La Gazzetta dello Sport, 14 settembre 2011
I cinesi sembrerebbero intenzionati a comprare titoli del debito pubblico italiano, magari con l’omaggio di qualche quota di Eni ed Enel
I cinesi sembrerebbero intenzionati a comprare titoli del debito pubblico italiano, magari con l’omaggio di qualche quota di Eni ed Enel. Nello stesso tempo il ministro delle Finanze brasiliano, Guido Mantega, ha fatto sapere che i paesi del cosiddetto Bric si incontreranno la settimana prossima «a Washington e discuteranno di come aiutare l’Unione europea a uscire da questa situazione».
• Che cos’è il Bric?
“Bric” è un acronimo che indica Brasile, Russia, India
e Cina. Bisogna aggiungere a questo quartetto il Sud Africa. L’intervento sui
mercati per sostenere le quotazioni del debito europeo hanno un sapore di
contrappass gli europei in passato hanno sfruttato senza pietà alcuni di quei
paesi che adesso ci soccorrono. La reazione delle piazze – a questa e alle
notizie sulle intenzioni cinesi – sono state molto buone, anche per l’annuncio
di una conferenza stampa a tre, stamattina, di Merkel, Sarkozy e Papandreou. Le
Borse hanno tutte guadagnato intorno al 2 per cento, in una giornata segnata da
continui saliscendi sotto e sopra la quota 0. Non è andata altrettanto bene per
gli interessi relativi ai nostri Btp: il differenziale con la Germania dopo
aver toccato quota 407 è sceso a 392, comunque +9 rispetto al giorno prima. Ai
massimi anche i cds, i titoli che assicurano contro il fallimento delle
aziende: hanno superato quota 500. Nell’asta di ieri, il Tesoro ha dovuto
offrire sui titoli a 5 anni un rendimento del 5,6%, una percentuale che non si
vedeva dal 1997. Quindi non bisogna entusiasmarsi troppo per il rialzo delle
Borse. Si tratta in gran parte di ricoperture, cioè di acquisti da parte di
operatori che avevano venduto allo scoperto.
• Cos’è la notizia cinese?
L’ha data il “Financial Times”. Guy Dinmore, corrispondente
dall’Italia, ha annunciato che il governo di centro-destra tenta di uscire
dalla crisi vendendo significative quote del suo debito pubblico a Pechino.
Racconta che Lou Jiwei, di China Investment Corp (uno dei fondi sovrani più ricco
al mondo) ha guidato una delegazione di finanzieri cinesi a Roma la settimana
scorsa. Colloqui con Tremonti e con i responsabili della Cassa depositi e
prestiti. Due settimane fa era andata a Pechino una nostra delegazione, guidata
dal direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli. Dinmore scherza con
leggerezza sul fatto che Tremonti, qualche anno fa, aveva lanciato un allarme
contro il rischio della controconolizzazione cinese. Adesso invece… Tuttavia, i
cinesi, nonostante parecchie dichiarazioni d’interesse (c’è stato anche un giro
in Spagna qualche mese fa), non hanno poi comprato troppi titoli del sud
Europa. Avrebbero un 4 per cento di debito italiano. Dinmore – senza dire che i
cinesi abbiano mostrato interesse per Enel ed Eni – ha ricordato però che gli
italiani sono pronti a vendere quote di queste importanti aziende pur di
abbassare il debito pubblico.
• Potrebbe esserci sul serio un
interesse cinese?
Sì, potrebbe esserci. La Cina ha il 40 per cento delle
riserve monetarie globali. Di queste il 70 per cento sono dollari (3.200
miliardi), un 20% euro e il resto è diviso fra tutti gli altri. È un
portafoglio troppo squilibrato verso gli Stati Uniti ed è sensato che Pechino
voglia riequilibrarlo investendo in euro. L’obiettivo finale cinese è di imporre
al mondo una nuova valuta, che sia la media delle monete più forti compreso lo
yuan: in questo modo non correrebbe il rischio di farsi danneggiare dalle
politiche valutarie altrui. Si ricorderà la loro dichiarazione irata poche
settimane fa quando pareva che per i contrasti tra democratici e repubblicani
gli Stati Uniti fossero per fallire. Una bancarotta americana provocherebbe una
bancarotta cinese. Tutta questa trasformazione dei suoi tesori la Cina deve
però portarla a termine lentamente: se si mette a vendere troppi dollari li
svaluta e, svalutandoli, deprezza le proprie riserve. I cinesi ci vanno piano
persino con l’oro, per non disturbare troppo i suoi orefici.
• Però
l’interesse per l’Eni e l’Enel potrebbe essere autentico.
Sì, perché comprano energia dovunque la trovino. E
in Libia, per la prima volta nella storia della loro conquista africana, hanno
subito una battuta d’arresto. Pensi che tengono in pugno il Sudan comprandogli
praticamente quasi tutta la produzione di petrolio.
• Che altre presenze hanno in Europa?
Intanto le aziende cinesi sono molto presenti da
noi. Ce ne sono adesso 54.000, +8,5% rispetto al 2009 (nello stesso periodo le
aziende itlaiane sono diminuite dello 0,4%). Mentre Pechino ci invade in questo
modo dal basso, si impossessa di noi anche dall’alt L’Icbc (Industrial and
Commercial Bank of China), prima banca mondiale per utili e capitalizzazione di
Borsa, ha aggiunto cinque nuove sedi a quelle che già aveva in Germania, Gran
Bretagna, Lussemburgo e Russia. Indovini dove stanno queste nuove sedi? In
Francia, Olanda, Spagna, Belgio e, naturalmente, Italia
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 14 settembre 2011]