4 novembre 1921
A piazza Venezia lacrime e rullio di tamburi
• Alle 9.30 la testa del corteo fa il suo ingresso nella piazza. A mano a mano che i reparti giungono nell’immenso piazzale si schierano ai lati, mentre le bandiere di guerra delle unità proseguono sino alla gradinata del monumento, scaglionandosi su due file. Due decorati, precedendo la bara, recano la corona d’alloro fatta allestire dal re. Altri otto decorati portano a spalla il feretro. Sotto la statua della Dea Roma le regine e le principesse, in ginocchio, piangono. Anche il re e i principi, sull’attenti, a stento trattengono le lacrime. Le salve d’artiglieria non riuscono a coprire il pianto delle madri e delle vedove di guerra. Il sarcofago viene deposto sulla pietra tombale. Vittorio Emanuele, pallido in volto, avaza verso la cassa appuntando, sulla bandiera che sovrasta il coperchio, la Medaglia d’oro al valor militare che egli stesso “motu proprio” ha concesso. I tamburi delle bande, fasciati a lutto e con le corde allentate com’era d’uso nell’esercito piemontese, segnano il momento con mistico rullio.