziale (voluta dai tedeschi), si vanta anzi dell’indifferenza verso le sorti degli stati membri, i quali sono tenuti a essere virtuosi, e altrimenti a essere sanzionati. Senonché, ha ricordato ieri Mario Monti, nel 2003 francesi e tedeschi, che avevano i conti fuori da ogni parametro di Maastricht, furono perdonati, con la complicità anche di Berlusconi, e quello – ha detto Monti – fu un gravissimo errore, errore di cui si pagano adesso le conseguenze. Non ho bisogno di dirle che il presidente francese e la Kanzlerin hanno fatto finta di non sentire questa parte del discorso di Mariò. Inogni caso, la soluzione in cui la Bce si comporta come una qualunque banca che emette moneta prevede, appunto, che la stessa Bce emetta titoli del debito pubblico, maggiormente garantiti e a parziale rimpiazzo dei bot o dei btp emessi da ciascuno stato. Contro questi titoli europei la speculazione potrebbe poco. Ma i tedeschi rifiutano questa strada, perché farebbe carico anche a loro degli sprechi italiani, greci, portoghesi e spagnoli. L’elettore tedesco non vuole. L’elettore tedesco, che si sente virtuoso, desidera impartire una lezione alle cicale meridionali. La Merkel ha bisogno di voti e non può contraddire questo sentimento popolare. Quindi, innanzi tutt la Bce smetta al più presto di sostenere i Pigs comprandogli i titoli.

• La seconda strada?
Armonizzare le politiche fiscali, cedere a un super-organismo europeo parte della propria sovranità. La Merkel pensa che i tedeschi avrebbero in questo super-organismo voce in capitolo. Da quella tolda di comando, potrebbero metter becco nelle politiche di ciascun paese, e costringerlo alla virtù finanziaria. Sarkozy, a cedere quote di sovranità, non ci pensa proprio. Monti ha tenuto una posizione di mezzo, ma si sa che è favorevole agli eurobond, i quali però, secondo lui, vanno chiamati in altro modo e presentati in uno stile che li renda digeribili a Berlino. Per ora non ci siamo. La Merkel si trova però a un passaggio molto stretto.

Quale?
L’altro giorno ha cercato di vendere alle banche 6 miliardi di Bund e le banche gliene hanno comprati solo 3,64. Di questi, però, 2,356 li ha presi proprio la Bundesbank, cioè la Banca centrale tedesca. Quindi: da un lato i mercati non considerano sicuri nemmeno i titoli di Berlino, dall’altra la Merkel permette alla Bundesbank di fare quello che vieta alla Banca centrale europea. Non è difficile capire che la Germania si trova a una stretta. Tanto più che gli analisti, dopo la fuga dei mercati dai Bund, considerano l’euro sull’orlo dell’abisso.

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 25 novembre 2011]