30 agosto 1862
Né l’onore delle armi né un saluto per gli sconfitti
• Dopo
una manovra all’argano diretta da Garibaldi stesso, alle quattro il generale è
imbarcato sulla Duca di Genova, che
parte diretta alla Spezia. Con lui sono il figlio Menotti e i tre medici
Albanesi, Basile, Ripari e gli uomini a lui più vicini. All’imbarco i marinai
dell’esercito sono tutti armati come in presenza del nemico. Al passaggio
davanti alla Stella d’Italia sul
ponte c’è anche Cialdini, che non saluta. Le altre camicie rosse sono rinchiuse
nel castello di Scilla. [Un. It. supp. str. firmato il 7/8/1862; Mistrali 1863]
• «Un cortese cenno di saluto
in quell’instante non sarebbe stato un atto generoso da una parte, un conforto
dall’altra? Non avrebbe fatto sparire antichi ed ingiusti livori? –
L’inchinarsi alla sventura non sarebbe stato un atto più degno d’un Cialdini e
d’un Albini, che non il freddo e muto loro contegno, in cui potevasi leggere un
senso manifesto d’amara ironia, di basso amor proprio soddisfatto?». [Bianchi
1863]