27 agosto 1862
Morire di fame e freddo al Piano di Reggio
• Non c’è tempo per curarsi dei feriti. Chi non segue il ritmo rimane indietro. Nella marcia verso Santo Stefano è concessa una breve sosta di un’ora sulla cresta delle prime rocce d’Aspromonte. Subito dopo altre tre ore di faticosa marcia per arrivare al Piano di Reggio. Qui c’è un fontanile e Garibaldi ordina di accamparsi. La notte si preannuncia difficile: i volontari sono affamati sotto una pioggia che cade a fiotti. Anche a Santo Stefano, dove Garibaldi si è recato con la guida, non ci sono abbastanza viveri per sfamare la truppa. Durante la notte muoiono per il freddo e la febbre più di venti uomini. [Bianchi 1863]