La Gazzetta dello Sport, 18 ottobre 2011
Sono in corso in tutt’Italia perquisizioni tese a scoprire materiali o indumenti o armi che siano state usate sabato scorso nel corso della manifestazione di Roma e che permettano l’identificazione e la messa in stato d’accusa di persone responsabili di quelle violenze
Sono in corso in tutt’Italia perquisizioni tese a scoprire materiali o indumenti o armi che siano state usate sabato scorso nel corso della manifestazione di Roma e che permettano l’identificazione e la messa in stato d’accusa di persone responsabili di quelle violenze. A quanto risulta, fino a questo momento non è stato fermato nessuno. Le agenzie comunicano che la «vasta operazione» riguarda tutta l’Italia, dalla Lombardia alla Sicilia, dal Trentino al Lazio. Sono anche stati resi noti, in rigoroso ordine alfabetico, i nomi dei 12 arrestati di sabato, quasi tutti del Meridione e con nessun precedente. Sono nomi che, dal punto di vista giudiziario, non dicono niente e che, nonostante l’avvertimento secondo cui «rischiano dai 3 ai 15 anni», usciranno quasi sicuramente assolti con formula piena: gli avvocati difensori si dicono tranquilli del fatto che si tratta di gente presa nel mucchio e di cui non si potrà dimostrare nessuna responsabilità. Finì tra l’altro esattamente così un anno fa, con gli arrestati per i disordini del 14 dicembre 2010 assolti quasi tutti con formula piena e tornati quindi rapidamente in libertà.
• È che le forze di polizia non hanno le leggi adatte per
fermare o arrestare i violenti, magari prima che spacchino vetrine o incendino
autoblindo.
Di Pietro infatti ha detto che bisogna ritornare alla legge
Reale, anzi varare una Reale bis. E Maroni gli ha dato ragione anticipando che,
nella sua relazione oggi in Senato, annuncerà «nuove misure legislative, che
possano consentire alle forze dell’ordine di prevenire più efficacemente le
violenze come quella di sabato».
• Che cos’è la legge Reale?
Nel 1975 l’allora ministro della Giustizia, Oronzo
Reale, repubblicano, fece approvare questa legge (la 172/1975), intitolata
“Disposizioni a tutela dell’ordine pubblico” in cui si stabiliva il diritto
delle forze dell’ordine a fare impiego delle armi, qualora ne ravvisassero la
necessità, estendendolo anche ai casi di ordine pubblico; a fermare o arrestare
preventivamente anche in assenza di flagranza di reato, di fatto permettendo un
fermo preventivo di 96 ore entro le quali l’autorità giudiziaria avrebbe dovuto
convalidare il provvedimento; normava infine l’uso del casco e di altri elementi
potenzialmente atti a non rendere riconoscibili i cittadini. Quest’ultimo
punto, contenuto nell’articolo 5, venne poi eliminato. Contro la legge fu
organizzato un referendum, ma gli italiani respinsero l’idea di abrogarla. E
infatti è tuttora in vigore. Solo è caduta in disuso e per resuscitarla ci
vuole un atto politico. È comunque giusto discuterne in Parlamento, dato che
non siamo più nel 1975 e gli incidenti di Roma, fino a prova contraria, non
stanno riaprendo la stagione del terrorismo.
• Non sarebbe il caso di procedere a un
inasprimento generale?
Bisogna stare attenti a non perdere la testa, a non
squilibrarsi nell’altro senso, passando dal lassismo attuale a un giro di vite
eccessivo e fuori luogo. Del resto, è questo il rischio che si corre quando si
legifera in stato di necessità o sotto la spinta di un’emozione o di uno
spavento. Modo di procedere che da noi purtroppo è la regola.
• Come funziona la cosa all’estero?
Nessuno ha in mano la bacchetta magica capace di
escludere in modo assoluto qualunque incidente. E tuttavia americani, tedeschi,
francesi e inglesi sembrano meglio attrezzati di noi, specialmente nella fase
preventiva. A Zuccotti Park (Usa) qualunque violazione della legge viene punita
all’istante (da noi invece si lasciano impunemente occupare i binari da parte
dei manifestanti), gli agenti, carichi di manganelli e manette, sono piazzati a
pochi metri dagli Indignati, il parco e gli eventuali cortei sono costantemente
monitorati da torrette mobili bianche capaci di sollevarsi a decine di metri
d’altezza, e far fotografie e ascoltare i discorsi. I poliziotti inglesi hanno
il potere di perquisire e di fermare senza il mandato del giudice, il quale può
emettere provvedimenti restrittivi nei confronti dei noti professionisti del
disordine. In Francia – 1.600 manifestazioni l’anno nella sola Parigi – la
polizia procede a stretto contatto con gli organizzatori e interviene con
decisione se sospetta un pericolo. In Germania è vietatissimo partecipare a un
corteo col volto coperto o comunque rendendosi irriconoscibili. Niente armi
difensive, tipo i caschi. Sono ammesse le visite preventive alle teste calde, a
cui si può proibire di partecipare a una manifestazione. In certi casi si può
arrestare qualcuno in anticipo.
• S’è capito qualcosa di questi black bloc?
Da dove venivano, eccetera?
Non sembra che ci fossero stranieri. Ieri
“Repubblica” ne ha intervistato uno. Dal suo racconto si capisce che ci
troviamo di fronte a una struttura militare e che ragiona militarmente. Nulla
di strano, pensando a sabato. Il black bloc, che si è fatto chiamare F e ha
raccontato di essersi allenato in Grecia, ha anche promess «Non è finita»
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 18 ottobre 2011]