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 2011  ottobre 20 Giovedì calendario

Come i lettori sanno, il governo deve varare un “decreto sviluppo”, il cui scopo dovrebbe essere non di toglierci soldi, ma di trovare il modo di darceli, in modo che ci venga voglia, con il portafoglio un minimo più gonfio, di fare acquisti, e facendo acquisti di incrementare la domanda, e incrementando la domanda di spingere la produzione

Come i lettori sanno, il governo deve varare un “decreto sviluppo”, il cui scopo dovrebbe essere non di toglierci soldi, ma di trovare il modo di darceli, in modo che ci venga voglia, con il portafoglio un minimo più gonfio, di fare acquisti, e facendo acquisti di incrementare la domanda, e incrementando la domanda di spingere la produzione. Ora, si scontrano su questo decreto-sviluppo due scuole di pensiero: una, che fa capo a Tremonti, secondo cui non ci sono soldi e quindi va immaginato un incentivo allo sviluppo a costo zero, un incentivo cioè che si limiti a semplificare, sburocratizzare, liberalizzare e, facendoci risparmiare in quasto modo tempo e denaro, spingerci a spendere quel poco che ci resterà in tasca. L’altra scuola di pensiero, a cui si ispirano tutti gli altri – vale a dire Berlusconi e i ministri – dice che Tremonti i soldi li deve trovare, che di tagli non se ne può più, che limitarsi a dirimere il coacervo di leggi e regolamenti che ci soffocano non basta, eccetera. Su questo ieri s’è svolto un vertice a Palazzo Grazioli, uno di fronte all’altro il ministro Romani (Sviluppo economico) e Tremonti (Economia). Risultato finale del match, a quanto se ne sa: un nulla di fatto. Berlusconi – con Letta e Matteoli - era presente, e all’uscita ha detto: «Non c’è la possibilità di fondi importanti, ci sono problemi da risolvere. L’architettura istituzionale del Paese non dà al governo alcun potere. Non abbiamo poteri. Possiamo solo suggerire provvedimenti, ma è inutile suggerire provvedimenti se sappiamo già che non avrebbero ricezione nelle forze politiche che devono approvarle. Bisognerà pure interpellarle».

  • Questo significa che i contenuti di questo “decreto sviluppo” sono ancora in alto mare.
Beh, circolano parecchie bozze di decreti possibili, e ieri ne ha messa in rete una anche l’Ansa. Sia chiaro, tutto può cambiare e ci divertiamo a render conto di qualche anticipazione tanto per dare un’idea dei criteri con cui si sta lavorando. Sembra che si vogliano raccogliere soldi attraverso la dismissione, da perfezionare obbligatoriamente entro il prossimo 31 marzo, degli immobili degli enti previdenziali (il cui valore medio è di 20 mila euro) e attraverso un condono fiscale,. Con questi soldi, suppongo, si finanzierà poi qualcosa. Il governo, di suo, non ha in questo momento che un quattro miliardi. Davvero briciole.

Come funzionerebbe questo condono fiscale?
Non si sa. Ne hanno chiesto notizia, ieri, a Berlusconi. Che ha confermato: ci stanno pensando. Come sarà fatto, resta però un mistero. Tra l’altro dovrà incastrarsi senza contraddizioni nei condoni (e negli scudi) precedenti.

Un’idea di che cosa faranno con i soldi raccolti attraverso il condono e le dismissioni?
Mah, ci sono tante indiscrezioni, tutte da verificare. Lo Stato potrebbe garantire i mutui-prima casa alle giovani coppie prive di contratto di lavoro a tempo indeterminato. Rimodulare diversamente – in relazione alle zone climatiche – gli incentivi per gli impianti fotovoltaici. Mandare prima in pensione i professori universitari (68 anni invece di 70). Introdurre il biglietto elettronico su bus e metro e la pagella elettronica a scuola. On line anche le malattie dei figli «al fine di assicurare un quadro completo delle assenze nei settori pubblico e privato e un efficace sistema di controllo delle stesse, nonché di semplificare gli adempimenti a carico dei lavoratori, riducendone i costi connessi. In tutti i casi di assenza per malattia del figlio, la certificazione di malattia è inviata per via telematica».

• È così rivoluzionario, tutto questo?
Non lo so. Mi limito a riferire quello che si legge sulle bozze circolate ieri. Pensi che c’è una bozza del decreto in cui si concede a estetisti, acconciatori, truccatori, tatuatori, chi fa piercing, agopunturisti, podologi, callisti, manicure, pedicure di trasportare sulla propria auto fino all’impianto di smaltimento (termodistruzione) un massimo di 30 kg al giorno di materiale da eliminare, per esempio siringhe con botulino usate per gonfiare le labbra, aghi da piercing, lamette per depilazione usate, eccetera.

• Mi figuro che queste semplificazioni saranno raccontate dal “Corriere della Sera” con grossi titoli in prima pagina.
Non faccia lo spiritoso. È anche prevista – non so più in quale di queste bozze – una razionalizzazione e semplificazione dei controlli sulle imprese, con l’obiettivo di «recare minore intralcio» all’attività imprenditoriale. E una Borsa carburanti, per contrastare gli aumenti dei prezzi di benzina e altri derivati del petrolio. Arrivano poi le «zone a burocrazia zero in via sperimentale, fino al 31 dicembre 2013 e sull’intero territorio nazionale». Non solo più nel Mezzogiorno, come stabilito dal decreto 78 del 2010. E le sedi degli uffici pubblici dovranno obbligatoriamente ridursi, nel 2012 e nel 2013, di almeno il 10% in termini di metri quadri e di costi relativi. Come faranno questi disgraziati a segare pavimenti e abbassare pareti? Non me lo chieda, per favore, perché non so rispondere

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 20 ottobre 2011]