La Gazzetta dello Sport, 30 agosto 2011
Un vertice di sette ore, e piuttosto affollato, ha praticamente riscritto la manovra del 13 agosto, quella varata per decreto in un clima di ansia, allarme ed emergenza
Un vertice di sette ore, e piuttosto affollato, ha praticamente riscritto la manovra del 13 agosto, quella varata per decreto in un clima di ansia, allarme ed emergenza. I big del governo, e cioè Berlusconi, Tremonti e Bossi più una folta delegazione del Pdl capeggiata da Alfano e una folta delegazione della Lega capitanata da Maroni-Calderoli, si sono incontrati ad Arcore, ben decisi, a quanto si capisce, a non darla vinta a nessuno. Mentre discutevano, un migliaio di sindaci manifestava a Milano chiedendo che i tagli alle loro città o cittadine fossero meno drastici. Intorno alle quattro del pomeriggio, essendo il vertice tra i big ancora in corso (è durato da mezzogiorno alle 19), Maroni è andato a incontrarli, annunciando tagli più contenuti per due miliardi. La Borsa di Milano ieri è andata bene (+2%), lo spread tra Bund e Btp è però salito a 297 punti, in leggero rialzo su venerdì.
• Che hanno deciso?
Dimezzamento del numero di deputati e senatori e abolizione di tutte le
province. Niente più contributo di solidarietà, che resta in carico ai soli
parlamentari. Non si calcoleranno più gli anni di laurea e quelli del servizio
militare per determinare i 40 anni di contributi necessari ad andare in
pensione. Tassa, probabilmente del 5%, su interposizioni patrimoniali elusive,
taglio sui vantaggi fiscali delle cooperative. I piccoli comuni sopravvivono,
ma dovranno mettere in comune tutta una serie di servizi. L’Iva per ora non si
tocca. Ci penserà Tremonti, all’interno della delega fiscale. Cioè aspettiamoci
un 21 o un 22 per cento tra sei mesi – un anno.
• Mi sembrano interventi grossi.
Il più atteso è probabilmente quello relativo al
contributo di solidarietà: tolto di mezzo perché Berlusconi era certo gli
avrebbe fatto perder voti. Infatti, a pagarlo sarebbero stati quelli che sempre
pagano e, come sempre, gli evasori di professione l’avrebbero fatta franca.
L’intervento più clamoroso riguarda però l’abrogazione delle province e il
dimezzamento di deputati e senatori. Non sono materie che possono essere
contenute nella manovra, perché il numero dei parlamentari è stabilito dalla
Costituzione (630 deputati e 315 senatori secondo gli articoli 56 e 57) e idem
per le province (articoli 114 e seguenti). Ci vorranno quindi due leggi
costituzionali e lei sa che per questo ci vogliono due approvazioni per ciascun
ramo del parlamento distanziate di almeno tre mesi.
• Quando finisce la legislatura?
Intorno al maggio del 2013. Mancano dunque più o
meno 18 mesi. Questa legge, se approvata, impedirà la rielezione di almeno la
metà dei parlamentari attuali. Non è difficile immaginare una resistenza
fortissima e attuata con tutti i mezzi. S’è già visto in commissione quanto i
senatori abbiano sgradito il contributo di solidarietà. Ci sarà guerra anche
sulle province, per le quali bisognerà dotarsi di una legge molto più
complicata, magari recuperandola tra quelle già depositate. Le funzioni attuali
delle province vanno distribuite tra comune e regione, il personale va
trasferito secondo criteri obiettivi e, se si vuole realizzare un risparmio
vero, bisogna bloccare il turn over, cioè non si dovranno sostituire gli ex
dipendenti della provincia quando andranno in pensione. Brunetta aveva
immaginato un’abolizione delle province attraverso svuotamento delle funzioni e
abolizione degli eletti, strada che avrebbe evitato il percorso costituzionale.
Non so se si pensa di riprendere quell’idea. I dipendenti di questi enti
dovrebbero essere in tutto sessantamila.
• Mi pare grossa anche la storia del servizio
militare e della laurea.
Bisognerà leggere bene il testo di questo
emendamento. Ci potrebbero essere dei ricorsi, perché – relativamente alla
laurea – c’è gente che ha tirato fuori dei soldi per farla valere ai fini pensionistici.
Si è adottato però questo criteri il periodo del corso di laurea non varrà ai
fini del computo dell’anzianità contributiva, se ne terrà conto invece
nell’assegno pensionistico. I laureati sono il 4% della popolazione attiva,
dunque questa limitazione colpisco un comparto piuttosto ridotto. Altro
discorso per il servizio militare: se non si computa più ai fini dell’anzianità
contributiva, significa che praticamente tutti i maschi che stavano per andare
in pensione si ritireranno all’incirca un anno e mezzo dopo. Anche qui sarà
bene leggere la norma per esser certi del meccanismo. Ma al momento la regola
adottata sembra questa.
• Chi ha vinto e chi ha perso nel braccio di
ferro sulle misure da adottare?
La regola sul servizio militare, se è effettivamente
come l’hanno dichiarata ieri sera, rappresenta una grossa riforma del sistema
pensionistico. Mi pare che lo sconfitto del vertice di Arcore sia perciò Bossi.
Berlusconi ha invece ottenuto quello che voleva, cioè il taglio del cosiddetto
contributo di solidarietà. Tremonti ha detto alla fine che l’accordo raggiunto
«va molto bene». Anche lui infatti è riuscito a difendere un punto a cui
teneva, cioè il non-aumento, adesso, dell’Iva
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 30 agosto 2011]