La Gazzetta dello Sport, 21 novembre 2011
Oggi si svolge il primo consiglio dei ministri dell’era Monti. Ha all’ordine del giorno un solo provvedimento, il decreto legislativo su Roma capitale, un testo preparato dal governo Berlusconi e con almeno un punto imbarazzante: prevede di portare il numero dei consiglieri capitolini da 48 a 60, una scelta che prima non sollevò obiezioni neanche dalla Lega, ma che adesso si concilia male con lo spirito di rigore e di risparmio che il nuovo premier ha cercato di diffondere nei palazzi della politica
Oggi si svolge il primo consiglio dei ministri dell’era Monti. Ha all’ordine del giorno un solo provvedimento, il decreto legislativo su Roma capitale, un testo preparato dal governo Berlusconi e con almeno un punto imbarazzante: prevede di portare il numero dei consiglieri capitolini da 48 a 60, una scelta che prima non sollevò obiezioni neanche dalla Lega, ma che adesso si concilia male con lo spirito di rigore e di risparmio che il nuovo premier ha cercato di diffondere nei palazzi della politica. Monti ha in ogni caso una settimana piena di impegni: martedì, mercoledì e giovedì sono previsti vari incontri a livello europeo (giovedì il vertice con Merkel-Sarkozy), venerdì in occasione del rientro a Roma si dovrebbe tenere un altro consiglio dei ministri piuttosto delicato per la scelta di viceministri e sottosegretari.
• Prima di occuparci dei pettegolezzi e delle lotte sotterranee su
viceministri e sottosegretari, converrà conoscere meglio questi nuovi potenti.
Specialmente le tre donne.
Su viceministri e sottosegretari le dico subito che destra e sinistra
sembrano d’accordo sull’idea di mantenere la struttura tecnica, cioè di non far
entrare nessun politico. Monti alla fine dovrebbe avere un governo di una
cinquantina di persone, ridotto cioè di un terzo rispetto a quello di
Berlusconi. Quanto alle ministre, beh, ha ragione. In base a quello che abbiamo
capito finora si tratta di tre campionesse.
• Qual è la differenze tra le donne di questo governo e
le donne del governo Berlusconi?
Le donne di Monti sono tre nonne… Monti ha poi
assegnato alla parte femminile del gabinetto tre ministeri chiave: gli Interni,
la Giustizia e il Lavoro-Welfare. Erano i posti che in precedenza occupavano
Maroni, Alfano-Nitto Palma e Sacconi. Nel governo Berlusconi l’unica donna
collocata a un livello analogo di responsabilità era la Gelmini.
• Cominciamo dalla ministra dell’Interno.
Sa che bisognerebbe dire in ogni caso “ministro”? Sulla Cancellieri le dirò
solo quest a Bologna ci fu uno scandalo e il sindaco Del Bono dovette
dimettersi. In questi casi si manda un commissario, scegliendo i genere tra i
prefetti, che regga la città fino alle nuove elezioni. Bene la Cancellieri da
commissario riuscì a mettere tutti d’accordo per la realizzazione della
metropolitana, una faccenda che stava ferma da undici anni per i dissidi tra
tutti i soggetti interessati e per il tetto alle spese comunali impostro da
Roma e che all’ultimo sembrava aver reso impossibile l’opera. Le felicitazioni
più sperticate alla sua nomina sono arrivate dai leghisti nemici di questo
governo, e specialmente da Maroni, che l’aveva mandata a Bologna e poi, sempre
come commissario, a Parma. Secondo me è quella che rischia di fare più carriera
politica, nell’eventuale dopo-Monti. Il centro-destra la voleva già candidare
sindaco a Bologna, offerta che, dopo qualche tentennamento, lei rifiutò perché
non se la sentiva di abbandonare la sua profilatura super partes. Ha 67 anni, è
romana ma si dice «milanese d’adozione» (è tuttavia tifosa giallorossa), lavora
per lo Stato da sempre, due figli, due nipoti.
• Il ministro della Giustizia.
Cioè Paola Severino, la donna più ricca d’Italia, con un reddito personale
di svariati milioni di euro. Napoletana, avvocato penalista, come abbiamo detto
un’altra volta ha difeso sia Prodi che Giovanni Acampora, un uomo della
Fininvest, e anche Geronzi. Collocarla a destra o a sinistra è dunque una
forzatura e ieri infatti, in un’intervista, Berlusconi l’ha citata: «Come vuole
che un’avvocato come la Severino lasci lo studio per pochi mesi? Basta la sua
presenza per capire che il governo Monti durerà fino alla fine della
legislatura, cioè fino al maggio 2013». È sposata con Luciano Di Benedetto, ex
commissario della Consob. Ha una figlia, Eleonora, avvocato pure lei, e due
nipoti. Ha stretto la mano al capo dello Stato con la sinistra: una malattia ha
infatti costretto i medici ad amputarle il braccio destro.
• Non ci resta che Elsa Fornero, ministro del Welfare.
Più esattamente il ministero si chiama del Lavoro e delle
Politiche sociali con delega alle Pari opportunità (il dicastero che prima era
della Carfagna). È una piemontese di San Carlo Canavese, sposata all’economista
Mario Deaglio (editorialista de “La Stampa”), scrive sul “Sole 24 Ore”, ha
raccontato di aver chiacchierato una volta con Monti nella sua cucina, mentre
gli preparava un risotto. È forse la massima esperta in circolazione di
questioni previdenziali, è sicura di riformare le pensioni senza compiere
ingiustizie e senza trovarsi contro i sindacati (la sua ricetta per la crisi
sarebbe: calcolo contributivo pro-rata per tutti e introduzione di una fascia
flessibile di uscita 63-70 anni, con risparmi per 4-4,5 miliardi). Consulente
della Banca Mondiale, è stata fino a ieri vicepresidente del consiglio di
sorveglianza di Banca Intesa. È pensando a lei e a Corrado Passera che i nemici
di Monti attribuiscono proprio a Banca Intesa una specie di padrinaggio sul
governo. La Fornero ha 65 anni, due figli e tre nipoti. Dice che spera di
tornare qualche volta nella sua campagna vicina a Torino per vedere i nipoti e
curare l’orto. Non sarà semplice riuscirci.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 21 novembre 2011]