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 2011  settembre 12 Lunedì calendario

Non si contano le cerimonie che ieri , nel mondo, hanno ricordato il massacro delle Twin Towers, avvenuto dieci anni fa, l’11 settembre del 2001

Non si contano le cerimonie che ieri , nel mondo, hanno ricordato il massacro delle Twin Towers, avvenuto dieci anni fa, l’11 settembre del 2001. La cerimonia principale s’è svolta naturalmente a New York, nell’area, detta Ground Zero, dove sorgevano le Torri Gemelle. Qui, come ogni anno, è stato osservato un minuto di silenzio alle 8.46, alle 9.30, alle 9.59, alle 10.28. Sono i minuti dei quattro impatti, quando cioè gli aerei si schiantarono – nell’ordine – contro la Torre Nord, contro la Torre Sud, contro il Pentagono e infine a terra, presso Shankville, l’aereo che avrebbe dovuto colpire la Casa Bianca. Questo episodio è stato ricordato, in particolare, dal vicepresidente Biden. «Credo che gli americani non si rendano ancora conto di quello che queste 40 persone hanno fatto per l’America». I quaranta, avendo capito le intenzioni dei terroristi, si ribellarono e impedirono che venisse colpita la Presidenza. «Se quel giorno, dopo il World Trade Center, al Qaida fosse riuscito a colpire Capitol Hill, il simbolo della democrazia americana, allora le cose sarebbero andate diversamente». Anche ieri, come sempre, sono stati letti i nomi dei 2750 uomini e donne che persero la vita nei due grattacieli. Compito che quest’anno ha svolto il sindaco della città Michael Bloomberg. Sul palco è salita anche la madre di Laura Angilletta e ha detto, in italiano, queste parole: «Laura ti voglio bene, sarai sempre nel mio cuore». Laura è una delle dieci vittime italiane del massacro.

• Discorsi?
Il concetto fondamentale intorno a cui hanno fatto perno tutti i discorsi è che l’America è più forte di prima, che bisogna stare uniti, che il terrorismo, specie dopo l’uccisione di Osama bin Laden, è molto indebolito. Indebolito, ma non scomparso. Biden infatti ha detto: «Non ci fermeremo fino a quando al Qaeda non sarà non solo spezzata, ma anche smantellata e distrutta». Intanto in Afghanistan una catena di attentati, organizzati proprio in memoria dell’11/9, hanno provocato quattro morti e decine di feriti.

Dall’Afghanistan stiamo per venir via, no?
Sì, in una situazione estremamente delicata. Non si sa quanto l’amico dell’Occidente Hamid Karzai resterà in piedi senza la protezione occidentale, ignoto è il destino, alla lunga, del debole governo iracheno in un’area ogni giorno più esplosiva. L’assalto dell’altro giorno all’ambasciata israeliana del Cairo ci dice che Tel Aviv, con la caduta di Mubarak, è più isolato di prima in Medio Oriente.

Tutto questo ha a che vedere con l’11/9?
Ieri Ahmadinejad ha dichiarato: «L’incidente dell’11/9 è stato usato dagli Stati Uniti per attaccare Iraq e Afghanistan e versare il sangue di gente innocente». A Londra, mentre le vittime inglesi della strage venivano ricordate nella cattedrale di St Paul, un gruppo di islamici ha dato fuoco alla bandiera a stelle e strisce davanti all’ambasciata Usa di Grosvenor Square: per la loro dimostrazione hanno scelto le 8.46, il minuto del primo impatto. Del resto, la cerimonia a New York s’è svolta in mezzo a un apparato d’ordine impressionante, identificazione di tutti quelli che arrivavano, agenti piazzati nei punti strategici, cecchini sui tetti, eccetera. Tutto giusto, naturalmente. Ma la tensione continua, e finché continua il defunto Osama e i suoi adepti non potranno essere dichiarati sconfitti.

E quando potremo dichiarare che sono stati definitivamente sconfitti?
Le do una risposta assurda: dipende da come usciremo dalla crisi economica e finanziaria nella quale ci troviamo. Se l’Occidente andasse in pezzi… Le ho già detto ieri che tutta la sequenza che ha portato alla crisi attuale comincia con l’11/9 e con la decisione di Greenspan di regalare denaro per rintuzzare il panico dei mercati. Ma le premesse che hanno reso possibile questa crisi erano state poste prima, al tempo della creazione dei petrodollari, cioè dell’obbligo, per chiunque volesse acquistare petrolio, di pagare in dollari. Se la domanda è: l’America è oggi, e potrà essere in futuro, potente come allora? La risposta è: no. Osama e i suoi quattro aerei hanno colto uno dei loro obiettivi, indebolire l’impero del male. Voglio però sottolineare un’altra cosa.

Quale? C’è una foto di ieri dove si vedono, da sinistra a destra, Laura e George Bush, Michelle e Barack Obama, la mano patriotticamente sul cuore. Mentre le segnalo che Bush ha preso più applausi di Obama, accolto piuttosto freddamente, le faccio anche notare che una foto simile, da noi, non sarebbe possibile. I nostri politici non riescono neanche a ricordare i poveri morti della strage di Bologna.

[Giorgio Dell’Arti, 12 settembre 2011]