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 2011  settembre 20 Martedì calendario

Ieri i mercati sono andati di nuovo giù, tutti sotto il 3% per cento tranne Londra che s’è difesa con un calo del meno 2 (il differenziale dei nostri Btp è a 381)

Ieri i mercati sono andati di nuovo giù, tutti sotto il 3% per cento tranne Londra che s’è difesa con un calo del meno 2 (il differenziale dei nostri Btp è a 381). La ragione dei crolli stavolta è chiara a tutti: ci sono 95 probabilità su cento che la Grecia fallisca e che fallisca entro il 3 ottobre.

• Come mai?
Atene dovrebbe incassare per quella data la sesta rata di prestito, equivalente a otto miliardi di euro. Le casse di quel paese sono vuote e se non riceverà gli otto miliardi non avrà i soldi, per esempio, per pagare gli stipendi ai 750 mila statali. Sarà cioè il fallimento.

• Perché non dovrebbe ricevere gli otto miliardi?
Perché s’era impegnata a un piano di tagli e privatizzazioni che non ha rispettato. Non ha rispettato soprattutto il piano di privatizzazioni: doveva vendere partecipazioni, immobili ecc. per una cinquantina di miliardi e praticamente non ha neanche cominciato. Il ministro delle Finanze Venizelos ha fatto sapere proprio ieri che sono pronte una quindicina di misure per risparmiare. La settimana scorsa è stata varata una patrimoniale da due miliardi, ma gli esperti di Fondo Monetario, Bce e Unione europea dicono che non vale due miliardi, ma uno. Lei ricorderà che la Grecia si trova in questa situazione non solo per aver vissuto al di sopra dei propri mezzi ma anche per aver truccato i conti…

• Diciamo la verità, l’Europa s’accorse subito che aveva truccato i conti, ma fece finta di niente…
È vero, e non sono pronto a giurare che il piano di tagli preteso da Fmi-Bce-Ue sia la soluzione. In ogni caso però per ottenere un altro prestito da 110 miliardi, la Grecia s’è impegnata a tagliare e a vendere. E coloro che prestano hanno detto fin dall’inizio che se il piano di risparmi non fosse stato messo in atto, il versamento delle tranches del prestito si sarebbe interrotto. I tagli che il paese dovrebbe affrontare sono tremendi: il 20% dei 750 mila statali andrebbero messi per un anno nella cosiddetta “riserva di lavoro” al 60 per cento della busta paga con la prospettiva del licenziamento se nel frattempo non si sarà trovata una collocazione in un altro ministero. Venizelos promette che prima della fine dell’anno saranno smantellate una trentina di società pubbliche. L’altro giorno circolava la notizie che le case farmaceutiche non gli mandano più medicine essenziali perché le probabilità di non essere pagati sono troppo alte. I cds sulla Grecia – l’assicurazione contro il fallimento – sono arrivati a livelli stratosferici. La Merkel ieri ha richiamato l’attenzione di tutti sul fatto che il fallimento dell’euro significa il fallimento dell’Europa. Ieri il falco Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, ha detto: «L’insolvenza greca non è da escludere. Se Atene non attuerà nei tempi previsti il programma di risanamento e riforme è consequenziale che si blocchino i versamenti delle tranches degli aiuti di Unione europea e Fondo monetario internazionale. Senza questi fondi la Grecia non può onorare le scadenze sui pagamenti dei suoi titoli di Stato». Tuttavia la posizione tedesca è oggi forse un poco più articolata. Nelle elezioni di Berlino i liberali sono precipitati dal 9 al 2 per cento. E i liberali erano i più convinti sostenitori del fatto che greci, italiani eccetera vanno buttati fuori.

• Come finisce la faccenda della Grecia, a questo punto?
Mentre io e lei discutiamo, sono riuniti in teleconferenza Venizelos e i tre rappresentanti della troika. Venizelos ha fatto sapere che staranno probabilmente lì tutta la notte e che alla fine della discussione non sarà emesso nessun comunicato.

• Se la Grecia fallisse sul serio?
Si sa già che se dovesse accadere l’annuncio sarà dato di sabato, nella speranza di attutire il colpo sui mercati. Atene potrà scegliere di restare nell’euro, rimborsando solo il 15-35% del debito ai creditori. Oppure farà rivivere la dracma, nel qual caso tutti gli euro depositati in banca si trasformeranno in dracme, a un cambio che non è possibile per il momento prevedere ma che rifletterà in ogni caso una pesante svalutazione (40-60%). In questo secondo caso la Grecia comunicherà certamente ai suoi creditori che le loro spettanze non saranno saldate. Quindi: i risparmiatori correrebbero in banca a ritirare i loro depositi, con la speranza di stringere tra le dita degli euro e non delle dracme. Naturalmente il sistema bancaro internazionale andrebbe in crisi, anche perché nessuno sottoscriverebbe più i bond dei paesi più deboli. I profeti vedono in lontananza persino la possibilità di una guerra. Non a caso la parola che si adopera di preferenza per intitolare questo scenario è “Armageddon”

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 20 settembre 2011]