La Gazzetta dello Sport, 12 ottobre 2011
Il governo stavolta è andato sotto alla Camera non su un ordine del giorno o su qualche emendamento poco importante, ma addirittura sull’assestamento di bilancio, 290 sì e 290 no, un pareggio che non esiste perché significa, nel regolamento della Camera, bocciatura
Il governo stavolta è andato sotto alla Camera non su un ordine del giorno o su qualche emendamento poco importante, ma addirittura sull’assestamento di bilancio, 290 sì e 290 no, un pareggio che non esiste perché significa, nel regolamento della Camera, bocciatura. Ora, in una sessantina d’anni di storia repubblicana nessun governo che andato sotto sulla legge di bilancio ha potuto esimersi dal dare le dimissioni. Ieri sera Casini ricordava che Andreotti e Goria, in circostanze analoghe, salirono subito al Quirinale. Infatti è come quando in un’azienda il consiglio d’amministrazione non approva il bilancio dell’anno. In questo caso l’amministratore – cioè il responsabile dei conti – deve dimettersi. Il bello, cioè il brutto, è che nelle società la bocciatura del bilancio precede spesso la denuncia dell’amministratore all’autorità giudiziaria e l’apertura, magari, della procedura di fallimento.
• Quindi o Tremonti o Berlusconi, uno dei due dovrebbe
dimettersi. Magari tutti e due. Magari il governo.
L’Aula ha bocciato l’articolo 1. In quel momento è entrato
Berlusconi e s’è sentito gridare dai deputati: «Dimissioni, dimissioni!».Il premier ha capito che cosa era
successo, ha avuto un’espressione di stizza, ha scambiato qualche parola con
Cicchitto, poi si è alzato e senza salutare nessuno è uscito dall’aula agitando
dei fogli di carta proprio in faccia a Tremonti, seduto sull’ultimo scranno. Il
ministro si è alzato a sua volta e lo ha seguito e i due poi si sono rinchiusi
negli uffici riservati al governo dove sono stati raggiunti da Cicchitto, Lupi,
Verdini, Fitto e dalla Brambilla, e, più tardi, anche da Romano e da Moffa,
leader di “Popolo e territorio” (gli ex Responsabili). Qualcuno ha colto una
frase del premier: «Dovrei essere più cattivo, ma sono fatto così». Intanto
Cicchitto rilasciava alle agenzie questa dichiarazione: «Io credo che il
governo debba rendersi disponibile a un confronto politico e verificare se
abbia o meno la fiducia in Parlamento». Idem La Russa: «Berlusconi chieda la
fiducia in Parlamento».
• Insomma la bocciatura dell’assestamento di
bilancio equivale a un voto di sfiducia.
Berlusconi ha passato la serata a studiare un modo
per uscirne. I suoi intanto dicevano che s’era trattato di un incidente
tecnico, tesi evidentemente insostenibile. La procedura di recupero, se si
riuscirà a scovarla, deve essere concordata con Napolitano. All’inizio s’era
pensato di presentare un maxiemendamento con voto di fiducia. Adesso si punterebbe
a ritirare il provvedimento bocciato e a presentarne un altro, da far approvare
sempre con la fiducia. Intanto il disegno di legge sulle intercettazioni è
stato rinviato. Il guaio è grosso.
• Che cos’è questa “legge di assestamento del
bilancio”?
La prevede l’articolo 81 della Costituzione: «Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo».
Questo era il “rendiconto consuntivo”. Si mettono a posto i numeri del bilancio
di previsione con le cifre vere di quello che si è speso e si è incassato
nell’anno in questione (ieri il 2010). La Camera ha bocciato l’articolo 1: «Il
rendicono generale dell’Amministrazione dello Stato e i rendiconti delle
Amministrazioni e delle Aziende autonome per l’esercizio 2010 sono approvati
nelle risultanze di cui ai seguenti articoli». Ai «seguenti articoli» non ci si
è arrivati…
• Chi sono gli assenti che hanno
determinato questa caduta?
Bossi è stato bloccato dai cronisti
che volevano notizie sul congresso di Varese di domenica scorsa (ne abbiamo
parlato ieri). Tremonti veniva da un funerale, ha raggiunto il suo posto con 30
secondi di ritardo. Scajola, che aveva pranzato col premier e dato inizio forse
a un percorso di pacificazione, non s’è fatto vedere in aula. Mancava anche
Maroni. Altri seggi vuoti: quelli di Martino, Miccichè, Pittelli, Ronchi. La
lista completa delle assenze è questa: 19 del Pdl, 7 di Popolo e territorio tra
cui Scilipoti, 4 del gruppo misto più i deputati in missione. C’erano assenze
anche nell’opposizione, una decina di parlamentari almeno, il che rende la
sconfitta della maggioranza ancora più grave. D’altra parte, poco prima, il
Documento di Economia e Finanza era passato per soli due voti. Quindi la
debolezza complessiva è indiscutibile e viene in genere mascherata dai voti di
fiducia.
• Non è enorme che Tremonti
non abbia votato la legge di bilancio?
È enorme, ma potrebbe essere stato un
incidente. Il berlusconiano Osvaldo Napoli gli ha dato addosso («Tremonti
decida se il suo comportamento è stato consono»), Verdini ha invece difeso
tutti: «Alla prima votazione c’erano 287 deputati nostri e 285 loro.
Alla seconda votazione (quella sull’art.1, ndr) si sono aggiunti 7 nostri deputati e 5 loro, ma quattro dei nostri -
Bossi, Cossiga, Gianni e Testoni - non hanno fatto a tempo a votare. Se in
questo ci leggete un fatto politico...».
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 12 ottobre 2011]