La Gazzetta dello Sport, 27 agosto 2011
Ultime notizie dalla Libia. Gheddafi non si trova in una buca del quartiere Abu Salim di Tripoli, ma forse a Sirte, la sua città natale
Ultime notizie dalla Libia. Gheddafi non si trova in una buca del quartiere Abu Salim di Tripoli, ma forse a Sirte, la sua città natale. Un bunker della città, dove potrebbe essersi rifugiato il colonnello, è stato bombardato da tornado inglesi GR4, levatisi in volo dalla base di Marham a Norfolk. Sono stati sparati missili storm shadow. Il ministro della difesa britannico ha spiegato: «Non è questione di trovare Gheddafi, ma di assicurare che il regime non abbia la capacità di continuare la guerra contro il popolo libico». Frattini ha detto che l’ipotesi Sirte sta in piedi: il 5% del paese – secondo lui – è ancora in mano ai lealisti e Sirte sta in questo cinque per cento. Su Gheddafi c’è anche una dichiarazione dell’ambasciatore libico in Italia, Abdulhafed Gaddur: «Gheddafi ama troppo la vita, lascerà combattere gli altri e cercherà di fuggire, ma non so se riuscirà. Trovarlo sul campo di battaglia sarà difficile. Aveva sicuramente già preparato la fuga quando era al potere».
• Se lo trovano che gli fanno?
Non credo che vogliano catturarlo vivo. Gheddafi sa
un sacco di cose su tutti, ha fatto affari e porcherie con tutti, un tribunale
può essere una formidabile tribuna, nessuno al mondo ha interesse a farlo
parlare. Io dico che se lo trovano, lo ammazzano, magari «per sbaglio». Se non
lo ammazzano subito, lo faranno sparire dopo. Non c’è paragone, da questo punto
di vista, tra la pericolosità, per esempio, di Saddam e quella di Gheddafi.
Leggo che è in corso adesso una discussione se si debba processare
eventualmente in Libia o se sia meglio portarlo davanti al tribunale
internazionale dell’Aja. Saddam se lo sono cucinato gli iracheni e l’hanno
messo a morte senza far uscire memoriali, confessioni o altro (lì quelli più a
rischio rivelazioni erano proprio i Bush). Il nostro ministro degli Esteri
Frattini dice che sarebbe meglio portarlo all’Aja, dove potrebbero imputargli i
crimini contro l’umanità di cui s’è effettivamente macchiato, cosa che non sarebbe
possibile a Tripoli. Sa che scappandos’è portato dietro il boia di Lockerbie?
• Chi sarebbe?
Abdel Basset Ali al-Megrahi. Mise una bomba nel vano bagagli
del volo Pan Am 103A da Londraa
New York facendolo esplodere sopra la cittadina di Lockerbie in Scozia. Era il
21 dicembre 1988. Morirono tutti: 243 passeggeri, 16 membri dell’equipaggio e
11 paesani le cui abitazioni furono distrutte dalle ali staccatesi quando
l’aereo era a terra e trasformate in proiettili che polverizzarono le case
colpendole a una velocità di 800 chilometri l’ora. Pazzescamente, i passeggeri
che s’erano legati bene con le cinture di sicurezza non morirono per lo
scoppio, ma durante la caduta quasi in verticale perfetta da 6.000 chilometri
d’altezza (due minuti di discesa). Questo Megrahi, un ufficiale dello
spionaggio libico, responsabile materiale di un simile orrore, fu consegnato da
Gheddafi, dopo una lunga trattativa, alle autorità scozzesi. Era il 1999. Dieci
anni dopo il boia, benché condannato all’ergastolo, venne riconsegnato ai
libici dato che aveva ufficialmente il cancro e tre mesi al massimo di vita.
Era tutta una balla, il rais lo sistemò in una villa e adesso se lo porta
dietro. La responsabilità personale di Gheddafi nell’attentato è stata
confermata l’anno scorso dal ministro libico Jeleil.
• Ho letto che anche Hana, la figlia adottiva che
tutti credevano morta a 9 anni sotto il bombardamento americano del 1986, è
invece viva.
Sì, lo scrive l’Irish Times. Gli insorti che sono
entrati a Bab al-Azizia dicono di aver trovato i suoi documenti, da cui
risulterebbe che è viva, e s’è laureata in medicina a Londra. Ma a quanto pare
non è neanche una notizia: nel mondo diplomatico, nel mondo di quelli che
contano lo sapevano tutti. Le doppie e le triple verità non riguardano mica
solo il leader libico, che è la ragione per la quale se lo catturano lo
terranno in vita solo il tempo per fargli le fotografie, possibilmente
umilianti.
• Altro problema: l’emergenza sanitaria.
Al Jazeera ha mandato in onda un servizio tremendo
sull’ospedale del quartiere Abu Salim, che fino all’altro giorno era in mano ai
lealisti. Cadaveri fin dall’ingresso, morti nei letti e per terra, tutti uomini
a cui non è stato possibile o non si è voluto prestare soccorso. In mezzo al
tanfo della putrefazione, anche qualche sopravvissuto. È difficile però
trasportare costoro in una struttura bene o male funzionante perché sui tetti
ci sono ancora i cecchini del rais che sparano. Più in generale, tutta la
situazione sanitaria è drammatica. Mancano materiale chirurgico, materiale
radiologico, anestetici e presidi diagnostici. In molti casi i cadaveri
continuano a restare sulle strade aumentando il rischio di epidemie. Le
associazioni di volontariato lanciano appelli perché si inviino al più presto
uomini e mezzi, prima che il contesto diventi catastrofico.
• Sul terreno?
I ribelli libici hanno preso Bu Kammash, vicino al
confine tunisino. I lealisti hanno bombardato l’aeroporto di Tripoli, mostrando
di non essersi ancora arresi
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 27 agosto 2011]