17 marzo 1952
Tags : La belva di San Gregorio
Caso Fort: prima udienza del processo d’appello
• Prima udienza del processo d’appello. «Rina Fort ha pianto in silenzio, brevemente, stamattina, mentre il volto le si accendeva d’un improvviso rossore. Fu quando, mentre il Presidente dott. Papa stava leggendo con voce bassa e monotona la relazione sulla causa, un fotografo si avvicinò alle sbarre e porse all’imputata una scatola gialla, voluminosa. “Che cosa è” mormorò Rina Fort diffidente, chiusa nella sua scontrosa ostilità. Il fotografo le aprì la scatola sotto lo sguardo e ne uscì la fotografia dei genitori di Rina. “Chi ve l’ha data?” ha esclamato l’imputata. E il suo volto è stato scosso da un fremito di commozione. Ancora Rina Fort ha avuto un impercettibile sussulto allorché la voce del Presidente ha rievocato la tragica scena di Franca Pappalardo, colpita alla testa e ripetutamente alle costole dalla sbarra di ferro. Un moto represso di rabbia ha avuto, invece, quando l’avvocato Franz Barno, patrono di Giuseppe Ricciardi, ha ricordato che il commerciante siciliano si era creato la sua fortuna da solo. “Poverino”, ha commentato l’imputata con un iroso sarcasmo. (...). L’udienza si apre col rituale giuramento dei giudici popolari; poi, insediata la Corte, le parti civili si costituiscono ufficialmente. Il presidente dott. Papa ragguaglia quindi la Corte sugli estremi della causa. (...) la difesa gioca le sue carte maggiori sulle lacune delle indagini e sulle coazioni fisiche e morali che avrebbero usato, gli agenti della Questura milanese, per strappare a Rina Fort la piena confessione. Inoltre la difesa si batte per ottenere la semi-infermità di mente della imputata». [Sta., 18/3/1952]