10 settembre 1986
Tanto il cibo e il vomito. Poco l’amore
• «Ragazze giovani e inquiete, uomini maturi angosciati, sono i protagonisti del cinema che ha dominato la 43ª Mostra in tutte le sue sezioni. Inquietudine e angoscia, anche in troppi film, vengono espresse col vomito: ragazze e uomini vomitano per fragilità, rabbia, degradazione, follia, difesa. All’opposto non c’è film in cui non si veda qualcuno mangiare con frenesia enormi panini, mettersi a tavola in povertà (tazza di minestra e pane sul tavolo di fòrmica) o in abbondanza (cascate di gamberi e immensi piatti di storione, tra candele accese e posate d’ argento): essendo anche nel cinema, come nella vita, il cibo diventato non solo il massimo divertimento, ma addirittura un mezzo di comunicazione, più efficace della televisione. La nuova eroina contemporanea, così come la immaginano i registi, è spesso una vagabonda, una saccopelista che vive sulla strada ed incarna, col suo girovagare, il mistero, l’inafferrabilità della donna. (…) Ragazze inafferrabili che non si fermano, oppure ragazze che vorrebbero fermarsi, ma temono la prigionia della domesticità, il campo di battaglia della vita a due. Per loro, il sesso non è un problema, l’amore sì. (…) Vorrebbe l’amore e non lo trova Marie Rivière del Raggio verde, il film vincitore della Mostra: così lacrimosa, sola, piena di piccole manie e di paure (è vegetariana, se va in altalena vomita, non nuota dove non si tocca), incapace di star bene con gli altri e di considerare il sesso un gioco senza emozioni, è il ritratto di ragazza contemporanea in cui molte si sono ritrovate, oltre ogni modello irraggiungibile di donna forte, trionfante, di successo, che domina nei serial televisivi, nella pubblicità, e in certi film». [Natalia Aspesi, Rep. 12/9/1986]