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 1866  giugno 24 calendario

• Questa giornata, che secondo le disposizioni del Comando Supr. italiano, avrebbe dovuto essere solo di marcia-manovra, è invece giornata di grande battaglia

• Questa giornata, che secondo le disposizioni del Comando Supr. italiano, avrebbe dovuto essere solo di marcia-manovra, è invece giornata di grande battaglia. Infatti il I e Ili corpo dell’esercito italiano, avviati dentro il Quadrilatero per la porta del Mincio (fra Peschiera e Mantova), per occupare la linea Sona-Villafranca appoggiandosi alle forti posizioni collinose di Sommacampagna e Custoza, vengono sorpresi dall’esercito austrìaco che col suo grosso ha occupato questa notte la zona tra Castelnuovo e Sona, con lo scopo di gettare queste forze con una conversione a sinistra verso la linea Oliosi-Sommacampagna, sul fianco sinistro degli italiani, mentre una massa di quattro reggimenti di cavalleria deve gettarsi contro l’ala destra del nostro esercito per imbarazzarne i movimenti. Ecco le fasi principali della battaglia. Dalle ore 6 alle 10 si accendono quattro combattimenti: a OUosi, a Santa Lucia del Tioiie, sulle alture di Gustosa {Monte Croce) e sulla pianura di Villafranca. Dalle 10 alle 20 la lotta si polarizza intorno a Custoza nei due combattimenti di Montevento e di Monte Sabiuno. Peima parte della giornata di Custoza. OHosi: la la divisione (Cerale) presa di fronte dalla divis. Rupprecht (riserva), sul fianco sinistro dalla colonna Ballàcs uscita da Peschiera e sul fianco destro da altri 12 mila uomini con 32 cannoni del 5° corpo austriaco (Liechtenstein) in posizione a S. Rocco, è battuta dopo che la brigata Forlì (43 e 44 fant.) ha respinto, distruggendolo, il 6° squadrone di Ulani (cap. Bectdsheim). Il gen. Onorato Di Villarey, comandante la brigata Pisa (29 e 30 fant.), cade fulminato da tre proiettili sotto gli occhi del proprio figlio, suo aiutante di campo. Perdite rilevanti da entrambe le parti. Santa Lucia del Tione. In un primo tempo la brigata Brescia (19 e 20 fant.) della 5a divisione (Sirtori), sorpresa dal nemico al torrente Bione, assale il reggimento Benedeck in un brillante combattimento diretto dallo stesso gen. Sirtori, e lo sbaraglia Costretta a ripassare il Tione da contrattacchi di forze fresche austriache, la brigata Valtellina (65 e 66 fant.) rioccupa le posizioni perdute dalla brigata Brescia. Alle ore 14 gli austriaci iniziano un nuovo e più formidabile attacco, protetto da 24 cannoni, che riducono in breve al silenzio i 12 cannoni dalla 5a divisione, onde il gen. Sirtori — minacciato anche alla sua ala sinistra — decide di ritirarsi a Valeggio. Dapprima la ritirata è ordinata e viene eseguita combattendo, poi diviene disordinata e confusa, anche a causa del terreno. Giunto a Valeggio, Sirtorì ha conoscenza dell’ordine, dato dal Re, di difendere quella posizione a ogni costo, ma non crede di poter eseguire quell’ordine, essendo le sue truppe, demoralizzate e stanche, tutte già passate sulla destra del Mincio. Monte Croce. La divisione granatieri di Sardegna (gen. Brignone) giungendo ai piedi dell’altura di Custoza, è colpita improvvisamente dall’artiglieria nemica in posizione sulle alture della Berrettara, Il capitano Luigi Pelloux, mettendo in pos:zbne sul dosso nudo di Monto Croce i suoi sei cannoni, risponde alle batterie nemiche (in tutto 40 pezzi), ma dopo mezz’ora, messi fuori combattimento tutti i serventi dei pezzi, è costretto a ritirarsi. Frattanto il gen.Brignone lancia i granatieri al contrattacco di due brigate di fant. del 9” corpo austriaco avanzanti all’attacco di Monte Croce e le rovescia in fondo al vallone di Staffalo, causando al nemico la perdita di 8 ufficiali e 887 soldati, mentre gli Italiani hanno 30 ufficiali e 473 soldati fra morti e feriti. Ma gli Austriaci muovono subito al contrattacco e sopraffanno gli Italiani; l’intervento dei granatieri di Lombardia è di breve durata: il loro comandante principe Amedeo rimane ferito all’addome, con ferita non mortale, perchè attutita dalla piastra del cinturino. Ti principe vorrebbe rimanere a cavallo, ma il suo aiut. di campo Roberto Morra lo strappa giù di peso. E’ necessario rinforzare la divisione granatieri di Sardegna con le divisioni Govone e Cugia (9a e 8a del III corpo). Villafranca. Il col. Pulz, saputo da alcune sue pattuglie di scoperta che a nord di Villafranca si trovano due reggimenti italiani della divisione principe Umberto (16a), lancia la sua Brigata di cavalleria in càrica a fondo contro la divisione italiana, che sta sboccando da Villafranca. L’urto è magnificamente sostenuto dal 4° bersaglieri e dal 49° fanteria che hanno appena il tempo di formare i quadrati, entro uno dei quali (il 4° del 49” fant.) entra il principe Umberto col seguito. Da parte austriaca si distinguono gli Usseri dell’ Imperatore (1° Usseri) e gli Ulani di Tremi (13° regg.), i quali però, dopo ripetute cariche, sono costretti a . retrocedere in gran disordine, lasciando il terreno intorno ai quadrati coperto di uomini e di cavalli morti o feriti (in tutto perdono 576 uomini e 353 cavalli). Assai limitate le perdite da parte degli Italiani. Distìnguasi il regg. cavali. d’Alessandria, che ha 51 morti. Ma frattanto, per l’improvviso apparire de’ cavalieri austriaci alle spalle delle truppe di prima linea e per il retrocedere precipitoso di alcuni soldati nostri (causa la voce divulgatasi che le truppe del Principe sono state disfatte), sono prese da panico le colonne dei carriaggi del III corpo (Della Rocca), che fuggono in gran disordine verso il Mincio, rendendo impraticabili molte s trade. Il gen. Della Rocca, impressionato da questo incidente, arrestala marcia del suo corpo, la divisione Cugia (8a), fermandosi alle falde orientali di Monte Croce, invece di occupare Sommacam pagna, e la divisione Bixio (7a), fermandosi a Villafranca, invece di avanzare al quadrivio di Ganfardine, che trovasi a tiro di cannone dal vallone di Staffalo, che gli Austriaci devono attraversare per muovere all’attacco dì Monte Croce. Seconda parte della giornata di Custoza. La 2a divisione (Pianell), vedendo torme di fuggiaschi affluire al ponte di Monzambano (Mincio), decide di propria iniziativa di accorrere in aiuto alla la divisione (Cerale), e riesce infatti a sventare il tentativo di nuclei avversari (divisione Rupprecht),i quali minacciavano il fianco sinistro delle nostre truppe (riserva del I Corpo d’A rmata) occupanti la posizione di Mon 86° batt. Cacciatori austrìaco, lascia sul terreno 9 ufficiali e 726 uomini fra morti, feriti e prigionieri. La posizione di Montevento è brillantemente tenuta — dal 2°, 8° e 13° hatt. bersaglieri, da 4 batterie (3a, 12a e 15a del 6« reggim., e 3a del 9°), e dal regg. Lancieri Aosta, contro forze più che triple — fino alle 15, ora in cui le truppe ripiegano lentamente combattendo sulle alture di Valeggio. La 9a divisione (gen. Govone), dal re Vittorio Emanuele inviata in soccorso della divisione Granatieri di Sardegna (divisione Brignone 3a), che sta abbandonando la Casa di Monte Torre, col sussidio della 8!1 divis.(Cugia) riconquista con grande slancio le alture di ‘ Custoza, Monte Croce e. Monte Torre, sloggiandone con tre successivi attacchi gli Austriaci. Per tal modo alle ore 14 l’ala sinistra austriaca è respinta, per merito specialmente della divis. Govone, da Custoza, mentre l’ala destra è arrestata nella sua offensiva in direzione dei ponti del Mincio, e le alture di S. Lucia in potere della 5a divisione (Sirtori). Pertanto il gen. La Marmora potrebbe far assalire dalla 2a divisione (Pianell) il nemico sul fianco destro e far avanzare da Villafranca contro le alture di Sommacampagna la maggior parte delie truppe. Purtroppo però egli non riesce a rendersi conto della situazione e alle ore 11, dopo la conquista delle alture di Custoza, dirigesi verso Valeggio, onde fissarvi ilQuartiere Generale. La vista della strada ingombra di granat ieri in ritirata (3a divisione), che si adopera invano per fermare, e quella degli sbandati della la divisione (Cerale), e specialmente le esagerate notizie di grande disfatta e di parecchi generali uccisi o feriti, ingenerano sfiducia ed abbattimen t o nell’animo del La Marmora, che si dirige verso Castelnuovo, ripetendo fra se: — Che disfatteti Che catastrofe! Nemmeno nel ‘4*1 — Onde, fermo nella convinzione che lo scompiglio dell’ala sinistra dell’ esercito sia irreparabile, si porta a Goito, dove al gen. Petittì e al Re dice: — Le truppe non tengono ! — Ordina poi alla divisione Angioletti (10a, II corpo) di prendere posizione a Gasa Massimbona, per opporsi a un’eventuale avanzata austrìaca da Valeggio. Alle ore 16 il generale Govone (9a divisione) chiede a Della Rocca rinforzo di truppe fresche, impegnandosi a tenere la posizione, ma il Della Rocca, egli pure allarmato pelle esageratissime notizie, continua a retrocedere sino al Mincio, limitandosi a mandare la divisione Longoni (19») che trovasi presso Roverbella, a due ore di distanza, e la quale purtroppo giunge a Villafranca quando la ritirata è già iniziata. Infatti verso le 15 1/2 l’arciduca Alberto, visto che le divisioni principe Umberto e Bixio (16a e 7a) se ne stavano inattive a Villafranca (invece di accorrere ad. appoggiare Govone sulle alture di Gustoza) «come se fossero colpile da incantesimo », lancia 30 mila soldati, protetti dal fuoco di 72 cannoni, all’assalto delle tanto contese alture di Gustoza. Nuovamente il principe Umberto e Bixio, divorati dall’impazienza d’entrare in combattimento, si rivolgono al gen. Della Rocca per ottenerne l’ordine di muovere al soccorso della divisione Govone ; ma purtroppo il Della Rocca è irremovibile e perde un’occasione magnificadi rivincita. Frattanto Govone, non ritenendo di poter attendere il formidabile attacco nemico, si disimpegna abilmente dalla formidabi1e stretta e senza lasciare un sol pezzo nelle mani del nemico, ripiega ordinatamente sino a Valeggio, che Vittorio Emanuele, con giusto intuito tattico, ordina di tenere ad ogni costo, il che potrà permettere domani di prendere la rivincita. La divisione Cugia (8a) segue frattanto, ma meno ordinatamente, il movimento di ritirata della 9a divisione. Il gen. Govone rimane ferito, e cadono molti del suo S. M.; una fiera lotta si impegna nell’interno del villaggio dì Custoza, che gli Italiani contrastano casa per casa alle truppe del gen. Moring e del gen. Welsersheimb, in un terribile spettacolo d’incendio, dì morte e di rovina. Sono le 17,30 quando Custoza cade in mano agli Austriaci! Nella ritirata, a contatto immediato col nemico,distinguonsi il 52° fanteria e i cavalleggieri Lucca e Foggia. Tra le 18 1/2 e le 19 la divisione Govone giunge presso a Villafranca. Si noti che alle ore 16,45 — arrivo a Ferrara alle 18 — Vittorio Emanuele così aveva telegrafato a Gialdini: «Va questa mattina siamo attaccati su tutti i punti. Battaglia accanita. Abbiamo tutto l’esercito contro di noi. Passi immediatamente il Po. Non so dirle esito, battaglia continua ancora, essa è dubbia, molte per* dite, divisione granatieri prese la fuga. Mio figlio principe Amedeo ferito polla pancia, le scriverò più tardi se potrò». A questo telegramma Gialdini rispondeva non poter passare il Po prima di domani, a causa delle disposizioni già date. Alle ore 22.20 — ricevuto 23.15 — il Re spedisce a Gialdini altro telegramma riferendo di perdite immense, «molti generali feriti», e dell’ordine dato di ripassare il Mincio. A questo secondo telegramma Gialdini risponde al Re e a La Marmora trovarsi in grande perplessità, potendo un passo falso compromettere le sorti della guerra. Va notato che nel telegramma a La Marmora, Gialdini parla del disastro accaduto sul Mincio. Il telegramma, subito conosciuto in paese, suscita immensa impressione. Pkrditk in questa giornata. Italiani: 91 uftìcialimorti, 204 feriti,39prigionieri; 626 soldati morti, 2360 feriti, 3608 prigionieri, 454 dispersi. Totale: 334 ufficiali, 7048 soldati perduti. Austriaci: 71 ufficiali morti, 223 feriti, 15 prigionieri, 16 dispersi; 1099 soldati morti, 3761 feriti, 1500 prigionieri, 1282 dispersi. Totale: 325 ufficiali, 7642 soldati perduti. Sono morti, fra gli altri, sul pampo, i seguenti ufficiali: gen. Onorato Rey di Villarey, il capitano Gabriele Beau e il sottot. Giuseppe Zocchi morti per ferimento; il capitano Andrea Serra morto per sincope. Sono rimasti feriti, fra gli altri, il gen. Giov. Durando (comand. I corpo), il gen. Govone (9a divis.), il gen. Cerale (1* divis.), il principe Amedeo Ferdinando Maria duca di Aosta, terzogenito di Vittorio Emanuele II, comandante la brigata granatieri di Lombardia, ferito all’addome; il gen. Aiessando Gozzani dì Treville, comandante la brigata granatieri di Sardegna; il gen. Luca Dho, comandante la brigata Forlì; i tenenti colonnelli Giorgio Manin e Francesco Veneti, ecc. Hanno meritato la medaglia d’oro fra gli altri: i principi Umberto e Amedeo,. la bandiera del 28° reggini, fanteria, lo stendardo dei Lancieri Aosta,il generale Onorato Rey di Vìlìarey, il ten. col. Giuseppe Trombone (43° fant.), il ten. col. Vincenzo Statella (3° granatieri) il colonnello Raffaele Pasi (5° fant.), il ten. col. Annibale Boni (comandante 1” granatieri1!, il col. Federico Manassero di Costigliole (2° granatieri), il col. Federico Nedbal (28° fanteria), il col. Enrico Strada e il cap. Malachia Marchesi de Taddei, entrambi dei cavali. d’Alessandria, e il cap. barone Roberto Perrone di San Martino, della 2a Batterìa a cavallo. (In tutta la campagna la cavalleria ha meritato 437 ricompense al valore, di cui 10 neir.O. M. di S.). Operazioni nel Trentino. Garibaldi da Salò, ignaro dell’esito della battaglia di Custoza, lancia ai suoi volontari un ordine del giorno in cui dice: «Il nostro prode esercito ha corrisposto degnamente alia fiducia del re, alle speranze dell’Italia. Esso sta cacciando davanti a sé il nostro secolare nemico...» - La Grassetta Ufficiale pubblica Regio Decreto del 26 aprile per cui i libri dei P. P. Minori Osservanti di Bonorya passeranno alla Biblioteca’dell’Università di Sassari.