La Gazzetta dello Sport, 2 novembre 2011
Berlusconi ha interrotto il ponte in Sardegna ed è tornato di corsa a Roma, dato che le Borse stavano venendo giù a valanga e Milano a un certo punto perdeva più del 7 per cento
Berlusconi ha interrotto il ponte in Sardegna ed è tornato di corsa a Roma, dato che le Borse stavano venendo giù a valanga e Milano a un certo punto perdeva più del 7 per cento. La giornata s’è poi chiusa con Piazza Affari a -6,8 e il resto del continente ugualmente nel precipizio: Francoforte a -5, Parigi a -5,38, Londra a -2,21, Atene -8, 219 miliardi di capitalizzazione bruciati in Europa, 22 a Milano. Semplicemente tragiche le performance delle banche e di Fiat Industrial, con Unicredit, Intesa e il Lingotto sospese un paio di volte per eccesso di ribasso e in finale a -15,65 Intesa (il giorno prima il suo presidente aveva protestato contro queste quotazioni fuori della realtà), a -12,44 Unicredit, peggiore seduta di sempre. Le banche sono nel dramma ovunque, Deutsche ha perso l’8,2, Commerzbank il 9,14. Sberle altrettanto forti per i nostri Btp a due, cinque e dieci anni che hanno segnato il record negativo assoluto di tutti i tempi. Il differenziale tra Bund e Btp decennale, dopo aver toccato i 459 punti, s’è assestato a 448, che è comunque una cifra da capogiro. Siamo in prossimità di interessi del 6,5 per cento, essendo il 7 per cento la soglia che segnò di stato fallimentare greci e portoghesi. Berlusconi, di fronte a questa pioggia, ha detto che il governo sta studiando i primi provvedimenti da inserire già nel patto di stabilità in discussione al Senato (c’è tempo fino a venerdì). L’opposizione chiede un governo di solidarietà nazionale e comunque un po’ tutti, a partire da Bersani, si sono fatti vivi con Napolitano per garantire il senso di responsabilità dell’opposizione in un momento che potrebbe essere fatale.
• Ma chi decide che i nostri Buoni del Tesoro da
domani pagheranno l’interesse x invece dell’interesse y?
Non funziona così. Semplicemente le nostre
obbligazioni si comprano a prezzi sempre più bassi. E quindi il rendimento che
garantiscono, calcolato sul nominale, risulta maggiore per questi che adesso
hanno comprato a poco. Le dirò anche che se queste valutazioni rientrassero
rapidamente e nelle aste si tornasse alle quotazioni di un tempo – 140-180
punti sopra il Bund – il danno provocato dalle turbolenze di questi giorni
sarebbe minimo. Sarebbe problematico, invece, se il livello dei tassi restasse
questo, o magari peggiorasse. Allora tutta la media del nostro debito – che è
formato da tante emissioni, fatte in tempi diversi e a tassi diversi – si
appesantirebbe con conseguenze incalcolabili per le casse pubbliche.
È prima di tutto per questo che «bisogna far presto», come ha ricordato
ancora ieri Napolitano.
• Berlusconi dice che lui non c’entra
niente, che non è problema di cambiare governo, è tutto un fatto
internazionale.
Non ha completamente torto. Ieri le quotazioni hanno
subito la martellata del referendum greco annunciato a sorpresa dal primo
ministro Papandreou. A gennaio egli intende chiedere ai greci se approvano gli
accordi stipulati tra Atene e Merkel-Sarkozy, cioè, insomma, se intendono o no
restare nell’euro. Hanno tutti interpretato questa mossa – di cui riferiamo i
dettagli qui a fianco – come un modo per tagliare ulteriormente il debito. Con
un “no” pronunciato dal popolo Papandreou potrà imporre un taglio dell’85%, non
si sa se uscendo o restando nell’euro. Per le banche e le casse pubbliche
sarebbe un colpo ancora più grave. Altra possibilità: Nea Demokratia, il
partito di destra avversario di Papandreou, riesce a buttarlo giù e si va alle
elezioni. Tragedia anche in questo caso perché «bisogna far presto».
• Quale provvedimento Berlusconi potrebbe adottare
subito?
Non so rispondere. All’inizio della lettera d’intenti di
mercoledì scorso sta scritt «entro 2 mesi, la rimozione di vincoli e
restrizioni alla concorrenza… entro 4 mesi, la definizione di un contesto
istituzionale… entro 6 mesi, l’adozione di misure che favoriscano
l’accumulazione di capitale… entro 8 mesi, il completamento delle riforme del
mercato del lavoro». Non so rispondere.
• È per questo che i mercati precipitano.
C’è una componente italiana nel precipizio generale,
è ovvio. Napolitano invoca la solidarietà generale. Ma non può esserci
solidarietà generale in un contesto politico così ricco di elementi di
divisione come il nostro. Bisognerebbe che Berlusconi si levasse di mezzo e che
un nuovo governo – senza darsi nessun nome speciale – fosse formato da persone
capaci prive di riferimenti con le forze presenti in Parlamento. Mario Monti,
naturalmente. Al quale bisognerebbe chiedere di non candidarsi alle elezioni
del 2013 (e di scegliere ministri che non si candideranno) e a cui bisognerebbe
concedere una specie di pieni poteri, in modo da lasciargli prendere tutte le
misure impopolari del caso. Tra le cose da fare: recuperare autorevolezza in
Europa, dove non contiamo più niente.
• Perché poi, anche se ci salvassimo noi, gli
altri…
Merkel e Sarkozy manovrano solo per salvare le
banche tedesche e francesi, nei guai fino al collo. Se i libici rivolessero
indietro il miliardo e passa depositato nelle banche portoghesi, Lisbona
sarebbe al default immediato. Gli ultimi dati ci dicono che non stanno
benissimo neanche i cinesi
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 2 novembre 2011]