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 2011  novembre 19 Sabato calendario

La fiducia bulgara con cui Mario Monti ha chiuso alla Camera il ciclo dei voti di fiducia (556 sì e 61 no solo da quelli Lega, da Scilipoti e dalla Mussolini) è stata accompagnata da alcune dichiarazioni interessanti

La fiducia bulgara con cui Mario Monti ha chiuso alla Camera il ciclo dei voti di fiducia (556 sì e 61 no solo da quelli Lega, da Scilipoti e dalla Mussolini) è stata accompagnata da alcune dichiarazioni interessanti. Monti ha chiesto di chiamarlo “professore” e non “presidente” («mi chiamano “presidente” e non capisco che si stanno rivolgendo a me» «i presidenti passano, i professori restano», il tutto però forse con troppa civetteria). Poi è tornato sulla questione dei “poteri forti”, di cui secondo i suoi nemici sarebbe il rappresentante: «Siamo leggermente disturbati, ma tocca a noi dare la prova che voi non avete ragione per queste allusioni. I poteri forti in Italia non ci sono, ci sono invece nel mondo e io ho avuto il privilegio di vederli quasi tutti, i poteri forti, nella mia funzione di commissario alla concorrenza dell’Unione europea. Il giorno in cui io proibii una fusione tra due grandissime società americane, benchè fosse intervenuto anche il presidente degli Stati Uniti, l’Economist scrisse che il mondo degli affari americano considera Mario Monti il Saddam Hussein del business».

Ieri alla Camera c’era anche Bossi.
È entrato in aula solo per votare, senza degnarsi di ascoltare il discorso del premier. I giornalisti intanto lo interrogavano e Bossi rispondeva da par su «Lo cacceranno quando la gente si incazzerà», «È una copertura. È stato messo lì per fare il cattivo», «Dureranno fino a quando faranno il partito dietro di lui». Casini e Fini? «Sì, l’hanno messo loro lì». Maroni ha detto che la Lega voterebbe una revisione del Patto di stabilità che permettesse ai comuni virtuosi di spendere. Per il resto è andato giù dur «Abbiamo abolito l’Ici sulla prima casa, reintrodurla per noi significa essere masochisti. Abbiamo detto che non si toccano le pensioni: sostenere il contrario significa non tenere conto di quello che abbiamo detto e scritto per oltre tre anni. Spero che il Pdl non si presti a manovre strane solo per paura di quello che potrebbe accadere in Parlamento. Noi non abbiamo né timore né paura di nessuno».

• Casa e pensioni: questi sono i due problemi più sentiti.
Sulla casa la Camusso ha detto: «Niente reintroduzione dell’Ici se prima non si fa la patrimoniale». Ma Berlusconi ha parlato a Radio Popolare e ha detto: «Sulla patrimoniale il discorso è chiuso, sull’Ici… Quello che era previsto nella legge sul federalismo». Monti però ieri ha parlato di «un pacchetto organico che distribuisca da subito tra tutti la partecipazione ai sacrifici necessari». Cioè pensioni e patrimoniale e altre misure potrebbero essere contenute in un unico provvedimento che scontenti o accontenti sia questi sia quelli. In questo modo, specie se presentato subito, questo provvedimento potrebbe passare per necessità. Il primo consiglio dei ministri si terrà lunedì e a quel punto si comincerà a discutere delle cose da fare e del metodo con cui prendere le decisioni.

• No, sul serio, ma su Ici e pensioni?
La nuova imposta comunale sugli immobili, fissata dal governo Berlusconi, si chiama Imu. Si tratterà di allargare quella, senza bisogno di nominare un’altra volta l’Ici. Estendendo questa Imu alla prima casa si metteranno in cassa 3,5 miliardi. È già in vigore, per volontà di Tremonti che l’ha introdotta il 24 ottobre, la Res, nuova tassa comunale su rifiuti e servizi che vale il 2 per mille della rendita catastale. Sono altri 2,6 miliardi. Monti potrebbe rivalutare la rendita catastale di un 10-20% portando il gettito a 3-6 miliardi. La Cgia ha calcolato che per una casa media le famiglie italiane dovranno sborsare 600-1000 euro. L’Iva potrebbe essere portata al 23% per un incasso di altri 8 miliardi.

Siamo a 15-20 miliardi.
Non bastano ancora. Lo spread ci costerà una decina di miliardi, la contrazione del Pil altri 11. Si tratterà di lavorare bene sulla delega fiscale, anche perché Monti ha fatto capire di voler alleggerire le aliquote più basse (fino a 28 mila euro), un’operazione che vale 5 miliardi. Se si volessero togliere i lavoratori dipendenti dal calcolo dell’Irap (mossa che sarebbe sacrosanta) bisognerebbe trovare altri 8 miliardi. È tutto molto complicato, come vede.

Le pensioni?
Chiariamo subito che stiamo parlando di coloro che la pensione la devono ancora ricevere: nessuno ha intenzione di toccare i diritti acquisiti di chi è già in pensione, come fa credere Bossi. È probabile che si estenderà il sistema contributivo a tutti, cioè si calcolerà per tutti, a partire dal 2012, la pensione sulla base dei contributi effettivamente versati. La riforma del 1996 prevedeva che chi in quel momento aveva versato almeno 18 anni di contributi, avrebbe goduto di una pensione calcolata alla vecchia maniera, cioè in proporzione allo stipendio ricevuto. Estendendo a tutti il contributivo si risparmierebbero fra i 30 e i 40 miliardi entro il 2016.