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 2011  settembre 04 Domenica calendario

La vicenda di Gianpaolo Tarantini

Ieri l’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini e sua moglie Angela Devenuto, detta Nicla, hanno risposto per sette ore ai magistrati napoletani confermando quello che vanno dicendo fin dal primo giorno, e cioè che Berlusconi gli ha passato ventimila euro al mese solo per aiutarli e senza alcuna contropartita, idem per i 500 mila euro consegnati dal premier a Valter Lavitola e che Lavitola, sempre latitante in Sudamerica (c’è anche per lui l’ordine di custodia cautelare), ha fatto sparire per quattro quinti in una banca dell’Uruguay. Tarantini e la moglie stanno in carcere a Poggioreale, accusati di estorsione nei confronti di Berlusconi. I loro avvocati ne hanno chiesto la liberazione, il gip Amelia Primavera ci sta pensando. Il gip Amelia Primavera è la stessa che ha chiesto alla Camera il permesso di arrestare l’onorevole Milanese, già braccio destro di Tremonti, un caso che dovrebbe venire al dunque martedì prossimo.

• La storia di Tarantini mi fa cambiare canale. Non ne posso più. Quante inchieste girano intorno a Berlusconi, a questo punto?
Mi pare sei. Ma mi guarderò bene dal fargliene l’elenco. Il Direttore vuole che diamo conto dell’affare Tarantini.

• Ma chi è Tarantini? E perché l’ho già sentito nominare?
Procurava ragazze al presidente del consiglio. E tra queste la terribile D’Addario, la quale si mise sotto le coperte col premier tenendo acceso un piccolo registratore. Andò poi in giro nelle discotesche di mezza Europa a mostrare le gambe e a raccontare, per allusioni, la storia con Silvio. Gli aveva chiesto un aiuto per aprire un residence. E non l’aveva ottenuto. Centinaia di uomini e donne (specialmente donne) assediano Berlusconi e vogliono soldi. Molte volte Berlusconi glieli dà. Glieli dà in cambio di qualcosa? Questo è il problema. Lui sostiene di essere generoso e di distribuire migliaia e migliaia di euro solo per il gusto di aiutare gli amici.

• Perché dava ventimila euro al mese a Tarantini? E poi, addirittura, mezzo milione, e sia pure col codicillo che Tarantini se l’è fatto fregare quasi tutto da questo Lavitola?
Tarantini ha scritto un memoriale di 14 pagine su questa storia. La moglie da sola sarebbe andata a palazzo Grazioli, poi tutti e due sarebbero stati ricevuti ad Arcore. Chiedevano di essere aiutati, non avevano soldi, non avevano lavoro…

• Ventimila euro al mese brevi manu, cioè esentasse? Poi cinquecentomila…
Già, il fatto è che Tarantini si beve i soldi come un’idrovora, anche Lavitola in un’intercettazione telefonica glielo rinfaccia: i 500 mila euro li ho messi al sicuro in Uruguay perché se no te li mangiavi tutti… Tarantini non sa vivere se non a bordo di auto extralusso, caviale e champagne, appartamento in via Veneto… Come faceva Berlusconi a dirgli di no?

• I magistrati invece che pensano?
Pensano che il Cav lo pagasse per indurlo a patteggiare sulla storia della D’Addario. Ci sarebbero intercettazioni tremende, che nel caso di un processo pubblico non potrebbero più essere tenute riservate. Sputtanamento colossale, senza che si sia certi del reato penale. In questo giochetto immaginato dai giudici, si sarebbe a un certo punto inserito questo Lavitola… Chi è Lavitola? È un tipo umano alla Bisignani (che dice di detestare), giornalista come Bisignani, uno che sa far fruttare le notizie, per esempio ha montato lui tutta la storia della casa del cognato di Fini, tanto è vero che appena Bocchino in televisione disse: questa è una storia montata da Lavitola, il caso si sgonfiò. Craxi a suo tempo gli affidò l’Avanti, che lui edita in cooperativa prendendo così il contributo dallo Stato. Secondo i giudici, Lavitola ha da ultimo tentato di fare questo giochett spaventare Berlusconi con i processi, far credere di essere a conoscenza dei pericoli che corre il premier, grazie a questo – pensano sempre i giudici – spillargli quattrini. Berlusconi non sembra credergli troppo. Nell’intercettazione dello scorso 13 luglio, il presidente del consiglio dice a Lavitola: «Io sono assolutamente tranquillo... a me possono dire che scopo, è l’unica cosa che possono dire di me, è chiaro? Mi mettono le spie dove vogliono, mi controllano le telefonate... non me ne fotte niente... Io tra qualche mese me ne vado per i cazzi miei... da un’altra parte e quindi... vado via da questo paese di merda di cui sono nauseato... punto e basta». Questa intercettazione, pubblicata dai giornali e che ha fatto il giro del mondo, ha poi provocato un altro dibattito politico-culturale: può il presidente del consiglio considerare la nazione che gli è stata affidata come un paese di merda

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 4 settembre 2011]