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 2011  ottobre 03 Lunedì calendario

Esistono anche gli “indignados” americani, e sabato sera ne hanno arrestati settecento che volevano bloccare il ponte di Brooklin

Esistono anche gli “indignados” americani, e sabato sera ne hanno arrestati settecento che volevano bloccare il ponte di Brooklin. La polizia spiega: «Li avevamo avvertiti, non ci hanno dato retta e si sono messi in corteo».

  • Ho un mucchio di domande, ma intanto voglio sapere quest da dove esce fuori questa parola – “indignados” – che sento dire da qualche mese?
Un signore di 93 anni (adesso saranno 94), di nome Stéphane Hessel, francese, pubblicò l’anno scorso un librettino di 20 pagine, intitolato Indignatevi!. Il volumetto non contiene niente di speciale, l’autore, che ha fatto la Resistenza ed è scappato due volte dai campi di concentramento (è un ebreo che sta dalla parte dei palestinesi), esorta a indignarsi per le ingiustizie del mondo e in difesa della democrazia, parendogli prossima un’età di nuovi autoritarismi. Se vuole la mia idea, un pamphlettino senza sugo. E però, nella sua vaghezza indignata, ha venduto milioni di copie dappertutto (in Italia lo pubblica Add) e ha dato il nome a questi nuovi movimenti di protesta che si vedono nel mondo. Sono stati gli spagnoli a fare diventare gli Indignados qualcosa di particolare, quando, in occasione delle elezioni regionali dello scorso maggio, s’accamparono per giorni e giorni sulla Plaza del Sol di Madrid, per chiedere una nuova democrazia. Anche lì, discorsi entusiasmanti, ma vaghissimi. Però capaci di testimoniare una rabbia, un disagio, una sofferenza a cui nessuno sa dare una risposta, neanche quelli che la patiscono. Per esempio, un giornalista si sentì dire da un giovane spagnolo arrabbiat «In tre anni tutto è cambiato!». Per esempio, che cosa?, chiese il giornalista. E quell «La birra è passata da un euro e mezzo a tre euro!». Glielo racconto solo per rappresentarle lo stato di smarrimento di questi giovani.

La versione americana dell’indignazione?
È più o meno la stessa cosa. Si sono accampati, in qualche migliaio, a Zuccotti Park, tra la Broadway e Liberty Street. Da Zuccotti si vedono i grattacieli di Wall Street. Il movimento si chiama “Occupy Wall Street”, cioè “Occupare Wall Street”. Stanno lì da una quindicina di giorni e nessuno s’è accorto di niente. Poi, improvvisamente, ci sono state le cariche della polizia e i 700 arresti provocati da un gruppo (qualche migliaio di persone) che voleva bloccare il Ponte di Brooklin. È bastato questo per finire su tutte le paginedel mondo, virtuali e di carta. I giornalisti infatti si aspettano la protesta, anzi la Grande Protesta, e si meravigliano che non si sia ancora manifestata. Quindi, al minimo segno di indignazione, si eccitano. Neanche in Grecia le tensioni sociali, alla fine, sono all’altezza di quello che le banche hanno fatto al mondo. Nove ministeri occupati, i cortei… È poca roba, se ci pensa.

Com’è finita in Spagna?
Niente. Sono scomparsi. Ogni tanto riaffiorano, piccole eruzioni cutanee.

In Italia, naturalmente…
In Italia vedremo qualcosa tra qualche settimana, forse. Gli studenti italiani, facendosi chiamare Pantera o qualcosa del genere, vanno per strada a far casino e poco dopo finisce tutto. Il Pd, a parte la chiamata a raccolta di tutti i cittadini all’Arco della Pace sabato prossimo, ha ormai adottato il sistema di moltiplicare le manifestazioni in tante città, in modo da banalizzare l’afflusso limitato di quelle poche decine di persone che partecipano. Può darsi che la protesta americana evolva: leggo un’agenzia in cui si parla di nuove manifestazioni a Washington e a Boston. È possibile che si estenda a tutta l’America e che diventi un fatto davvero importante.

Perché da noi non c’è un movimento di massa che scende in strada e si indigna sul serio? Perché anche all’estero gli indignati appaiono per qualche giorno e poi si perdono per strada?
In Italia c’è troppo benessere per fare la rivoluzione. Le famiglie italiane sono sedute su un patrimonio – tra soldi in banca, immobili, barche e quant’altro – di 8.500 miliardi. È difficile essere davvero incazzati in queste condizioni. In generale né gli italiani né gli spagnoli né gli americani sanno bene quello che si dovrebbe fare. E non c’è politico che glielo spieghi. È verissimo che le banche hanno saccheggiato il mondo ed è altrettanto vero che i politici li hanno lasciati fare. È altrettanto vero che i politici, adesso, non stanno facendo niente per impedire ai banchieri di ripetere, nei prossimi dieci anni, gli stessi giochetti. E tuttavia: come si potrebbe fare? Mettere i banchieri al muro? Appendere i politici a testa in giù? Leggo tanti saggi e tanti articoli sulla “vera democrazia” senza che nessuno mi sappia spiegare in che consista. Mancano i leader (e Obama è stato la più grande delusione degli ultimi anni), e mancano soprattutto i progetti, intorno a cui appassionarsi, immaginare un futuro, lottare

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 3 ottobre 2011]