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 2011  settembre 10 Sabato calendario

Il board della Banca Centrale Europea si è spaccato, il capo economista e membro tra i più autorevoli, il tedesco Jürgen Stark, si è dimesso perché contrario all’acquisto dei titoli italiani, la notizia è stata tenuta inutilmente segreta per qualche ora, poi il governatore Trichet – visto che un’indiscrezione della Reuters aveva fatto precipitare i mercati – l’ha ufficializzata con un comunicato in cui si attribuiscono le dimissioni a «ragioni personali», motivazione a cui non crede nessuno

Il board della Banca Centrale Europea si è spaccato, il capo economista e membro tra i più autorevoli, il tedesco Jürgen Stark, si è dimesso perché contrario all’acquisto dei titoli italiani, la notizia è stata tenuta inutilmente segreta per qualche ora, poi il governatore Trichet – visto che un’indiscrezione della Reuters aveva fatto precipitare i mercati – l’ha ufficializzata con un comunicato in cui si attribuiscono le dimissioni a «ragioni personali», motivazione a cui non crede nessuno. Al posto di Stark dovrebbe andare un altro tedesco, Joerg Asmussen, oggi viceministro delle Finanze. La spaccatura all’interno della Bce ha fatto precipitare i mercati, incluso Wall Street: -4,40 Francoforte, -3,6 Parigi, -4,41 Madrid. Milano ha perso il 5%, Unicredit e Intesa – in un’altra giornata drammatica per tutti i bancari - hanno lasciato sul terreno otto punti ciascuna, il differenziale tra Btp e Bund è subito schizzato oltre 370, salvo ripiegare intorno a 350 quando la Bce ha cominciato a comprare. La commissione Bilancio della Camera, riunita per esaminare la manovra, ha sospeso i lavori e chiesto una convocazione urgente dell’ufficio di presidenza «per una valutazione politica sulla nuova crisi dei mercati e su come procedere nell’esame del decreto». Da metà 2010 ad oggi la Banca Centrale Europea ha speso 130 miliardi in acquisti di titoli del Piigs.

  • Le dimissioni di un solo uomo possono provocare uno sconquasso simile?
Non si tratta di un solo uomo, si tratta della Germania. Un mese fa la Bundesbank – cioè la loro Banca centrale – aveva già votato contro l’acquisto da parte della Bce di titoli portoghesi e irlandesi. Era intervenuta la Merkel per mediare. Il loro governatore, Jens Weidmann, era e resta contrarissimo ai salvataggi. Stark è sulle stesse posizioni. La Merkel è più possibilista, ma non troppo possibilista: gli elettori tedeschi nonvogliono sentir parlare di sacrifici per soccorrere i paesi spendaccioni. E la cancelliera ha le elezioni l’anno prossimo, come Sarkozy.

Però la Bce ha deciso di continuare a comprare i Btp italiani e spagnoli.
Sì, ma è chiaro che questo soccorso non potrà continuare a lungo. E ieri s’è visto che neanche l’ultima manovra, nonostante valga più di 52 miliardi, è servita a tranquillizzare i mercati. Senza la Bce il differenziale è andato subito a 370. Giavazzi domenica scorsa ha scritt «sul mercato a termine, dove si scambiano Btp non per consegna immediata, ma a una data futura, la Bce non interviene: lì un Btp decennale nei giorni scorsi rendeva l’8,6 per cento, quattro punti più che nel mercato a pronti». Significa che il sentimento degli investitori colloca il differenziale tra il Btp e i Bund già adesso a quota 600-650.

Saremmo in grado di pagare interessi così alti?
Entro il 31 dicembre l’Italia deve rastrellare sul mercato liquidità per 140 miliardi. Se su questi titoli il Tesoro fosse costretto a pagare, mettiamo, il 6% d’interesse, l’impatto sull’interesse medio di tutti i titoli in circolazione sarebbe ancora modesto. Diciamo che abbiamo ancora un po’ di tempo per non essere travolti da un innalzamento complessivo di tutti i tassi che ci riguardano. Due-quattro anni, forse. La Gracia paga adesso, sui titoli a due anni deprezzatissimi, più del 50% di interessi. Non so se ha capito bene: più del 50%. Significa che la quota di interessi è superiore alla quota di capitale. Significa soprattutto che la Grecia non può andare sul mercato a rifinanziarsi. Deve vendere tutto quello che ha o rifiutarsi di pagare e uscire dalla comunità finanziaria internazionale, cioè non avere più la possibilità di comprare merci. Sccaffali dei supermarket vuoti, eccetera.

Questo destino attende anche noi?
Sì, se non ci decideremo a tagliare le spese, un versante della manovra che il governo non vuole affrontare e che del resto tutti i politici affrontano malvolentieri perché costa voti e disordini sociali.

Le dimissioni di Stark potrebbero essere il preludio a un addio della Germania all’euro?
È uno scenario possibile. L’euro può andare in frantumi in tanti modi, e uno di questi è rappresentato dall’uscita non dei paesi messi peggio, ma di quelli messi meglio. Si creerebbe così un euro di serie A, circolante in Germania, Francia, Olanda, paesi nordici, e un euro di serie B, adottato da Italia, Grecia, Spagna eccetera. Io pensi che i paesi della serie B, in uno scenario del genere, tornerebbero in realtà alle vecchie monete nazionali. Mentre la serie A – con un euro di valore 2 sul dollaro – avrebbe gravissimi problemi di esportazione. La soluzione del doppio euro non eviterebbe poi i fallimenti degli stati: i debiti sarebbero sempre nominati in euro, da versare ai creditori a un tasso di cambio ignoto

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 10 settembre 2011]