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 2011  settembre 23 Venerdì calendario

L’onorevole Marco Milanese, berlusconiano e a suo tempo braccio destro del ministro Tremonti, ha scampato i magistrati napoletani, che volevano arrestarlo per associazione a delinquere corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio, grazie al voto di ieri mattina dei suoi colleghi deputati: 312 no contro 306 sì e almeno 7 franchi tiratori sicuri, cioè gente che pur appartenendo al centro-destra ha votato per l’arresto

L’onorevole Marco Milanese, berlusconiano e a suo tempo braccio destro del ministro Tremonti, ha scampato i magistrati napoletani, che volevano arrestarlo per associazione a delinquere corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio, grazie al voto di ieri mattina dei suoi colleghi deputati: 312 no contro 306 sì e almeno 7 franchi tiratori sicuri, cioè gente che pur appartenendo al centro-destra ha votato per l’arresto.

• Leghisti?
Bossi dice di no. Bossi ha detto: «Questo voto è andato. L’avevo detto che la Lega non avrebbe fatto cadere il governo. Siamo alleati leali». “Repubblica” ha raccontato che nell’incontro dell’altro giorno, Berlusconi ha chiesto a Bossi: «Umberto, cosa devo fare? Pensi anche tu che mi debba dimettere? Se me lo dici tu io lo faccio subito». Al che Bossi avrebbe rispost «Io voglio solo la Padania. Poi ne riparliamo a gennaio». Qualcuno ha perciò chiesto al Senatùr se è vera la storia di questo patto fino a gennaio. Risposta: «Non c’è nessun accordo per arrivare a gennaio 2012. Andiamo avanti giorno per giorno».

• Chi sarebbero allora i traditori?
I traditori potrebbero nascondersi anche nelle file del Pdl. Tremonti è pochissimo amato all’interno del suo partito. Ieri non era neanche presente in aula, per via di una riunione negli Stati Uniti del Fondo Monetario Internazionale. Fatto che ha dato la stura a dichiarazioni indignate dei suoi amici di partito. Crosett «La sua assenza di oggi è un forte indicatore del valore dell’uomo». Santanché: «Umanamente vergognoso». Altri, che non vogliono essere svelati: «Noi siamo qui a salvare il suo collaboratore e lui non c’è. È immorale». Si diceva infatti che l’arresto di Milanese avrebbe avuto conseguenze anche sul ministro, dato lo stretto legame politico-professionale tra i due.

Veramente si pensava che un voto di condanna avrebbe fatto cadere il governo.
Veramente Tremonti aveva poi detto che non si sarebbe dimesso in nessun caso. E Berlusconi pure. L’altro giorno il premier ha chiesto di incontrare Napolitano e quando il presidente gli ha chiesto lumi sulla tenuta della maggioranza (avevano appena abbassato il rating di sette banche italiane) Berlusconi s’è lanciato in una tale esaltazione della sua forza politica che Gianni Letta, seduto accanto a lui, ha dovuto dargli di gomito per placarlo. Quando poi s’è visto con i suoi, la sera alle nove, il Cav s’è permesso questa battuta: «Tranquilli, il presidente Napolitano non si dimette».

• Quindi: Milanese se l’è cavata per il rotto della cuffia, e il governo sta in piedi anche se il coro di voci che gli chiede di farsi da parte s’è fatto assordante. E i maroniani?
Maroni, che aveva fatto votare l’arresto di Papa, stavolta ha detto ai suoi di seguire le indicazioni di Bossi. «Non possiamo assumerci la responsabilità di far cadere il governo». I deputati che uscivano dalla Camera dopo il voto su Milanese sono stati accolti da una trentina di contestatori che li ha bersagliati di monetine da 5 cent e di grida «Vergogna, vergogna». Come era accaduto con Craxi. Di Pietro sostiene che se si continua così ci scapperà il morto. Ma mi pare un’esagerazione.

Il governo non è messo in difficoltà dalla situazione finanziaria? Ieri Milano ha perso il 4,5 per cento e lo spread a un certo punto era a 414 (poi ha chiuso a 403).
È una situazione paradossale: da un lato, in un momento tanto difficile, la crisi di governo sembrerebbe una iattura. Dall’altro, l’esempio di Zapatero proverebbe il contrari dimissioni, elezioni tra poco e i Bonos hanno oggi una valutazione migliore dei nostri Btp.

Facciamo la lista dei nemici di Berlusconi e degli ostacoli che il governo ha ancora di fronte.
Ai partiti dell’opposizione si sono aggiunti la Marcegaglia e il papa. Il discorso che Benedetto XVI ha pronunciato ieri al Bundestag, tutto incentrato sui pericoli di una politica sedotta dal successo e dimentica della giustizia, ha una chiave di lettura prettamente italiana: «Togli il diritto e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?». L’ovazione che ha accolto queste parole, con il Parlamento tutto in piedi, ci dice che la comunità internazionale è nemica di Berlusconi. Lo prova anche il discorso di Obama dell’altro giorn facendo la lista dei paesi da ringraziare per il contributo dato alla rimozione di Gheddafi, ha saltato l’Italia. E alla «sorpresa» manifestata dalla nostra diplomazia ha praticamente fatto spallucce. Quanto agli ostacoli sulla strada di Berlusconi, ce ne sono almeno due. Uno minore, mercoledì prossimo, quando si voterà la mozione di sfiducia al ministro Romano. Un altro tra un paio di mesi, quando si saprà se voteremo il referendum per abrogare l’attuale legge elettorale. Il questo secondo caso, il governo potrebbe cadere sul serio

[La Gazzetta dello Sport, 23 settembre 2011]