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 2011  novembre 16 Mercoledì calendario

Il senatore professor Monti scioglierà stamattina alle 11 la riserva relativa alla formazione del governo: salirà al Quirinale e consegnerà a Napolitano la lista dei ministri

Il senatore professor Monti scioglierà stamattina alle 11 la riserva relativa alla formazione del governo: salirà al Quirinale e consegnerà a Napolitano la lista dei ministri. Domattina affronterà poi il Senato e nel pomeriggio la Camera per incassare il voto di fiducia. Non si prevedono ostacoli. Sia la delegazione del Pd, capeggiata da Bersani con i due capigruppo Franceschini e Anna Finocchiaro, che quella del Pdl (Alfano-Cicchitto-Gasparri, senza Berlusconi) hanno annunciato il via libera al governo e la volontà di sostenerlo. Il senatore Monti ha poi parlato ai giornalisti poco prima delle otto di sera, dicendosi fiducioso «nella solidità delle nostre istituzioni». In generale il presidente incaricato, adoperando un tono piano, quasi dimesso, ha sparso parole consolatorie sulla situazione generale e sulla disposizione d’animo dei suoi interlocutori, parole tanto più significative perché il mercato intanto picchiava con forza sia sullo spread che sulle quotazioni di piazza Affari, addirittura con un meno 20% di Finmeccanica.

Come mai l’evidente, prossima formazione di un governo più vicino alla mentalità dei finanzieri europei, non è servita a tener buoni i mercati?
Ieri è andata davvero male a tutti, compresi i titoli francesi, il cui spread è arrivato a quota 191 (sempre sui Bund tedeschi). Si sussurra con sempre maggiore insistenza che la Francia stia per perdere la tripla A. Ma poi: Portogallo a +963, Grecia a +2669, Spagna a +457, la forbice Austria-Germania divaricata di 12 punti (a 176), Belgio a +318, Olanda a +62. Sono tutti record. Significa che i vari fondi pensioni e gli altri investitori stanno non solo vendendo l’Italia, ma anche l’Europa. Per una questione di contagio (siamo noi ad aver infettato gli altri) e perché in generale l’Europa, come noi, cresce troppo poco. Per restituire i soldi, bisogna che il saldo tra entrate e uscite lasci un margine sufficiente a ripagare i creditori. Questo oggi non c’è e senza sviluppo non ci può essere.

Noi che cosa abbiamo totalizzato?
Lo spread è rimasto tutta la giornata sopra i 500 punti e ha toccato i 531,9 (rendimento del 7,03%). Quando Alfano ha sciolto la riserva del Pdl, il differenziale ha ripiegato a 513. Ma dopo un paio d’ore stava di nuovo a 530 e dopo la chiusura di Borsa ha raggiunti i 546,6 punti, equivalenti a un rendimento del 7,25. Anche Piazza Affari ha oscillato parecchi da un meno 3 per cento di mezza mattina ha azzerato le perdite verso l’ora di pranzo e poi ha chiuso a -1,08. Male, oltre a Finmeccanica, anche Unicredit (-4%).

Il presidente incaricato, un’altra volta, ha detto che con i mercati ci vuole pazienza.
Sì, e tutto il suo modo d’agire è studiato per contrastare lo scoraggiamento, che in circostanze come questo è un esito possibile e temibile. In tutte le forze politiche «c’è piena e matura consapevolezza dell’attuale emergenza», «sono sereno», «il Paese, è mia profonda convinzione, è capace di superare questa fase di difficolta», «tutti hanno offerto contributi concreti di possibili sacrifici parziali in vista di un risultato positivo più generale». Il tono sommesso serve anche a svelenire un’atmosfera intossicata da anni di polemiche feroci.

• Il presidente incaricato riuscirà a tenere avvinti a sé i partiti facendo entrare nella compagine qualche politico di spicco?
Bersani, all’uscita dal colloquio, ha ribadito di esser pronto a sostenere «un governo di alta caratura tecnica». Quindi, per il Pd, niente politici. Era mattina e vigeva ancora il veto assoluto all’ingresso nell’esecutivo di Gianni Letta. Poco dopo però l’Ansa batteva la notizia che il Pd aveva fatto cadere la pregiudiziale sul braccio destro di Berlusconi e questo permetteva ogni tipo di arzigogolo mentale su quanto stava succedendo, entrando Gianni Letta sarebbe magari stato ammesso nella compagine anche il nipote Enrico Letta, che sta nel Pd, o magari Giuliano Amato, alla cui presenza nell’esecutivo tiene in modo particolare il presidente della Repubblica. Tutte fantasie sgonfiate da una secca smentita del Pd. Però ieri sera Rosy Bindi se ne usciva con la dichiarazione che il Pd non ha posto nessun tipo di pregiudiziale, «non saremo certamente noi a far fallire il tentativo del professor Monti». Dall’altro lato, il Pdl faceva sapere che non c’erano obiezioni all’ingresso di Amato. Quindi, su questo punto, la partita non è forse chiusa. Teniamo conto che Gianni Letta non è iscritto al Pdl e non è neanche stato eletto in Parlamento (per sua volontà). Allo stesso modo Amato non è iscritto al Pd e non è parlamentare.

• È possibile che, sotto sotto, gli antiberlusconiani si stiano preparando, in caso di elezioni, a candidare Monti?
Lo ha detto Bocchino in un’intervista al “Corriere della Sera” suscitando un vespaio. L’idea era che i finiani, per questo, avrebbero potuto addirittura allearsi col Pd. L’incidente stava per far fallire il tentativo di Monti. Fini in persona è intervenuto per rimproverare il suo uomo e far sapere che s’era trattato solo di una provocazione sbagliata.

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 16 novembre 2011]