Comandini, 11 febbraio 1867
• I deputati De Boni e Cairoli presentano interpellanza contro la proibizione dei comizi per le leggi ecclesiastiche, ordinata nei giorni scorsi dai prefetti di Venezia, Udine e Padova, e chiedono che venga fissato il giorno dello svolgimento
• I deputati De Boni e Cairoli presentano interpellanza contro la proibizione dei comizi per le leggi ecclesiastiche, ordinata nei giorni scorsi dai prefetti di Venezia, Udine e Padova, e chiedono che venga fissato il giorno dello svolgimento. Ma Ricasoli risponde subito che i prefetti hanno agito secondo le istruzioni. L’on. Mancini attacca allora Ricasoli per la limitazione dei diritti del cittadino da parte del potere esecutivo e presenta quest’ordine del giorno: «La Camera, confidando che il Governo farà cessare gli impedimenti che si oppongono all’esercizio del diritto costituzionale di libera riunione dei cittadini, finchè non trasmodi in offesa alle leggi ed in colpevoli disordini, passa all’ordine del giorno». Il Ministero respinge questo ordine del giorno, mentre la Camera lo approva con 136 voti contro 104. Ne seguono le dimissioni del Ministero, rifiutate dal Re con questa lettera scritta al Ricasoli oggi stesso: «So da lungo tempo che la Camera non corrisponde al grande mandato che la Nazione le ha affidato. Questa votazione non mi stupisce. Ma è dover mio in questa occasione il dirle, caro Barone, quanto io abbia approvato ed approvi la condotta Sua e quella di tutto il Ministero. Non accetto la sua dimissione. Evvi maniera di salvare la Nazione e condurla al bene. Ne ragioneremo domani mattina alle 9».