La Gazzetta dello Sport, 11 settembre 2011
Oggi è l’anniversario dell’11/9, dieci anni. Obama ricorda oggi quel giorno visitando i tre luoghi della tragedia, a New York, Washington e in Pennsylvania
Oggi è l’anniversario dell’11/9, dieci anni. Obama ricorda oggi quel giorno visitando i tre luoghi della tragedia, a New York, Washington e in Pennsylvania. Nei discorsi sosterrà che al Qaeda, ormai sconfitta con la morte di Bin Laden, appartiene al passato, il futuro essendo rappresentato dalle giovani generazioni che si sono ribellate in Egitto, Libia, Tunisia. Una cerimonia si svolgerà anche presso il consolato italiano di New York: pochi lo sanno, ma tra le vittime dell’11/9 ci furono 173 tra italiani e italoamericani e dieci di questi avevano solo il passaporto italiano. Anche il papa ha inviato un messaggio agli americani, ricordando il valore della vita umana e l’assurdità che qualcuno la spenga in nome di Dio.
• Ci sono tanti ragazzi tra i nostri lettori. Forse hanno le idee vaghe su quello che successe.
Un Boeing 767 dell’American Airlines, partito alle 7,59 da Boston e diretto a Los Angeles, con a bordo 81 passeggeri, 9 assistenti di volo e due piloti, venne dirottato da terrorisi islamici suicidi che lo pilotarono fino allo schianto contro la Torre Nord. Erano le 8.45 del mattino, ora americana. Da noi stava per concludersi il Tg1 delle 13. Qualche telecamera riprese l’impatto, benché fosse del tutto inaspettato. Un’ora dopo - alle 9.03 - quando arrivò il secondo aereo sulla Torre Sud, tutte le telecamere del mondo erano puntate sulle Twin Towers. Anche questo aereo era un Boston-Los Angeles, ma della United Airlines. 56 passeggeri, tra cui cinque terroristi, 7 assistenti, due piloti. La gente cominciò a buttarsi dalle finestre dei due grattacieli: dentro, il pigiarsi reciproco, cioè il caos, cioè il terrore erano tali che a molti quella era sembrata l’unica via di scampo. Ed erano salti dall’ottantesimo o dal centesimo piano. Alle 9,40 un altro Boeing 757 che andava da Washington a Los Angeles colpì il Pentagon 58 passeggeri, 4 assistenti di volo, due piloti e cinque terroristi. Ventotto minuti dopo crollò la Torre Sud e dopo altri dodici minuti un quarto aereo - sempre un 757 della United, partito da Newark e diretto a San Francisco – venne fatto schiantare dai terroristi a Shanksville, 80 miglia da Pittsburgh: i 38 passeggeri, con 5 assistenti di volo e due piloti, avevano capito quello che stava succedendo e, lottando, avevano impedito ai quattro islamisti di puntare sulla Casa Bianca o sulla cupola del Campidoglio, facendo precipitare il Boeing prima. Alle 10.29 venne giù la Torre Nord. I morti di quella giornata furono in tutto 3.142. Nei due grattacieli persero la vita 2750 uomini e donne, di ottanta nazionalità diverse. Si sono valutati i danni economici dell’attacco in 750 miliardi di dollari.
• Con la morte di Bin Laden possiamo davvero considerare sconfitto il terrorismo?
Forse. Ma la risposta è più complicata. L’11/9 ha cambiato sia noi che loro. L’attentato è diventato uno dei nostri incubi quotidiani. Prenda l’ossessione per la sicurezza, che ci tormenta ancora oggi, consideri infatti le decine di migliaia di telecamere che nel mondo sorvegliano i luoghi pubblici e, per esempio, il complicato rito a cui dobbiamo sottoporci quando vogliamo prendere un aereo. Oppure la messa in crisi del concetto di tolleranza, di fronte ai valori forti messi avanti dai fondamentalisti. Sono però entrati in crisi anche loro: gli shahid che si fanno saltare per aria hanno colpito soprattutto musulmani, trovare martiri è sempre più difficile, al Qaeda non è ormai che un pulviscolo di cellule terroristiche che si muovono autonomamente e in una logica locale. Si direbbe che un attentato come quello di dieci anni fa non è più alla portata del terrorismo attuale. Lo dico con la massima prudenza, naturalmente.
• Si può affermare che il terrorismo ha perso la sua battaglia.
No, questo no. I terroristi volevano provocare nel mondo una tensione duratura e ci sono sicuramente riusciti: le guerre in Afghanistan e in Iraq, reazione al grande attentato, sono ancora in corso, hanno impoverito l’Occidente e lo hanno dilaniato. La crisi finanziaria nella quale ci troviamo dal 2007 deve poi essere attribuita all’attentato.
• Perché?
Dopo l’11/9 il governatore della Federal reserve - a quel tempo Alan Greenspan - lottò contro il panico che si era impadronito di tutte le piazze finanziarie abbassando drasticamente il tasso di sconto, che nel 2003 stava addirittura all’1 per cento. In pratica il denaro veniva regalato. In questa mossa, salutata all’inizio come un coraggioso colpo di genio, erano contenuti i germi che avrebbero presto impestato il mondo. Col denaro a costo zero, la gente venne spinta dalle banche a indebitarsi, col sistema di contrarre mutui anche in assenza di garanzie. Fu questa l’origine dei maledetti subprime.
• Osama aveva calcolato tutto questo?
Penso di no. Penso che Osama volesse soprattutto conquistare il cuore della nazione islamica, mostrando come veniva colpito il regno del demonio. Cioè gli Stati Uniti
[Giorgio Dell’Arti, 11 settembre 2011]