La Gazzetta dello Sport, 23 agosto 2011
Si dà la caccia a Gheddafi, in un teatro di guerra che sembra aver definitivamente designato vincitori e vinti
Si dà la caccia a Gheddafi, in un teatro di guerra che sembra aver definitivamente designato vincitori e vinti. I ribelli sono addirittura nella Piazza Verde, prossimamente ribattezzata Piazza dei Martiri, il luogo da cui Gheddafi arringava la folla, a soli tre chilometri dalla Bab al-Azizia, il bunker di Gheddafi. Però un 15-20% di Tripoli è ancora in mano ai lealisti, che difendono piuttosto strenuamente l’ultima ridotta. Ieri sera si diceva che le forze Nato stavano aspettando la notte per ricominciare con i bombardamenti. Molte delle foto arrivate sui computer delle redazioni, e che mostrano gente in festa, si riferiscono a Bengasi e non a Tripoli, come scritto da quasi tutti. Pure festeggiamenti ci sono stati nella Piazza Verde, a partire dalle dieci di domenica sera. Bisogna come al solito maneggiare con la massima cautela le fonti. I ribelli sostengono di non aver trovato quasi resistenza, il famoso anello d’acciaio che doveva contendere lo spazio della città metro per metro, si sarebbe dissolto lasciando campo libero ai nuovi libici. Altre fonti, specialmente russe, sostengono invece che è stato un bagno di sangue: un intenso bombardamento Nato, che ha ucciso numerosi civili, ha spianato la strada ai ribelli e, secondo queste fonti, ha raso al suolo mezza città. Nella prima versione i morti sarebbero 130 o forse 350. Nella seconda 1.500 con 5.000 feriti. Le fonti gheddafiane drammatizzano anche il blocco dei giornalisti all’hotel Rixos. Ci sarebbero inviati chiusi nei sotterranei e comunque i ribelli impedirebbero loro di uscire e sarebbero decisi a giustiziarne alcuni. Gli inviati di Cnn e Bbc, via Twitter, fanno sapere di trovarsi comunque in una situazione complicata, all’interno dell’albergo è stata tolta la luce, fuori si sentono crepitare i kalashnikov. Almeno un giornalista è però uscito a vedere quello che succedeva: si tratta di Lorenzo Cremonesi, del Corriere della Sera, la cui macchina è stata colpita mentre si trovava al telefono con la redazione on line. Era a un chilometro dalla Piazza Verde e sta bene. Hala Misrati, la conduttrice tv che aveva promesso davanti alle telecamere, pistola in pugno, di esser pronta a morire per Gheddafi, è stata arrestata. I ribelli si sono impadroniti della tv di stato, che per il momento ha cessato di trasmettere.
• Il punto è dove si trova Gheddafi.
La Nato ha intensamente bombardato il bunker di Bab
al-Azizia. Una voce dice che sta nel bunker, i cui sotterranei si estendono chi
sa fino a dove (è la tesi che ha più probabilità di essere vera). Secondo altri
si trova su uno yacht in mezzo al mare oppure è chiuso e protetto
nell’ambasciata di Venezuela (Chávez ha pubblicamente pregato per lui) o anche
due aerei sudafricani effettivamente fermi in pista all’aeroporto di Tripoli
sono pronti a portarlo in Angola, nello Zimbabwe o a Caracas (i sudafricani
hanno smentito). Il suo ex braccio destro Jalloud, fuggito nelle ultime ore e
passato a Roma in direzione forse del Qatar, ha detto a Lucia Annunziata, su Raitre,
che Gheddafi ormai non può uscire dal luogo in cui s’è rinserrato, a meno di un
accordo internazionale. E, a parer suo, non ha abbastanza coraggio per
togliersi la vita da sé.
• L’altra incognita è che succederà dopo.
Il capo del Cnt (Consiglio Nazionale di Transizione)
promette democrazia, processi giusti e relazioni internazionali privilegiate
con i paesi che hanno aiutato la rivoluzione.
• Bisogna credegli?
La comunità internazionale, oppressa dalla crisi
finanziaria, sembra intenzionata a muoversi e a spendere il meno possibile,
americani in testa. Quelli di Bengasi accetteranno di sottomettersi a Tripoli?
Come mettere d’accordo le tribù libiche, assetate di petrolio? La guerra civile
come esito, purtroppo, non può essere scartata.
• L’Italia?
Berlusconi ieri ha auspicato la resa di Gheddafi. Le aziende
che hanno interessi in Libia, o comunque nell’energia, sono fortemente risalite
in Borsa (le Borse ieri hanno vissuta una fase di buoni rialzi). Il ministro
Romani ha annunciato un provvedimento per aiutare le imprese che hanno avuto
danni laggiù. La Russa ha detto che tutti i patti sottoscritti con Gheddafi
avranno di nuovo valore col nuovo governo (riconosciuto ieri anche da Egitto e
Tunisia). L’Inghilterra e la Germania si accingono a sbloccare i beni libici
custoditi nelle loro banche, mettendoli a disposizione dei nuovi governanti per
la ricostruzione.
•
Quanti soldi saranno?
Westerwelle, ministro degli Esteri tedesco, ha detto che per
quanto riguarda il suo paese si tratta di 7 miliardi di dollari.