La Gazzetta dello Sport, 1 novembre 2011
Oggi Mario Draghi si insedia al vertice della Bce e l’Europa lo accoglie con una pioggia di vendite, cioè di ribassi dei listini
Oggi Mario Draghi si insedia al vertice della Bce e l’Europa lo accoglie con una pioggia di vendite, cioè di ribassi dei listini. In una giornata negativa per tutti, i dati di Milano sono piuttosto agghiaccianti: il listino ha perso il 3,82%, il differenziale con i Bund tedeschi ha toccato quota 410,01, il che significa che lo Stato si sta indebitando al tasso del 6,18 per cento. Abbiamo già scritto – e ripetiamo – che a quota 7 per cento si è considerati in fallimento e bisognosi d’aiuto. E questo dannato spread ci punta a quanto pare a tutta velocità. Sul tema dell’insostenibilità di interessi di questo livello ieri è intervenuto persino Giovanni Bazoli, presidente di Intesa San Paolo, un uomo che parla pochissimo: «Dobbiamo affermare che uno spread così elevato non è sostenibile né nel medio né nel breve periodo. Dal mercato ci sono pressioni e penalizzazioni sulle banche italiane che non trovano giustificazioni nei fondamentali e nella patrimonializzazione. Servono riforme per abbattere il debito e rilanciare la crescita. Il gravissimo deterioramento del merito di credito del nostro Paese si verifica anche a causa della perdurante incertezza della situazione politica interna.»
• È colpa di Berlusconi.
Non è solo questo. L’Italia contribuisce in modo
determinante all’incertezza generale. Ma l’Europa s’è resa conto proprio dopo
la lettera d’intenti della settimana scorsa che non c’è un’alternativa europea
a questo governo. Merkel-Sarkozy, attraverso la Bce, ci chiedono un’economia
più aperta, dove si instauri un minimo di concorrenza con una struttura del
mercato del lavoro meno ingessata e costosa, che consenta più facilmente le
entrate e le uscite. La Cgil ha immediatamente minacciato lo sciopero generale
e le lobbies si sono subito chiuse a riccio, ciascuna a difendere i propri
privilegi. Il centro-sinistra non sembra in grado di diventare un interlocutore
credibile della Bce. A questo punto il problema non è Berlusconi, ma l’Italia,
un paese di vecchi che non sa e non vuole cambiare. Questa improvvisa
consapevolezza ha la sua parte nella caduta di ieri e in quelle che seguiranno.
Ma non è l’unico elemento.
•
Che altro c’è?
Nella cronaca di ieri va compreso il default di un
broker americano, che si chiama MF Global Holdings. Il titolare del fondo è
John Corzine, 65 anni, già governatore nel New Jersey e amministratore delegato
di Goldman Sachs. È stato colpito dai troppi riscatti, ha cercato di vendere la
società, Goldman Sachs, State Street e Macquarie hanno preso in mano il
fascicolo e poi hanno lasciato perdere. Corzine sarebbe esposto verso l’Europa
per 6,3 miliardi di dollari. Tre miliardi sull’Italia, un miliardo sulla
Spagna. Ha presto in prestito almeno un miliardo da Deutsche Bank (che non ha
bisogno di nuovi problemi) e un miliardo e due da JP Morgan. Gli operatori di
Borsa si chiedon i creditori che non riavranno indietro i soldi di Corzine
resteranno in piedi? Perché se cominciano a venir giù uno dietro l’altro…
Intanto, per non sbagliare, si vende.
• Non c’è un appuntamento importante di tutti quanti per
trovare una soluzione?
Sì, il G20 a Cannes, venerdì prossimo, la frontiera
tra Italia e Francia è infatti sorvegliata da ieri, c’è il solito spiegamento
di forze imponenti per evitare incidenti. Gli americani sono allarmatissimi per
la situazione europea e si propongono di istituire un “cordone sanitario” che
eviti il contagio. Queste belle metafore nascondo in realtà una cosa sola: si
metteranno in qualche modo a disposizione dei soldi a cui le banche europee
potranno attingere per finanziarsi. I russi sono pronti a investire fino a 10
miliardi, i cinesi ragionano intorno ai 50-100 miliardi, con forti
contropartite politiche. La crisi, volenti o nolenti, ridisegnerà la mappa del
potere mondiale e darà corpo a nuovi dominatori. Gli Stati Uniti, che sono
all’origine della catastrofe, dovranno necessariamente ripiegare. Le
conseguenze di tutto questo sono incalcolabili.
• Che cosa potrebbero decidere a Cannes?
Non lo so. Per ora si sono sentiti molti slogan e
lette molte analisi. Ma di provvedimenti concreti e tecnicamente applicabili se
ne sono sentiti pochi. Qualcuno ha parlato di nuovo piano Marshall: sa, i soldi
che gli americani riversarono sull’Europa subito dopo la guerra, 17 miliardi di
dollari per farla ripartire. Ma quella era un’Europa giovane, che doveva
ricostruire tutto, doveva rifornirsi di tutto, piena di speranza e di gioia per
la fine degli orrori. Adesso siamo un continente di vecchi – specialmente
l’Italia – con pochi desideri e nessuna voglia di cambiare. Bisognerebbe forse
toglierci tutto e chiuderci in casa, in modo da metter la cosa nelle mani di
chi ha ancora fame, cioè i poveri, i giovani, le donne.
• Ho visto i dati sulla disoccupazione e mi sembrano
pessimi.
Sì, è aumentata dappertutto. In Italia sta all’8,3,
e per quanto riguarda i giovani (15-24 anni) al 29,3. Anche l’inflazione, a
settembre, è arrivata al 3,3%
[Giorgio Dell’Arti La Gazzetta dello Sport 1 novembre 2011]