La Gazzetta dello Sport, 15 novembre 2011
Il professor Mario Monti ha ricevuto ieri quattordici formazioni politiche, alcune delle quali nate davvero di recente, e ha fatto capire a tutte di essere determinato ad andare avanti, di non poter accettare di presiedere un governo a tempo (dunque tenterà di durare fino al maggio 2013) e soprattutto di volere nella compagine dei politici, e dei politici di peso, fosse per lui addirittura i segretari dei partiti
Il professor Mario Monti ha ricevuto ieri quattordici formazioni politiche, alcune delle quali nate davvero di recente, e ha fatto capire a tutte di essere determinato ad andare avanti, di non poter accettare di presiedere un governo a tempo (dunque tenterà di durare fino al maggio 2013) e soprattutto di volere nella compagine dei politici, e dei politici di peso, fosse per lui addirittura i segretari dei partiti. Le posizioni di ciascuno sono quelle note: la Lega non si è neanche presentata, Bossi ha telefonato al presidente incaricato per comunicargli la sua opposizione e fargli sapere che, però, su singoli provvedimenti potrebbe anche esserci un assenso. Il Terzo Polo (Rutelli + Casini + Fini) conferma un appoggio incondizionato. La partita vera si gioca oggi, giornata degli incontri col Pd e col Pdl. Tutti e due hanno confermato di puntare a governi tecnici, senza nessun coinvolgimento dei politici.
• La Lega annuncia manifestazioni e ha convocato il Parlamento padano.
Sì, Bossi crede di potersi rifare una verginità alzando adesso la voce e ritirando fuori tutto l’armamentario verde. Anche i contrasti interni sarebbero spariti di colpo. Ieri le tv hanno mostrato un bacio tra Maroni e Rosy Mauro.
• È buona l’idea di coinvolgere i partiti?
Non lo so. Forse no. Forse Monti avrebbe dovuto spingere fino all’estremo sull’aspetto tecnico del suo esecutiv andare in Parlamento già oggi annunciando (dico per dire) l’aumento dell’età pensionabile e la patrimoniale e stare a vedere chi si sarebbe assunto la responsabilità di farlo cadere. Ma potrebbe esserci un altro retropensiero dietro il tentativo di coinvolgere ad ogni costo i politici. Se il governo cadrà, Monti potrà dire agli elettori: ho fatto di tutto per far assumere loro delle responsabilità che essi hanno respinto. Sembrerebbe ovvio che, in caso di fallimento, scioglimento delle camere ed elezioni a fine gennaio, Monti sarà candidato da uno schieramento imperniato sull’Udc e rimpolpato dai numerosi transfughi del Pdl o del Pd (se il Pd deciderà di non appoggiarlo).
• Però ieri i mercati non si sono fatti minimamente impressionare dal nostro nuovo leader.
Bisogna considerare con attenzione l’andamento dello spread. A mezzogiorno la Borsa di Milano guadagna l’1,5 e il differenziale tra i nostri Btp e i Bund era sceso a 456 punti. A quel punto s’è capito che il tentativo di Monti incontrava parecchie difficoltà e gli indici hanno girat alla fine Borsa sotto di 2 e spread quasi a 500. I mercati hanno per ora giudicato ardua la missione di Monti perché i partiti non vogliono avere niente a che fare con i provvedimenti impopolari che il presidente incaricato dovrà prendere. I politici non intendono far parte del gabinetto, a nessun titolo (Monti voleva coinvolgere le figure istituzionali dei vicepresidenti di Camera e Senato), e si preparano invece a silurarlo in aula se i sacrifici richiesti andranno a colpire l’elettorato di questo o di quello. Sappiamo già che il Pdl è spaccato, ma ci sono inquietudini anche nel Pd. Se questo è il quadro, perché smettere di vendere l’Italia? Il Tesoro ieri ha piazzato tre miliardi di Btp quinquennali: nonostante una buona domanda (per 4 miliardi), ha dovuto concedere il pagamento di un interesse del 6,29%, il più alto dal 1997. Le banche europee hanno in pancia titoli italiani per più di 300 miliardi e l’indicazione che arriva da tutti gli uffici preposti è: disfarsene al più presto. Monti poteva essere un deterrente, ma se i partiti si comportano come al solito… Ha letto quello che scrivono nel loro ultimo numero il Time e l’Economist, due settimanali che hanno dedicato all’Italia le loro copertine?
• No, parlano di Monti…?
Hanno chiuso prima che si sapesse di Monti. Ma parlano della nostra economia e del nostro sistema politico, massacrando come al solito Berlusconi. Tutti e due spiegano però che, tolto di mezzo il Cavaliere, i problemi resteranno esattamente quelli di prima, con un rischio altissimo che l’Italia fallisca. L’ “Economist” parla di «vaudeville politics». Il “Time” ha intervistato l’egiziano Mohamed El-Erian, amministratore delegato di Pimco (il più grande istituto di commercio dei bond al mondo): «L’Italia è il terzo paese al mondo per emissione di bond, un fondatore della Comunità Europea e uno dei maggior protagonisti sulla scena mondiale. Semplicemente non può fallire, è troppo grande per fallire, se fallisse trascinerebbe con sé l’economia dell’intero pianeta». Il giornale aggiunge: «La linea del Rubicone è rappresentata dall’Italia» con i suoi 2.000 miliardi di debito. Idem l’“Economist”: «For the euro to survive, Italy must not fail. That will require leadership and courage». Non ho bisogno di tradurre, credo. I due giornali avvertono i loro lettori: attenzione, nei vostri fondi pensione ci sono molti titoli italiani! Lei capisce che se non si trasmette sicurezza almeno sul piano politico, tutti vendono.
• Che cosa ha detto Monti in chiusura?
«La politica può lavorare per trasformare questo momento difficile in una opportunità», «Non ho mai parlato di lacrime e sangue, ma di sacrifici», «Che i segretari dei partiti che appoggeranno il governo siano presenti in esso non mi sembra condizione indispensabile. Che ci sia un convinto appoggio da parte loro sull’ispirazione, le caratteristiche, i valori e la prospettiva operativa del governo mi sembra indispensabile».
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 15 novembre 2011]