La Gazzetta dello Sport, 20 novembre 2011
La Spagna vota oggi e la cosa ci interessa perché quel paese, qualunque cosa dica lo spread, sta peggio di noi: un’economia che ha puntato sullo sviluppo immobiliare e si trova adesso con centinaia di migliaia di case vuote, che finiranno probabilmente in una bad bank
La Spagna vota oggi e la cosa ci interessa perché quel paese, qualunque cosa dica lo spread, sta peggio di noi: un’economia che ha puntato sullo sviluppo immobiliare e si trova adesso con centinaia di migliaia di case vuote, che finiranno probabilmente in una bad bank. Non è nemmeno confrontabile il loro povero tessuto industriale con il nostro pullulare di aziende piccole e medie, presenti in tutto il mondo. Caduto Berlusconi, infatti, lo spread con i Bund tedeschi è tornato ad essere più alto di quello dei nostri Btp. L’elezione spagnola di oggi è poi interessante perché segna la fine di un altro mito della sinistra, quello di José Luis Zapatero, l’uomo che, appena insediato, ebbe il coraggio di ritirare in pochi giorni il contingente spagnolo dall’Iraq (era il 2004), poi ammise i matrimoni omosessuali (col diritto di adottare figli, esteso anche alle coppie di fatto), il divorzio breve, la fecondazione assistita, l’uso più largo delle staminali nelle terapie eccetera. I cattolici hanno contestato queste scelte di laicità con manifestazioni oceaniche, e l’anno scorso Benedetto XVI è andato in Spagna in occasione dell’anno santo compostelano anche per ribadire nella patria temporanea dei miscredenti i valori non negoziabili di Roma. Patria dei miscredenti che da domani tornerà ad essere cattolicissima, come sempre nella sua storia, anche se magari in freddo con la Chiesa (come ai tempi del cattolicissimo Filippo II)…
• Cose difficili. Come facciamo a sapere che l’era
di Zapatero è finita?
I sondaggi parlano chiar vittoria certa del
cattolico Rajoy contro il socialista Rubalcaba. Zapatero ha già annunciato il
suo ritiro dalla politica. Non sarà neanche deputato e al prossimo congresso
lascerà la guida del partito. Lo attende un appartamento di 51 metri quadri a
Léon, dove si trasferirà con la moglie Sonsores Espinosa, cantante lirica, e
con le due figlie. È un appartamento da 240 mila euro, di proprietà della
signora. La famiglia lo occupa inattesa che sia finita la loro villa in costruzione alla perfieria della
città, valore 750 mila euro. A proposito, governanti e parlamentari spagnoli
sono obbligati a render pubblici i loro redditi e i loro averi. Così sappiamo
che Zapatero percepirà da domani un vitalizio di 74.264 euro + la pensione da
premier da 71 mila euro. Sappiamo anche tutti gli altri numeri, ma non voglio
annoiarla. In ogni cas non sembra essere diventato un nababbo.
• Ho letto che anche Monti e i suoi ministri metteranno
in rete reddito e averi.
Già. Non creda però che la Spagna sia immune dagli
scandali. Il genero del re è nei guai fino al collo per una apparente truffa («malversación,
fraude, falsedad y prevaricación») architettata tra una sua società e il
governo regionale di Valencia. Sovraffatturavano (pare), con quel che segue. Il
guaio è grosso perché la Spagna in crisi non ha quasi più il suo punto di
riferimento unitario, cioè il re Juan Carlos: la famiglia non solo è sommersa
dai pettegolezzi, ma il sovrano è molto malato. Il terrore è che la
combinazione della crisi con la perdita di stima nei confronti del re (che
traghettò il Paese dal franchismo alla democrazia) mandi in pezzi lo Stato,
facendo prevalere le varie identità regionali.
• Quali sono i numeri della crisi spagnola?
Il sito del Corriere ha pubblicato ieri una foto
dell’aeroporto di Madrid: è completamente vuoto. Ecco l’immagine più eloquente
della crisi. Cinque milioni di disoccupati, lo spread che l’altro giorno ha
toccato i 520 punti (per poi scendere a 441), i mercati che vendono i bonos a
tutto spiano, al punto che il prossimo vincitore Rajoy ha lanciato un «appello
agli speculatori» perché se ne stiano buoni almeno per un po’. Un appello
preoccupante, perché dà l’impressione che Rajoy non sappia di che si tratta e
con chi ha a che fare. Naturalmente in campagna elettorale s’è tenuto sul vago
relativamente a quello che farà una volta al governo, in modo da non perdere
voti. Non sappiamo che cosa farà, anche se sappiamo che cosa gli sarà chiest
vendere le proprietà pubbliche, tagliare gli stipendi… Ma, per esempio,
Zapatero ha già tagliato del 5% gli stipendi pubblici.
• Con che sistema elettorale votano?
Con un proporzionale puro. Ma le circoscrizioni sono
talmente piccole – ciascuna cioè elegge un numero così esiguo di deputati – che
si potrebbe quasi considerare un maggioritario. C’è uno sbarramento del 3% per
ogni singola circoscrizione. E non ci sono – giustamente – le preferenze. Lo
dico perché, come sa, il lamento sulle preferenze degli attuali avversari del
nostro “Porcellum” mi ha fatto sempre cascar le braccia.
• Qualche sorpresa? Partiti nuovi?
La Spagna è la patria degli indignados, ma gli esperti dicono che questi
contestatori non riusciranno ad avere rappresentanza. In Germania, alle
elezioni per Berlino, ci fu la sorpresa del partito dei Pirati con l’8% dei
voti. I Pirati ci sono anche in Spagna: “Partido Pirata de España”, fondato nel
2006 e guidato da Ángel Vázquez, 43 anni, blogger e insegnante di chimica in
una scuola secondaria. Chi sa.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 20 novembre 2011]