Comandini, 9 marzo 1866
• La seduta della Camera si apre alie ore 13. L’on. marchese Gioachino Pepoli, cugino del principe Napoleone (figlio della principessa Letizia Murat, figlia del fu re Gioachino e della regina Carolina Bonaparte), svolge un’interpellanza sulla questione dei Principali danubiani e dei Ducati dell’Elba, affermando che, visti gli armamenti che si fanno in Europa, l’Italia deve gettare la sua spada nella bilancia, agendo in base ai principii di libertà e di nazionalità
• La seduta della Camera si apre alie ore 13. L’on. marchese Gioachino Pepoli, cugino del principe Napoleone (figlio della principessa Letizia Murat, figlia del fu re Gioachino e della regina Carolina Bonaparte), svolge un’interpellanza sulla questione dei Principali danubiani e dei Ducati dell’Elba, affermando che, visti gli armamenti che si fanno in Europa, l’Italia deve gettare la sua spada nella bilancia, agendo in base ai principii di libertà e di nazionalità. Conchiude chiedendo di poter presentare un ordine del giorno per consigliare la chiamata alle armi della classe 1845. Il ministro La Marmora risponde al Pepoli che «se i deputati hanno il diritto d’interpellare, i ministri hanno spesso il dovere di non rispondere. Le circostanze sono cosìgravi e complicate, che il governo non crede rispondere ». Si accende una vivacissima discussione cui partecipano Ricciardi, Civinini,Bixio,Brofferio,Guerzoni, il quale ultimo esige che La Marmora risponda all’ interpellanza del Pepoli. Ad un nuovo rifiuto del ministro, Pepolì controreplica vibratamente, ed il La Marmora, dopo aver sdegnosamente espresso il dubbio che il Pepoli sia al corrente delle ultime deliberazioni del Governo (chiamata di classi), dichiara esaurita l’interpellanza. Nelseguito della discussione sono nominati nella e ommissione per l’inchiesta amministrativa gli onorevoli Bianchierì, Gibellini, Gairoli, Ferraccini. Poi, con 122 voti contro 119 e 2 astenuti, la Camera rigetta il progetto di legge relativo alla transazione di lite col barone Baratelli per la pineta di Ravenna.