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 2011  settembre 27 Martedì calendario

Sarà difficile dire adesso che la Chiesa cattolica è contenta di Berlusconi: il cardinale Bagnasco, senza nominarlo, ha fortemente criticato lo stile di vita del nostro premier, definendolo licenzioso, improprio, mortificante e persino contrario alla nostra Costituzione

Sarà difficile dire adesso che la Chiesa cattolica è contenta di Berlusconi: il cardinale Bagnasco, senza nominarlo, ha fortemente criticato lo stile di vita del nostro premier, definendolo licenzioso, improprio, mortificante e persino contrario alla nostra Costituzione. Un discorso che fa seguito agli accenni e alle allusioni, piuttosto esplicite, contenute nei discorsi fatti dal papa in Germania, di cui abbiamo riferito nei giorni scorsi, ma a cui va aggiunta almeno questa riflessione, consegnata ai fedeli che lo ascoltavano a Friburgo: «Gli agnostici che a motivo della questione su Dio non trovano pace e le persone che soffrono a causa dei nostri peccati e hanno desiderio di un cuore puro, sono più vicini al Regno di Dio di quanto lo siano i fedeli

Prima di tutto chi è Bagnasco?
Esiste la Conferenza episcopale italiana. Che cos’è? È l’assemblea permanente dei vescovi italiani, che ha il compito di studiare i problemi che interessano la vita della Chiesa in Italia, di dare orientamento nel campo dottrinale e pastorale, di mantenere i rapporti con le pubbliche autorità italiane, di gestire direttamente il Concordato con l’Italia. Il presidente di questo organismo molto importante è appunto il cardinale Angelo Bagnasco, scelto a quella carica dallo stesso Benedetto XVI.

Che cosa ha detto esattamente, a proposito di Berlusconi, il cardinale Bagnasco?
Ribadisco che la parola “Berlusconi” non è stata mai pronunciata. Le parole in questione sono queste: «I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune. Mortifica dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui. Non è la prima volta che ci occorre di annotarl chiunque sceglie la militanza politica, deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda. Si rincorrono, con mesta sollecitudine, racconti che, se comprovati, a livelli diversi rivelano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica. La collettività guarda con sgomento gli attori della scena pubblica e l’immagine del Paese all’esterno ne viene pericolosamente fiaccata. Quando le congiunture si rivelano oggettivamente gravi e sono rese ancor più complicate da dinamiche e rapporti cristallizzati e insolubili, tanto da inibire seriamente il bene generale,allora non ci sono nè vincitori nè vinti: ognuno è chiamato a comportamenti responsabili e nobili. La storia ne darà atto». Bagnasco parlava al consiglio permanente dei vescovi, riuniti ieri a Roma.

• Sento qualcosa dietro la frase «non è la prima volta che ci occorre di annotarlo…»
Bagnasco risponde ai tanti, cattolici e no, che hanno accusato la Chiesa di star troppo zitta davanti alla libidine fuori controllo del premier. L’ultima a richiamare i vescovi è stata Barbara Spinelli, su “Repubblica”: «Che altro deve fare il capo di governo, perché i custodi del cattolicesimo dicano la nuda parola: "Ora basta"? Qualcosa succede nel loro animo quando leggono le telefonate di un Premier che traffica favori, nomine, affari, con canaglie e strozzini?». Gian Antonio Stella, sul “Corriere”, ha poi scritto, in un articolo in cui si ricordano le mille volte che il premier ha preteso di essere ben più che un cattolico e un’anima pia, addirittura un santo («l’unto dal Signore»): «Il Cavaliere, oltre che il premier, fa anche il cattolico “a tempo perso”? Le autorità vaticane sembrano aver scelto di tacere, per ora, su quel pollaio di finte infermiere e squillo russe e ballerine sudamericane che emerge dalle intercettazioni»Un anno fa Micromega aveva raccolto le dichiarazioni di undici sacerdoti, tutte dirette contro il silenzio della Chiesa. Per esempi «Di fronte a episodi pubblici di mercificazione della donna, di sfruttamento della prostituzione persino minorile, di orge erotiche organizzate per divertire il capo, di pratica del “fottere senza amore” esaltata come espressione di virilità e di modernità, Sua Eminenza (cioè Bagnasco – ndr) si è mostrato diplomaticamente equilibrato, pacatamente cauto» (Don Francesco Pasetto, parroco della chiesa dei ss. Vito e Modesto a Lonnano, Pratovecchio, Arezzo) oppure «Occorre meno diplomazia e più profezia» (Don Luciano Scaccaglia, parroco di S. Cristina, Parma).

Berlusconi commenterebbe che si tratta dei soliti preti comunisti.
Avrebbe torto, perché se prima il papa e poi Bagnasco hanno deciso di parlare significa che lo spettacolo ha superato i limiti del tollerabile. Del resto, ogni settimana i sondaggi segnalano una caduta di consensi per Berlusconi personalmente e per i due partiti del centro-destra in particolare. Galli della Loggia, in un editoriale sul Corriere, ha invitato gli uomini del centro-destra a darsi una mossa, se non vogliono sparire. La mossa, appunto, sarebbe quella di liberarsi dei due vecchi ancora al comando e di procedere a un rinnovamento profondo e veloce, in modo da presentare alle prossime elezioni una classe dirigente votabile. In caso contrario, dissoluzione sia del Pdl che della Lega.

Al cardinale vanno bene i magistrati che realizzano centomila intercettazioni su una vicenda che non è neanche certo abbia risvolti penali? No, il cardinale si dichiara colpito dall’«ingente mole di strumenti di indagine messa in campo» e dalla «dovizia delle cronache a ciò dedicate». Questo però non assolve Berlusconi: «Nessun equivoco tuttavia può qui annidarsi. La responsabilità morale ha una gerarchia interna che si evidenzia da sé, a prescindere dalle strumentalizzazioni che pur non mancano»

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 27 settembre 2011]