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 1996  marzo 29 Venerdì calendario

Terza vittoria per Di Pietro, rinvio a giudizio per i complottatori

• Terza vittoria per l’ex magistrato di Mani pulite Antonio Di Pietro: il gup di Brescia Anna Di Martino lo scagiona dalle accuse dell’assicuratore Giancarlo Gorrini (vedi 3 giugno 1995): «Non luogo a procedere perché i fatti non sussistono». Vengono invece rinviati a giudizio i quattro imputati accusati di aver costretto Di Pietro a lasciare la magistratura (concussione): Paolo Berlusconi, Cesare Previti, Ugo Dinacci, Domenico De Biase (prosciolti Eleuterio Rea e Paolo Pillitteri). Secondo i pm Fabio Salamone e Silvio Bonfigli, di fronte alle iniziative di Di Pietro che aveva alzato il tiro sul presidente del consiglio Silvio Berlusconi inviandogli un mandato di comparizione (22 novembre 1994), sarebbe scattato un ricatto: attraverso Paolo Berlusconi e il ministro della Difesa Cesare Previti, l’assicuratore Giancarlo Gorrini sarebbe stato mandato da Ugo Dinacci, capo degli ispettori del ministero di Grazia e Giustizia, per raccontare la storia dei cento milioni e della Mercedes dati a Di Pietro (23 novembre 1994). Subito dopo – sempre secondo la tesi di Salamone e Bonfigli – ci sarebbero stati una serie di contatti con Di Pietro e, ottenuto dal magistrato l’impegno a dimettersi dopo la requisitoria al processo Enimont, l’inchiesta sarebbe stata rapidamente chiusa chiamando a deporre all’ispettorato Osvaldo Rocca, braccio destro di Gorrini e amico di Di Pietro, che avrebbe scagionato pienamente il pm di Mani pulite. Il 6 dicembre l’addio alla toga di Di Pietro avrebbe fatto rallentare – secondo l’accusa – le indagini su Berlusconi e sulla Fininvest.