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 1862  ottobre 23 calendario

Lungo discorso di Gladstone sull’Italia

Ad un banchetto offertogli in Newcastle, sir Guglielmo Gladstone nell’immancabile discorso, parla dell’Italia così: «V’è un altro subbietto intorno al quale desidero fare poche parole, voglio dire l’Italia (applausi). Fu mia opinione, e fu, io credo, opinione di tutta quanta la nazione inglese, che l’opera del presente governo doveva essere precipuamente rivolta a bene assecondare i desideri e le propensioni universali rispetto all’Italia. E fu opera questa convenientemente attribuita ai presenti ministri; perchè lord Palmerston, che ne è il capo, era stato tra i primi in Inghilterra a comprendere la vera condizione d’Italia, e ad ingegnarsi di darvi avviamento conforme alla nostra politica straniera innanzi ancora che la mente del pubblico avesse formato un concetto giusto intorno alle sorti italiane, nè forse ancora antivedere quel che era per seguire. E lord Russell ancor egli, come primo ministro e come privato, mise tutta l’opera sua e l’ingegno suo nel favorire la causa di quel popolo. Nè poteva, o signori, una nazione che gode di libere istituzioni, una nazione avvezza a dirigere da se la cosa pubblica, non poteva vedere i generosi sforzi degl’Italiani per affrancarsi ed emanciparsi, senza ammirarli e senza desiderare loro bene (applausi), e ci mossero più ad ammirare e riverire, coloro i quali, quantunque nuovi al governo libero, parvero nondimeno tanto bene ammaestrati nella scuola dell’afflizione e della sventura da mostrare saggezza, quasi per dire, maggiore dell’età loro (udite! udite!). Niente valse a rimuoverli dal sentiero della prudenza e della saviezza, non volendo pur seguire nell’errore l’uomo che più amavano sulla terra (udite! uditel). Il mio, il vostro desiderio, o signori, è, senza verun dubbio, che l’Italia, che è già ita tanto innanzi, possa in breve toccare la mèta della sua libertà. Non è per secondi fini, non è per verun proposito nascosto, non per verun scopo egoistico, inglese, accademico; è per la pace, per la quiete dell’Europa, per la vittoria dei principii sacri della pubblica morale, che noi ardentemente desideriamo che non s’indugi più oltre la consumazione di questa grande opera (applausi). Per generazioni, per secoli l’Italia spartita, fu sede di tutte le turbolenze europee, l’esca, la tentazione degli ambiziosi, la sorgente involontaria di contese e guerre e pericoli senza fine. L’Italia unita diventerà, noi speriamo, non più fomite di discordie ma nuovo pegno di pace e di concordia per tutti (applausi) e somministrerà (lasciate, o signori, che siano queste le ultime mie parole) e somministrerà nuovo esempio e nuova prova dei grandi beni che genera un libero governo costituzionale, amministrato in ispirito di libertà e di pace, e bene appreso e goduto dal popolo, e radicatosi nei cuori e nelle menti degli ordini maggiori e minori del consorzio civile. Imperocchè è questa la miglior securtà che l’umano ingegno abbia trovato per conservare gli uomini nella loro dignità e libertà, e per tenerli fra loro collegati nell’ordine e nell’amore» (lunghi e vivi applausi).