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 2011  ottobre 29 Sabato calendario

Sociologi, economisti, moralisti e filosofi si sono gettati a corpo morto sulla scena dell’altro giorno a Roma, quando una folla di migliaia di persone ha paralizzato il nord della città – con ingorghi fin sul raccordo anulare, a dodici chilometri di distanza – per comprare gadget elettronici a prezzi scontati, offerti in promozione dalla Trony per lanciare il suo nuovo centro commerciale

Sociologi, economisti, moralisti e filosofi si sono gettati a corpo morto sulla scena dell’altro giorno a Roma, quando una folla di migliaia di persone ha paralizzato il nord della città – con ingorghi fin sul raccordo anulare, a dodici chilometri di distanza – per comprare gadget elettronici a prezzi scontati, offerti in promozione dalla Trony per lanciare il suo nuovo centro commerciale. Notti in piedi per i clienti e incasso di due milioni e mezzo di euro per i furbi venditori, che avevano pensato a tutto: gigantografie fosforescenti da qualche settimana sulle vie di traffico più importanti e scelta oculatissima del giorno, il 27, data degli stipendi. La scena si è in qualche modo ripetuta ieri, quando la Apple ha fatto arrivare il nuovo modello di iPhone – il 4s – nei suoi negozi: nonostante il prezzo proibitivo – 899 euro – si segnalano spostamenti di patiti del cellulare da Bari o da Rovigo fino al negozio di via Rizzoli a Bologna, idem per il centro Apple di Milano o di Firenze, file notturne con sfottò dell’altra tribù giovanile, quella in uscita dalle discoteche, ragazzi che spiegano ai cronisti di aver investito sul telefonino il reddito di qualche lavoretto estivo, e che poi chiedono: «Che c’è di male?».

• C’era una vecchia canzone, da cui fu tratto un vecchio film – anno 1954, con Giacomo Rondinella – che si intitolava: Siamo ricchi e poveri. Glielo giro in forma di dilemma: siamo ricchi o poveri?
Non so rispondere. La domanda più giusta sarebbe: le scene di ieri e dell’altro ieri devono farci piacere o dispiacere?

In che senso?
Il nostro sistema economico è imperniato sull’aumento perenne del Pil. È una logica piuttosto folle, ma in ogni cas per stare in piedi la nostra economia ha bisogno di consumi, cioè di domanda. Le scene di questi ultimi due giorni mostrano che una domanda esiste, quindi, a rigore, dovremmo essere felici: la gente ha ancora voglia di spendere, è possibile che il nostro prodotto interno lordo ne tragga qualche giovamento. Sull’altro piatto della bilancia metto però la qualità della domanda: possibile che la ressa si formi solo per i tostapane o gli iPhone? Aggiungo una complicazione: Trony offriva un numero di oggetti limitati e fortemente scontati (gli iPhone della vecchia generazione erano dati via a 300 euro). Quindi in quell’assalto c’è una qualche logica, gli italiani premevano per acquistare a minore prezzo, e infatti nella fila chilometrica c’erano parecchi extracomunitari che tentavano di rifornirsi per rivendere poi quei prodotti a prezzo maggiorato. Nell’assedio all’iPhone vediamo invece una corsa al consumo-consumo, l’ultimo grido del cellulare di Steve Jobs – tra l’altro con un paio di funzioni in meno dell’originale americano – non può essere considerato essenziale, va forzatamente inserito nelle spese voluttuarie. Dobbiamo essere felici che si buttino i soldi dalla finestra? Guardi che, nella logica in cui siamo immersi, la risposta è sì. Tutto il mondo che ci circonda ci spinge a consumare, a consumare il più possibile.

Gli assaltatori dell’iPhone sono ricchi o poveri?
Ricchi, in un certo senso, perché con l’aria che tira tirar fuori 899 euro per un gadget come quello… Però in un altro senso gli assaltatori dell’iPhone sono dei poveri. Senta qui: «La povertà, se è bene accolta, non è più povertà. È povero non chi possiede meno, ma chi brama avere di più. Che conta quanto uno abbia nella cassaforte o nei granai, quanti armenti abbia il pascolo o quanto gli rendano i crediti, se pensa sempre alla ricchezza altrui e fa calcoli non su quello che possiede, ma su quello cdhe vorrebbe acquistare?». È Seneca, nella seconda lettera a Lucilio. Secondo questo ragionamento i disgraziati, ben pasciuti e contenti, che hanno passato la notte in bianco per comprare l’iPhone 4s sono in realtà dei poveri, e la loro povertà (da non confondersi con la miseria) sta proprio nella propensione a buttar via 899 euro per un oggetto, per la maggior parte di loro, assolutamente inutile.

• Sento il bisogno di sapere come spendono i loro soldi gli italiani. Basta con la filosofia, tiri fuori dei numeri.
In base alle denunce dei redditi (anno 2010) gli italiani vivrebbero con un reddito di 21.993 euro. Sono dati istat. Dividiamo per 12: fa 1832,75 euro al mese. Un altro dato, sempre Istat, ci informa però che la famiglia italiana spende ogni mese 2.453 euro, prova provata dell’enorme quantità di nero in circolazione e, sostanzialmente, dell’inattendibilità di ogni dato. I 2.453 euro sono accompagnati in genere da grida di dolore, perché nel 2001 questa spesa era pari a 1.639 euro, dunque i poveri italiani risulterebbero tartassati oltre ogni dire dall’aumento dei prezzi. Però – per esempio - il 10% della spesa alimentare, ancora oggi, è destinato all’acqua minerale, bene nella maggior parte dei casi superflissimo (mi passi lo strano superlativo assoluto), dato che l’Italia è ricca di ottima acqua che esce dai rubinetti.

• Siamo ricchi e poveri.
Giustamente, la canzone e il film degli anni Cinquanta non mettevano il punto interrogativo

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 29 ottobre 2011]