Comandini, 12 aprile 1867
• Processo Persano: fra la freddezza generale parla il primo oratore della difesa, Clavesana, poi l’avv
• Processo Persano: fra la freddezza generale parla il primo oratore della difesa, Clavesana, poi l’avv. Giacosa. Questi mette in rilievo il fatto che la flotta non era in pieno assetto per accettare la sfida del nemico davanti ad Ancona. Giustifica la mancata accettazione della sfida dicendo che Persano non doveva udire solo il consiglio dello slancio, ma anche quello della prudenza per non compromettere alla leggera la flotta. Chiude la sua orazione dicendo essere il caso di ripetere: «expedit ut unus moriatur pro populo» ed esortando il Persano a confidare nel giudizio della storia. Segue l’avv. Samminiatelli che si sofferma a scagionare il Persano dall’aver voluto l’impresa dì Lissa. Dice che questa fu decisa in un consiglio composto dal ministro della marina (Depretis), e dal contramm. Vacca e comandante D’Amico, senza l’intervento del Persano. Dice essere stato il Persano esautorato dinanzi agli inferiori perchè in loro presenza gli venne imposta l’impresa di Lissa, e di fronte a sé stesso perchè obbligato a sobbarcarsi ad un’impresa che egli sapeva non poter riuscire. Essendo l’oratore spossato, viene rimandato a domani il seguito dell’arringa.