La Gazzetta dello Sport, 29 agosto 2011
Stasera si incontreranno Bossi e Berlusconi, e discuteranno della manovra con cui dovranno toglierci dalle tasche 45 miliardi di euro
Stasera si incontreranno Bossi e Berlusconi, e discuteranno della manovra con cui dovranno toglierci dalle tasche 45 miliardi di euro. Quindici giorni fa la manovra, varata con grande rumore, era circondata da un clima di allarme o di emergenza. La Bce ci aveva comunicato che se non fossimo intervenuti sui nostri conti pubblici, soprattutto tagliando le spese (perché metter tasse avrebbe ulteriormente indebolito la domanda), non avrebbe acquistato i nostri Btp, in quel momento in caduta libera. Adesso quel clima di angoscia sembra completamente dimenticato: la manovra è stata varata per decreto, la sua conversione in legge è in corso, all’interno della maggioranza si discute abbastanza duramente su come cambiarla – dato che così non va -, è evidente che questa discussione nasconde calcoli elettoralistici e prove di forza tra questo e quel leader, o tra questa e qualla corrente, ciascuno tentando di profittare del momento per indebolire o addirittura eliminare l’avversario. Intanto, il differenziale tra i nostri Btp e i Bund tedeschi è tornato a quota 300, la Borsa, dopo qualche giorno da leone, è di nuovo inquieta, non è detto che l’apertura dei mercati stamattina non provochi a tutti quanti un brusco risveglio.
Io dico che alla fine cambieranno poco o niente.
Potrebbe avere ragione. Quando intorno a un decreto
si affollano in troppi le probabilità che non succeda niente, e tutto resti
così com’è, sono piuttosto alte.
Chi avrebbe vinto in questo caso?
Tremonti, che della manovra così com’è è l’autore.
Ma lei ha ragione: a seconda delle modifiche approvate o non approvate avrà
vinto questo o quel leader. Facciamo qualche esempio:
• Berlusconi vorrebbe mitigare, o addirittura abolire,il cosiddetto contributo di
solidarietà, cioè il 5% per chi guadagna più di 90 mila euro e il 10% per chi
sta sopra i 150 mila. A pagare saranno quelli che il fisco già conosce perché
sono contribuenti fedeli. Il Cavaliere, subissato di critiche dalla sua ala
destra o liberale – capeggiata da Martino, che forse si muove però in sintonia
con Berlusconi – vorrebbe mitigare o abolire il contributo. Vittoria sua se ci
riesce.
• Pensioni. Se le pensioni non saranno toccate, cioè se non
si riusciranno a mandare i lavoratori in pensione più tardi, avrà vinto Bossi,
che già oggi si vanta di aver difeso questa categoria di cittadini.
• Se però non si alleggerirà la parte dei tagli relativa ai
trasferimenti a Comuni, Province e Regioni (gli Enti locali) Bossi dovrà
registrare una sconfitta. I leghisti voglio che questo capitolo della manovra
sia o alleggerito o eliminato.
• L’inserimento nella manovra di un aumento dell’Iva di
mezzo punto o di un punto segnerà la sconfitta di Tremonti. Il ministro pensava
di aumentare l’Iva più in là, quando avrebbe avuto bisogno di altri soldi.
Non si diceva che
l’aumento dell’Iva avrebbe provocato una caduta dei consumi e della domanda?
Far passare un bene dal prezzo 120 al prezzo 121
rappresenta un incremento irrisorio. Che cosa dovremmo dire allora del balletto
che si danza intorno al prezzo della benzina senza che nessuno di quelli che
sta in alto dica mezza parola? Ma l’incontro tra Bossi e Berlusconi di questa
sera ha anche un altro significato, più squisitamente politico.
Quale?
Dimostrare che il segretario del Pdl, Angelino
Alfano, conta poco o niente. Alfano in questi giorni è andato in giro col
cappello in mano per mettere d’accordo le varie anime del Pdl e della
maggioranza. A quanto pare è stato ricevuto con sorrisi d’incoraggiamento e pacche
sulle spalle il cui significato era: ragazzo ci sei simpatico, ma noi trattiamo
direttamente col Capo.
E il Capo è sempre Berlusconi.
Appunto. E anche in questo caso non si sa quanto di
questo atteggiamento non sia ispirato dallo stesso Cavaliere, il quale, nel
momento stesso in cui ha nominato Alfano segretario del partito, s’è mosso
perché il ragazzo non si montasse troppo la testa. Quindi, a meno che i mercati
non ci diano una sveglia sin da stamattina (specialmente in termini di
differenziale tra Bund e Btp), dobbiamo fare la fatica di leggere le battaglie
intorno alla manovra non come una normale dialettica di persone tese a trovare
il miglior modo per fare il bene del paese, ma come la solita, estenuante
partita a scacchi per logorare e/o far fuori il nemico. Berlusconi e parecchi
altri nel Pdl non vedono l’ora che Tremonti si tolga di mezzo. Tremonti d’altra
parte è tornato il cocco della Lega. Bossi pensa a perdere il minor numero di
consensi possibili, parla quasi da oppositore e tira colpi dove capita,
cercando di finire sulle prime pagine dei giornali. Ha problemi anche lui, al
suo intern la base lo fischia, Maroni aspetta il momento giusto per prendere
il suo posto
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 29 agosto 2011]