La Gazzetta dello Sport, 19 ottobre 2011
Il soldato Shalit è tornato a casa dopo cinque anni di prigionia in una segreta di Gaza, restituito alla famiglia e agli israeliani in cambio di 1
Il soldato Shalit è tornato a casa dopo cinque anni di prigionia in una segreta di Gaza, restituito alla famiglia e agli israeliani in cambio di 1.027 prigionieri palestinesi che saranno liberati a rate, ieri i primi 430, fatti uscire dalle celle di Ketziot e di Netanya. Tra questi ci sono anche 27 donne.
• È questo il Fatto del giorno? Israele e la Palestina non sono troppo lontani?
Lo scambio mostra che Hamas e Tel Aviv si sono parlati. Basta questo per rendere la liberazione di Shalit il Fatto del giorno. Quella è una delle zone più a rischio del Pianeta. Hamas, anche se governa a Gaza, resta un’organizzazione terroristica. È come se a Palazzo Chigi ci fossero le Brigate rosse. Shalit era prigioniero da cinque anni e cinque mesi, e ancora fino a poche settimane fa sembrava che il suo ritorno a casa fosse impossibile.
• Che cosa ha determinato la svolta?
Molte cose contemporaneamente. A un tratto Hamas ha perso l’appoggio della Siria, impegnata in tutt’altre faccende e in crisi con l’Occidente. A sua volta Israele, dopo la caduta di Mubarak, non ha più nell’Egitto un amico sicuro. Queste due debolezze sono state attraversate dall’improvviso accendersi dell’astro Abu Mazen, che è andato a chiedere all’Onu il riconoscimento della Palestina. Hamas non vuole che Abu Mazen, capo del partito avverso Fatah, diventi un eroe. Israele non vuole il riconoscimento della Palestina (almen non ora). I due nemici irriducibili sono stati costretti ad avvicinarsi.
• Un solo soldato in cambio di 1.027 prigionieri?
Gli israeliani che approvano lo scanbio (l’80 per cento del Paese) le rispondono così: uno dei nostri vale mille dei loro. Il problema è che tra i palestinesi liberati ci sono molti assassini. Il prigioniero più famoso è Nail Barghuti, leader dell’Olp, in carcere dal 1978 per aver ucciso un soldato israeliano. Poi: Yehia Sinwar e Jihad Yaghmour, che scontavano varie condanne a vita per aver rapito e ammazzato il soldato Nachson Wachsman; Walid Anjas, condannato a 36 ergastoli, per aver partecipato all’attentato del caffè Moment, a Gerusalemme (11 morti, 9 marzo 2002); Nasser Yateima, 29 ergastoli, attentato del 27 marzo 2002, 29 morti; Abdelaziz Salha, che s’affacciò alla finestra mostrando le mani rosse del sangue delle sue vittime; Ahlam al Tamimi, prima donna del braccio armato di Hamas, 16 ergastoli per l’attentato alla pizzeria di Gerusalemme Ovest del 9 agosto 2001, 15 morti; Amina Mounna, che diede un appuntamento al sedicenne Ophyr Rahum, facendolo poi crivellare di colpi…
• A Israele conviene rimettere in circolazione tipi simili?
Le statistiche dicono che il 60 per cento dei terroristi liberati ricomincia come prima. I più tremendi di questi prenderanno però la via dell’esilio. Abraham Yehoshua, che ha approvato lo scambio, ha scritt «In un territorio completamente distaccato da Israele non potranno compiere attentati terroristici contro Israele ma tutt’al più unirsi alle forze combattenti di Hamas».
• Qual è la storia di Shalit?
Per prenderlo, il 25 giugno 2006, i guerriglieri palestinesi sfruttarono un tunnel sotterraneo di tre chilometri che attraversava il confine meridionale della Striscia di Gaza, passando tra i sobborghi di Rafah e sbucando a Kefeh Shalom. La cattura costò la vita a due soldati israeliani e il ferimento di altri quattro. Lo stesso Shalit – nome complet Gilad Shalit, già caporal maggiore, adesso promosso a sergente di prima classe– ebbe la mano sinistra fratturata e la spalla leggermente ferita. Hamas ha sempre chiesto, in cambio della sua liberazione, che gli israeliani lasciassero andare centinaia di prigionieri palestinesi. Adesso finalmente l’accordo, e ieri il primo scambio. Shalit è stato portato in elicottero alla base di Tel Nof, dove lo attendevano il primo ministro Netanyahu e i genitori Aviva e Noam. Intanto un convoglio con 133 detenuti palestinesi arrivava in Cisgordania e un altro, con 147 prigionieri, al valico di Kerem Shalom. Shalit ha detto: «Hamas mi ha trattato bene. Sono stato informato del mio rilascio una settimana fa. Per la prima volta in cinque anni ci ho creduto davvero. Mi è mancata la mia famiglia, mi è mancato parlare e vedere la gente. Spero che questo accordo possa aiutare il processo di pace tra israeliani e palestinesi». La liberazione dei terroristi ha provocato una violenta reazione dei familiari delle vittime. Shuvel Schijveschuurder, 27 anni,a cui Hamas ha ammazzato i genitori e tre fratelli, ha affrontato il padre di Shalit con queste parole: «Corri ad ammainare la bandiera israeliana che hai issato sul tetto e al suo posto metti una bandiera nera, perché domani sarà un giorno di lutto». La polizia lo ha arrestato perché ha insozzato, a Tel Aviv, il memoriale di Rabin. Gli ha dato torto anche il tribunale, indifferente alle grida dei tanti genitori presenti in aula («per salvare tuo figlio, il governo libera gli assassini dei nostri»): i quattro ricorsi urgenti presentati contro lo scambio sono stati respinti
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 19 ottobre 2011]