29 agosto 1862
«Fumava e consolava noi che lo scortavamo afflitti»
18.00. Circondato dal suo stato maggiore Garibaldi lascia il luogo dello
scontro per raggiungere il mare. È improvvisata una barella per trasportarlo.
«Coperto il Generale da un mantello, ha il capo fasciato con un fazzoletto. Lo
trasportavano, con delicatezza, come un patto della resa, gli uffiziali e le
guide del suo Stato maggiore, i quali ad ogni mezz’ora si scambiavano il
servizio glorioso». [Guardione 1923]. Lo seguono la scorta dei bersaglieri del
25° comandati dal maggior Pinelli. [Un. It. 16/9/1862].
• La marcia è difficile e
penosa ma il contegno di Garibaldi sorprende i suoi uomini. «Il terreno era
diseguale, lo si portava in spalla, e ambivamo tutti sostenere quel peso caro.
Egli era obbligato a tenere una gamba sull’altra, ed alle frequenti scosse, un
leggero increspamento della faccia indicava che egli soffriva! Nemmeno un
gemito! Fumava, consolava noi che lo scortavamo afflitti e avviliti» [Un. It.
16/9/1862]. Dopo un’ora di marcia raggiungono un casolare dove sono raccolti i
feriti. Chiesto al generale se volesse passare lì la notte preferisce andare
oltre. [Mistrali 1863]