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 2011  novembre 09 Mercoledì calendario

Berlusconi si dimetterà non appena sarà approvata la cosiddetta Legge di Stabilità. Quindi, la settimana prossima, presumibilmente

Berlusconi si dimetterà non appena sarà approvata la cosiddetta Legge di Stabilità. Quindi, la settimana prossima, presumibilmente.

  • Siamo sicuri?
C’è un comunicato del Quirinale: «Il Presidente del Consiglio ha manifestato al Capo dello Stato la sua consapevolezza delle implicazioni del risultato del voto odierno alla Camera; egli ha nello stesso tempo espresso viva preoccupazione per l’urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l’approvazione della Legge di Stabilità, opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte della Commissione europea. Una volta compiuto tale adempimento il Presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al Capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione». Mi pare che non ci siano dubbi.

• Come si è svolto questo «voto odierno alla Camera»? Perché, se Berlusconi è andato sotto, non si dimette subito?
È un po’ complicato. È un po’ bizantino. Ricorda il Rendiconto generale dello Stato? In pratica il consuntivo di come lo Stato ha speso i suoi soldi nel 2010. La Camera inopinatamente lo bocciò un paio di settimane fa, fatto che avrebbe dovuto provocare le dimissioni immediate del governo (era successo altre due volte, e Andreotti e Goria s’erano dimessi subito). Ma Berlusconi disse che s’era trattato di un incidente, niente di politicamente rilevante, si presentò alle due camere chiese la fiducia e la ottenne. Così il vulnus era riparato. Ma il Rendiconto andava sempre approvato, questo è un atto dovuto, previsto dalla Costituzione. E ieri era il giorn era impensabile bocciarlo un’altra volta, quindi l’opposizione, per marcare lo stato di minoranza del governo Berlusconi, decise di disertare l’aula: se il numero degli astenuti e degli assenti fosse risultato superiore ai “sì” la legge sarebbe passata, ma si sarebbe anche certificato che il governo non aveva più la maggioranza. È andata proprio così: alle 16, quando la Camera ha finalmente messo ai voti la legge, si sono contati 308 sì, un astenuto e 321 assenti. Legge approvata, ma governo in qualche modo battuto. Il centro-destra ha cercato di minimizzare («numeri previsti»), il centro-sinistra ha subito fatto sapere che un presidente serio, con quei numeri, sarebbe salito al Quirinale a dimettersi.

Berlusconi invece?
Ha voluto vedere i tabulati, per leggere i nomi dei traditori. Poi ha amaramente giocato con due foglietti, prima e dopo la votazione, uno dei quali è stato anche fotografato. Nel primo foglietto, redatto ancora a Palazzo Grazioli e visto dai suoi, il Cav aveva messo in bell’ordine una serie di punti interrogativi: «Prendo la fiducia? Lascio? Governo tecnico? Reincarico?». A ogni domanda il premier aveva inserito sul foglio una risposta, un percorso, mettendo in evidenza i pro e i conto di ogni ipotesi. Dopo il voto, Berlusconi ha appuntato l’invito di Bersani («Prenda atto, rassegni le dimissioni»). Vicino ha scritto le parole «ribaltone», «voto», «presidente della Repubblica», «Una soluzione». In alto, come primo appunt «308, -8 traditori». La maggioranza assoluta è infatti rappresentata dal numero 316. Ma i pdiellini che non si sono presentati a votare sono undici. Qualcuno ha anche sentito il premier mormorare: «Ma questi dove vogliono andare…». Il Cav è convinto che dopo di lui ci sia il diluvio.

È però salito al Quirinale.
Sì, verso le 18.30. Il colloquio è durato un’ora. Pare che Berlusconi abbia proposto Alfano come suo successore, tentando di aprire una trattativa. Su Alfano s’era espressio ieri mattina lo stesso Bossi, dando ancora più autorevolezza alla proposta iniziale di Calderoli. Un governo Alfano-Maroni, a quanto pare, la Lega lo appoggerebbe. In ogni caso, Napolitano deve aver detto seccamente di n il capo dello Stato vuole evidentemente, e giustamente, tenersi le mani libere per la complessa fase che seguirà le dimissioni propriamente dette. Gli stessi mercati, che lunedìs’erano eccitati al falso annuncio di Giuliano Ferrara, ieri hanno accolto con preoccupazione l’annuncio della prossima caduta: lo spread ha chiuso a 497, cioè siamo praticamente arrivati alla soglia della morte, quella del 7%.

• Scenari possibili? Ieri alle 21 s’è riunito a Palazzo Grazioli lo stato maggiore del centro-destra. Di tutti gli scenari possibili, ritengo ancora il più probabile quello di un governo Amato o Monti. Ma avremo modo di parlarne nei prossimi giorni.

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 9 novembre 2011]