Comandini, 25 luglio 1866
• Cialdini, ricevuto il telegramma di La Marmóra annunciante la sospensione delle ostilità, risponde essere impossìbile avvisare le sue truppe della sospensione d’armi, e chiede che essa incominci domani a mezzogiorno
• Cialdini, ricevuto il telegramma di La Marmóra annunciante la sospensione delle ostilità, risponde essere impossìbile avvisare le sue truppe della sospensione d’armi, e chiede che essa incominci domani a mezzogiorno. La Marmora risponde non èssere possibile prorogare. Allora Cialdini telegrafa a La Marmora protestando vibratamente perchè, avendo egli comando indipendente, la decorrenza della sospensione d’armi non doveva essere fissata senza previi concerti con lui. Analogo telegramma spedisce al Re e a Ricasoli, il quale ultimo dà ragione a Cialdini con suo telegramma delle ore 14.45. In seguito poi ad un telegramma inviatogli oggi da La Marmora, il quale si giustifica di avere agito dietro ordini precisi del Re e del presidente dei Ministri ed aggiunge che non può certamente farsi a lui, La Marmora, rimprovero di aver mancato di riguardo a Cialdini «massime in questa campagna », Cialdini telegrafa al ministro della guerra dimettendosi da comandante del corpo di spedizione e chiedendo il ritiro dal servizio militare ed avvertendo che recasi ad Udine ad attendervi il suo successore. Questo telegramma ne provoca altri due del ministro della guerra e del Re, entrambi preganti Cialdini a recedere dalle dimissioni