Salmaggi e Pallavisini, 31 gennaio 1943
A Stalingrado von Paulus chiede la resa
• Fronte sovietico. Mentre i sovietici hanno ormai ridotto i difensori di Stalingrado a due sacche gremite di gente affamata e disperata, Hitler nomina von Paulus feldmaresciallo, ma lo stesso giorno il neopromosso è costretto a chiedere la resa. Avuta la notizia, il Führer lo maledice perché si è disonorato preferendo la resa al suicidio. Giura che non creerà più feldmarescialli, si abbandona a un vero attacco di furore. Due giorni dopo anche l’ultimo nucleo di resistenza a Stalingrado, formato da uomini dell’XI corpo d’armata al comando del gen. Strecker nel quartiere di Aleksandrovka, depone le armi. Dei 284.000 uomini chiusi nella sacca, circa 160.000 hanno perso la vita, oltre 34.000 sono stati evacuati per via aerea. La Luftwaffe ha perduto 500 aerei da trasporto. I sopravvissuti, poco più di 90.000, saranno avviati a piedi verso la Siberia; molti moriranno di inedia o assiderati durante la terribile marcia di trasferimento. Il 7 novembre, Stalin annuncerà che 146.300 corpi di caduti sono stati raccolti e bruciati. Ma soprattutto Stalingrado è il primo, terribile scacco della già invincibile Wehrmacht; segna una svolta militare e psicologica nel conflitto. [Salmaggi e Pallavisini]