1 settembre 1992
Alfabeto di usi e consumi festivalieri
• «Ecco l’alfabeto della 49ª Mostra del cinema, chiusa con il trionfo della Cina, e colma di veri o presunti scandali. A > Avati. Il regista favorito con Fratelli e sorelle è rimasto a mani vuote, secondo tradizione. Ma il suo cinema, per Dennis Hopper (presidente di giuria, ndr), è un oggetto misterioso (e viceversa). B > bianco e nero. Edgar Reitz ha girato le 26 ore del secondo Heimat con una regola: le notti a colori, il giorno in bianco e nero. Ha usato il rosso in forma privata, arrabbiato contro “Gillo” (Pontecorvo, il direttore della Mostra, ndr) che non ha trattato il suo film come un evento. C > cifre. Quest’anno 2.228 giornalisti (1.085 nel 91), 1.086 testate (una in meno), 189 Tv (184), 130 fotografi (109), 43 Paesi (49), 327 comunicati stampa (270), 2.850.000 stampati (50.000) e 36.000 foto (3.000). Parole in libertà: milioni, per Chiambretti e la diretta tv. D > defezioni. Dove sono i giovani delle proiezioni di Mezzanotte? Ovunque ma non al Lido dove i prezzi li escludono. Alcune serate sono state così spopolate che gli stessi interpreti rimanevano in sala a far numero. E > excuse me. Come dice Jack Lemmon, diplomaticamente, quando rifiuta gli inviti. Ahimè, un piccolo malore proprio il giorno della lezione ai ragazzi e del Premio Ciak; ahimè, un piccolo malore della moglie proprio il giorno della colazione in casa Volpi. F > follia organizzativa. Sempre e ovunque. Il diapason della confusione maleducata per la serata finale tv, sotto l’egida Daniela Fargion, con la platea di Palazzo Ducale divisa tra autorità, amici, amici degli amici. E alcuni premiati in piedi. G > Gregoretti. Che buffo il mondo. Ugo Gregoretti, fino a pochi anni fa, era visto come l’eterno birichino, inaffidabile. Oggi è il garante che tutto vada televisivamente bene. Chi è cambiato? H > Henkel. Lo sponsor della Mostra, che vale 800 milioni. I > Inflazione. La battuta più ammirata della Mostra la dice uno dei personaggi di Heimat che si trova a Venezia: “Ma possibile che questa città abbia sempre nei prezzi uno 0 di inflazione in più?”. L > Leone. Inflazionato quello d’argento, quest’anno moltiplicato per tre. Ma chi andasse a cercare i vecchi Leoni, i film premiati in questi anni, ne troverebbe soltanto una dozzina. Risposte? M > Minaccia. Gianni Amelio rivela che, in giuria, si era anche pensato di premiare tutto il cast di Americani, ma Dennis Hopper ha minacciato: “E chi glielo dice a Jack Lemmon che deve portare in America un premio per Al Pacino?”. N > novità. La premiazione a Palazzo Ducale? No, non è vero, la Biennale ebbe sede a Palazzo Ducale fino al 1941 e la Mostra vi fece due volte tappa: nel 47, con proiezioni serali, e nel 71, con la finale. O > onesto dubbio. Villaggio confida a proposito del Leone: “Ma poi servirà?”. P > prezzi. Strabilianti, stratosferici, iperrealistici. Qui ci sono gli alberghi più cari del mondo: mezzo milione la notte una stanza, un caffè settemila, una mezza minerale seimila, un toast 23 mila. Il tutto con un servizio approssimativo, spesso sgarbato, talora inesistente. La Ciga è in passivo spaventoso, i due grandi alberghi del Lido, sede dei festivalieri, sono in vendita. Chi li comprerà dovrà cambiare tutto, magari equiparando prezzi e qualità su standard europei e non più di fantasia. Q > Qiu Ju. Così si chiama la protagonista del film Leone d’oro. “Una donna forte e dolce che lotta per far riconoscere il suo valore”, l’ha definita Gong Li, la sua bravissima e bella interprete. R > retroscena. Gianni Amelio racconta il dietro le quinte della giuria: esperienza felice, non volevamo finisse mai, io e il giurato francese ci siamo battuti per Avati, Hopper per Jamon Jamon e Hotel de lux. Ma sul Leone d’oro siamo stati tutti d’accordo e così pure per il premio a Martone. S > Sogno della farfalla. Il cortometraggio diretto da Marco Bellocchio e sceneggiato dal suo psicanalista Massimo Fagioli dovrebbe diventare un film, cerca soldi. Storia di un ragazzo che si rifiuta di parlare, simbolo per il suo autore di quella ribellione necessaria per la creazione di una nuova bellezza, ha tra i suoi interpreti anche Fanny Ardant. T > Trattative. La Academy ha acquistato il film di Sautet, quello di Bergman jr e quello di Neil Jordan, i cui diritti video sono tutti in esclusiva Rcs. La Bim tiene per Natale il film cinese del Leone, la Mikado porta a casa il Matematico di Martone, lo sfortunato Orlando e la Peste di Puenzo, mentre il film di Lemmon sarà distribuito dalla Life.Rcs. U > U3. Andrea Barzini, autore di Volevamo essere gli U2: “Che razza di festival è mai questo? Tutti si occupano di Chiambretti e a noi, registi della Vetrina, al massimo dedicano tre righe. Tanto valeva restarcene a casa”. V > Valentini Mariella. La mamma dei Quattro figli unici del padovano Fulvio Wetzl che hanno tenuto banco alla Mostra con simpatia. È anche salita sul palco dei vincitori per consegnare il Leone d’argento al regista romeno. Z > Zaccaro. Il giovane regista de La valle di pietra ha in progetto un film ancora tratto da un libro, “Nel cuore dell’inverno”, che l’ha affascinato per la sua storia ambientata tra i pescatori di aragoste di un’isoletta scozzese». [Giuseppina Manin e Maurizio Porro, Corriere della Sera 14/9/1992]